Sbadati digitali: sempre online, ma senza sicurezza

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Di francesca_fortini

gli sbadati digitali: sempre online, ma senza sicurezza

Si chiama Security of the Digital Natives la ricerca realizzata dal Tech and Law Center in collaborazione con molte università, tra le quali in particolar modo la Bicocca di Milano. I 1012 studenti coinvolti, iscritti in 15 diversi Atenei italiani, hanno reso pubbliche le proprie abitudini digitali, dando una panoramica di quella che viene chiamata, appunto, la generazione dei nativi digitali. O piuttosto degli sbadati digitali, vista la loro propensione a non preoccuparsi per la propria sicurezza in rete: app scaricate senza leggere i permessi, stessa password per tutte le applicazioni, poca abitudine ad effettuare il log out. E, alla base di questa poca attenzione, ci sarebbe una scarsa conoscenza di quelli che sono gli effettivi rischi del web. Proprio per sensibilizzare i ragazzi ad un uso corretto della rete la Polizia Postale ha lanciato alcuni mesi fa l’iniziativa Una Vita da Social, che questa settimana si concluderà con la tappa di Milano.

SICUREZZA ONLINE, QUESTA SCONOSCIUTA – I dati del centro di ricerca Tech and Law Center parlano chiaro: i nativi digitali sono all’oscuro dei rischi che corrono quando navigano su internet e preferiscono la rapidità e l’usabilità alla sicurezza. L’avvocato esperto in nuove tecnologie Giuseppe Vaciago, che ha presentato la ricerca questo sabato al Wired Next Fest, ha giudicato i risultati sconfortanti: “Gli studenti universitari sono sempre connessi ma sono poco attenti alla sicurezza- ha spiegato -tutti sono abbastanza preoccupati, hanno una reale percezione del problema, ma in maniera indefinita”.

I DATI DELLA RICERCA – Un ragazzo su 3 è sempre connesso ai Social Network, questo era già stato rilevato da un’indagine di Skuola.net, che aveva anche evidenziato come il 38% dei giovani, pur di non perdere il contatto con la virtualità, utilizzi qualsiasi tipo di supporto, dallo smartphone, al pc fisso, al tablet. E la ricerca della Bicocca lo dimostra, sottolineando numerosi altri aspetti del rapporto tra i più giovani e la tecnologia digitale. Il 41,8% dei partecipanti alla ricerca dichiara, ad esempio, di utilizzare tutte le applicazioni, anche quelle che richiedono inserimento di una password, anche se connessi ad una rete WI-FI libera, ignorando il reale pericolo di intrusioni esterne. Addirittura il 76%, inoltre, non effettua il log out dalle applicazioni, non considerando che, in caso di furto dello smartphone, tutte le informazioni personali presenti sui social potranno essere utilizzate da chiunque. Perché, dunque, tutta questa disattenzione? “Non siamo abituati alla sicurezza online perché non abbiamo gli schemi mentali che ci consentono di pensare alle possibili conseguenze”, ha spiegato il professore di filosofia alla Bicocca Andrea Rossetti in occasione della presentazione della ricerca.

UNA VITA DA SOCIAL – Il truck della Polizia Postale è arrivato stamattina a Milano, dove concluderà il tour di Una Vita Social. Scopo dell’iniziativa è proprio quello di sensibilizzare i ragazzi, in questo caso delle scuole secondarie di primo e secondo grado, all’importanza della sicurezza in rete e ai rischi che si corrono restando sempre connessi sui Social Network. "L'iniziativa è nata principalmente contro il cyberbullismo - ha spiegato il Capo della Polizia Alessandro Pansa - ovvero contro forme di bullismo esasperate che, allargandosi a un numero indeterminato di soggetti, rendono la vittima più debole e possono portare spesso a gesti inconsulti".


Francesca Fortini

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