Studenti sotto accusa, i prof: "non sanno scrivere in Italiano!"

Andrea Carlino
Di Andrea Carlino

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Molti studenti universitari scrivono male in italiano e non c'è più tempo da perdere, bisogna intervenire. Sono oltre seicento i docenti universitari, tra loro accademici, storici, filosofi, sociologi ed economisti che lanciano l'allarme a governo e parlamento.
Le adesioni sono arrivate in gran numero: nella lunga lista, tra gli altri, anche dai filosofi Massimo Cacciari e Roberto Esposito, dagli storici Ernesto Galli della Loggia e Luciano Canfora, dai costituzionalisti Carlo Fusaro e Paolo Caretti, diversi i rettori. L'iniziativa è del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità.

La lettera dei professori

"È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente”: comincia così la lettera indirizzata a presidente del Consiglio, ministra dell'Istruzione e Parlamento, fatta girare tra i docenti per raccogliere le firme.
"Da tempo - si legge nella lettera - i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana". Secondo i docenti, il sistema scolastico non reagisce in modo appropriato, "anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico".
"Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all'aggiornamento degli insegnanti, ma - si fa notare - non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema. Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti, oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né l'impegno degli insegnanti, né l'acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti".

L'intervento della ministra

Sull'argomento è intervenuto il ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli. In un'intervista a "La Repubblica", Fedeli si dice pronta a intervenire: "Stiamo organizzando un po' di cose. Non siamo all'anno zero. Con 180 milioni di euro rafforzeremo le competenze e combatteremo le disuguaglianze. Rilanceremo la figura di De Mauro, attiveremo uno studio vivo del suo pensiero didattico. Organizzeremo una promozione dei libri extrascolastici e con la Federazione della Stampa porteremo i giornali nelle classi. La scuola, va detto, non può fare tutto, anche l'università deve farsi carico del problema della lingua scorretta".
Incontrerò a breve i promotori della raccolta delle seicento firme, ascolterò da loro quali sono i punti di crisi. Mi do quindici giorni di tempo, poi partirà il primo avviso pubblico per le competenze di base", prosegue il ministro, per il quale il primo punto di crisi è "la scuola media, un problema conosciuto. Le elementari, in Italia, funzionano. E' alle medie che dobbiamo far crescere la lettura, la scrittura, la capacità di sintesi. I nostri docenti delle superiori e gli esperti dell'invalsi ci aiuteranno a capire. Abbiamo due deleghe aperte in parlamento, sistema di valutazione e reclutamento. Se saremo rapidi si possono fare miglioramenti per metà marzo".
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