Istruzione formato bonsai: tutta tagli e potature

Cristina Montini
Di Cristina Montini

Aumentano gli studenti, ma diminuiscono classi ed insegnanti. I dati confermano quanto sospettavamo lo scorso anno, all'indomani dell'approvazione del decreto legge 133. Legambiente ha analizzato l’andamento del sistema scolastico in Italia in 8 anni di tagli e riforme. I dati non sono rassicuranti, ma ce lo aspettavamo: 37.876 alunni in più, ma 36.218 docenti e 4.945 classi in meno.


RIDIMENSIONAMENTO – Iniziamo con la riduzione delle strutture scolastiche che solo nello scorso anno hanno visto il taglio di 322 istituzioni, frutto di un piano di ridimensionamento che nell’arco di otto anni ha portato all’aggregazione ad altri istituti di ben 1.125 scuole che prima erano autonome. Sebbene tali tagli si siano resi necessari per ridurre gli sprechi, nel Rapporto 2009 viene comunque sottolineato che la chiusura di strutture cosiddette “sottodimensionate”, in particolare nella scuola primaria, sia da considerarsi un fattore di rischio per lo spopolamento dei piccoli comuni.

GLI INSEGNANTI SONO IN BILICO… – Ora, invece, passiamo ad una delle note più dolenti che interessano la scuola nel nostro paese, ovvero il precariato. In 8 anni, dal 2002 al 2010 le nostre scuole hanno perso 29,302 docenti di ruolo e durante l’anno scorso i docenti precari arrivavano a 130.835 (che equivale al 15,66% sul totale degli insegnanti) e di questi, ben 110.553 hanno perso il loro posto di lavoro con la fine dell’anno scolastico. Tra gli insegnanti di sostegno la situazione è addirittura peggiore dato che il 43,80% è precario. Il personale ATA non se la vede meglio anche perché è stato il primo ad essere investito dall’ondata di tagli. Su questo punto, però, Legambiente si sofferma per chiarire che “Il precariato rappresenta uno svilimento della figura professionale dell’insegnante” ammonendo, quindi, sul rischio che questi consistenti tagli possono comportare.

… E GLI EDIFICI PURE – Notizie non incoraggianti anche per quanto riguarda la sicurezza degli edifici scolastici, la maggior parte dei quali sono stati costruiti prima del 1974, anno in cui è entrata in vigore la normativa antisismica. I fondi messi a disposizione dalla Finanziaria 2009 per la messa in sicurezza di tali edifici sono stati ulteriormente ridotti rispetto agli anni precedenti e, in questo modo, sarà difficile, se non impossibile rispettare le norme vigenti. Si parla di una delibera del CIPE che prevede l’investimento di circa un miliardo di euro per finanziare l’edilizia antisismica, tuttavia finora questi soldi ancora non sono stati messi concretamente a disposizione.

PIÙ SOLDI SOLO ALLE PARITARIE – Per quanto riguarda i finanziamenti da destinare al potenziamento dell’autonomia e l’arricchimento del Piano dell’Offerta Formativa (POF) nella scuola pubblica, quest’anno si è registrato un calo del 21,66% rispetto allo scorso anno tanto che sono ormai diventati quasi la metà rispetto ai fondi previsti nel 2001 (- 45,77%). Discorso diverso, invece, è quello che Legambiente fa per le scuole paritarie sostenendo che dal 2001 ad oggi i fondi previsti sono passati da 332.079.682 a 561.262.070, prevedendo incentivi e benefit per chi sceglie di mandare i figli alle scuole paritarie.


OCCORRE INVESTIRE! – Analizzando questi dati, Vanessa Pallucchi, responsabile scuola e formazione di Legambiente, parla di una “dieta imposta alla scuola pubblica” che è assolutamente controproducente e, continua dicendo che la scuola “È un’istituzione in crisi che necessita di una politica di riduzione degli sprechi e di gestione delle risorse in maniera più razionale, ma soprattutto è un’istituzione che ha bisogno di investimenti perché continui a rappresentare un diritto ed un’opportunità per tutti”. Anzi, nel Rapporto 2009 di Legambiente si fa riferimento proprio ad un recente studio della Banca d’Italia che sostiene come “ci siano chiari vantaggi economici nel finanziare un aumento del grado di istruzione dei cittadini italiani, senza contare gli incalcolabili benefici di tipo sociale e culturale”, perché se viene investito in istruzione poi di conseguenza da una parte migliorano le posizioni lavorative grazie all’aumento dei tassi di istruzione della popolazione, e dall’altra diminuiscono i costi legati all’assistenza sociale dei disoccupati.

Se ne volete sapere di più potere cliccare qui per leggere il Rapporto 2009 di Legambiente. E poi diteci cosa ne pensate lasciando un commento

Cristina Montini

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