Carfagna: niente burqa a scuola

In Italia la donna è libera e ha pari opportunità: è questo il concetto che vuole affermare il Ministro Mara Carfagna con la proposta di una nuova legge che vieterebbe l’uso del burqa e niqab nelle scuole. Nessuna forma di sottomissione femminile può essere accettata e, da qui, l’intenzione di intervenire su quei “costumi” che potrebbero essere considerati un simbolo di subordinazione.

COSA SONO? - Prima di addentrarci nella notizia, capiamo di cosa stiamo parlando. Il burqua è quel vestito che copre la donna dalla testa ai piedi, che prevede solo una retina forellata per permettere alla donna di vedere. Il niqab
è invece il tradizionale velo islamico che copre tutta la faccia lasciando però gli occhi scoperti.

IL BURQA SARA’ FUORI LEGGE - Il Ministro per le Pari opportunità ha lasciato intendere ieri, durante il convegno organizzato dall’Associazione Acmid-Donna Onlus, che considera necessario un provvedimento legislativo che vieti, nelle nostre scuole, la possibilità per le studentesse, di indossare il burqa o il niqab in quanto, secondo la stessa dichiarazione della Carfagna “simboli di sottomissione della donna e ostacolo a una vera politica di integrazione. Non in quanto simboli religiosi, come, per esempio, il velo, bensì - ha precisato - per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l'istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione”.

A SCUOLA NON C’E’ POSTO PER LE DISCRIMINAZIONI - La motivazione che sta alla base di tale decisione, secondo il Ministro, si fonderebbe sul fatto che le scuole sono il luogo per eccellenza deputato all’integrazione e all’emancipazione. Secondo questo principio, quindi, è proprio dalla scuola che è necessario eliminare ogni pretesto atto a far nascere qualsiasi tipo di discriminazione. E secondo la Carfagna, il manto che lascia scoperti solo gli occhi delle donne musulmane, potrebbe minare questo naturale e necessario processo di integrazione femminile. Il ministro Mara Carfagna ha, inoltre, tenuto a sottolineare che “tutti devono sapere che in questo paese le donne godono pari diritti con gli uomini e che non c'è spazio per una cultura o forme religiose che vogliono confinare le donne in uno stato di inferiorità e soggezione”.

COSA NE PENSIAMO - Fin qui la notizia, rispetto alla quale ciascuno può esprimere la propria opinione. Skuola.net la propone non per accendere un dibattito xenofobo (i commenti di questo tipo saranno cancellati), ma per riflettere insieme su un tema estremamente importante. Innanzitutto non dobbiamo dimenticare che in Francia esiste già una legge del tutto analoga, che ha portato anch'essa con sé un mare di polemiche. Dal nostro punto di vista, una norma del genere in uno stato di diritto come il nostro è giusta e andrebbe applicata anche al di fuori delle scuole, perché un cittadino, indipendentemente dalla sua cultura, deve essere sempre identificabile per ovvi motivi di pubblica sicurezza. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che in Afghanistan i terroristi (uomini) si nascondevano sotto il burqa per non farsi identificare ai controlli di sicurezza. Il principio dell'identificabilità deve valere sia per il burqa sia per i capi di abbigliamento che abbiamo un effetto analogo come le felpe da guerriglia urbana con il cappuccio che copre tutto il volto ad esclusione degli occhi.

NO GUERRE DI CULTURA - Infatti proprio perché siamo in uno stato di diritto, la Costituzione non ci permette di entrare nel merito delle scelte ideologiche del singolo. Nel contempo la Costituzione impone al cittadino di rispettare le leggi dello Stato, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose, ideologiche o politiche. A nostro avviso l'intervento del Ministro non è corretto, perché pone la questione del burqa come una questione culturale, sulla quale lo stato non ha il potere di intervenire. Viceversa lo stato deve agire su tutti gli effetti di una cultura del singolo che posso arrecare danno alla società o ai diritti fondamentali dell'uomo. Quindi è corretto porre la questione del burqa/niqab come un problema di pubblica sicurezza, meno pensare che questo tipo di norme servano per cambiare la mentalità delle persone che la pensano diversamente dalla cultura dominante. Le battaglie culturali, da che mondo è mondo, non vincono mai attraverso il proibizionismo.

Voi cosa ne pensate della proposta avanzata dal Ministro Carfagna: siete d’accordo o no? Lasciate il vostro commento!

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