Dare un voto ai presidi? Ecco perchè sarebbe giusto

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

valutazione presidi intervista a rusconi

Mario Rusconi, vicepresidente nazionale dell’Associazione Nazionale Presidi, commenta le ultime disposizioni sulla valutazione dei dirigenti e ammonisce: non sia mero adempimento burocratico in un'intervista rilasciata al portale OrizzonteScuola.it.

Rusconi, qual è il suo commento alla direttiva del Miur?
“Come ho avuto modo di ribadire anche in altre occasioni, siamo abbastanza favorevoli all’impostazione decisa dal Miur, poiché la valorizzazione di qualsiasi categoria professionale, specie se apicale, deve necessariamente passare attraverso un’attenta valutazione del suo operato; pensare di raggiungere una considerazione sociale o congrui livelli di retribuzione senza questo passaggio è follia. Tuttavia abbiamo alcune perplessità che speriamo possano essere fugate nel corso dell’elaborazione effettiva delle specifiche tecniche della direttiva. La prima di queste riguarda il numero degli ispettori che entreranno a far parte dei nuclei di valutazione, anche se è stato di recente raddoppiato”.

Allude agli ispettori pro tempore? Come sono stati selezionati?
“Sì. Gli ispettori pro tempore ricopriranno un ruolo delicatissimo, molti ne saranno senz’altro all’altezza, ma non dobbiamo dimenticare che sono stati selezionati senza concorso, sulla base del solo curriculum e, duole dirlo, talvolta anche di qualche segnalazione politica. Ricordo che ogni nucleo di valutazione sarà formato da un dirigente scolastico in servizio – auspichiamo che non sia proveniente dalla stessa regione o almeno provincia dei colleghi da valutare -, da un esperto di valutazione e da ispettori tecnici o pro tempore con incarico triennale”.

Mario Rusconi è stato anche a Skuola.net qualche tempo fa, guarda il video

Si è fatto un’idea di come lavoreranno i nuclei di valutazione?
“Innanzitutto dovranno tenere conto delle indicazioni della Legge 107, che sottolinea molto chiaramente che i presidi dovranno essere valutati per le loro competenze gestionali e organizzative, per come hanno saputo valorizzare il personale docente e impiegatizio del loro staff, per le azioni che hanno intrapreso sul territorio e che hanno contribuito al miglioramento dei risultati della scuola, in termini di offerta formativa e di performance degli studenti”.

Secondo lei sarà facile tenere conto di tutti questi parametri?
“Non sarà affatto facile, ma rappresentano senz’altro un’indicazione utile perché non si scada nel soggettivismo. Per quanto riguarda le modalità, confidiamo che i nuclei di valutazione non considerino il loro lavoro un mero adempimento burocratico, ma ci auguriamo che sappiano scendere in profondità anche attraverso colloqui diretti con gli interessati - punto che purtroppo non è stato ancora chiarito”.

Prima ha citato il miglioramento dell’offerta formativa e la valorizzazione degli insegnanti. La Legge 107 sembra aspettarsi molto dai dirigenti su questo punto.
“Forse troppo, è proprio a questo proposito che io ravviso una vera e propria discrasia: l’offerta formativa è concretizzata soprattutto dall’impegno degli insegnanti, che tuttavia non vengono valutati. In diverse occasioni è anzi emersa tutta la loro refrattarietà, cosa che continua a sembrarmi un paradosso o un ossimoro: proprio gli insegnanti che utilizzano quotidianamente la valutazione hanno paura di sottoporsi ad essa”.

Diverse indagini svolte da associazioni professionali e sindacali hanno, tuttavia, più volte messo in evidenza la non contrarietà dei docenti italiani alla valutazione, che accetterebbero volentieri in cambio di un vero percorso di carriera o quanto meno di retribuzioni in linea con quelle degli altri Paesi Ue.
“Il malcontento è un dato strutturale della classe docente italiana, la mia pluridecennale esperienza nel mondo della scuola mi consente di testimoniare che nessun progetto di riforma ha mai riscosso il favore e il consenso degli insegnanti, dai tempi della Falcucci a quelli della Giannini, passando per Berlinguer, Moratti e Gelmini. Tuttavia credo che prima di lamentarsi della loro retribuzione gli insegnanti dovrebbero considerare una serie di fattori favorevoli che nessun’altra categoria professionale può vantare, come i lunghi periodi di ferie e un orario di servizio che lascia a disposizione molto tempo libero”.

Molti insegnanti ci dicono che le loro ferie sono più che altro un periodo di convalescenza, visti i problemi e i tanti stress che la società carica oggi sulle loro spalle.
“Vogliamo forse dire che anche i metalmeccanici non avrebbero diritto a periodi di recupero più lunghi di quelli che contrattualmente hanno? Parliamoci chiaro, il patto scellerato ‘ti do uno stipendio basso ma ti faccio lavorare poco’ poteva funzionare fino a quando la scuola non era gravata dai problemi di oggi. Adesso lo Stato dovrebbe ripensare al docente come a un professionista di serie A, disegnando per lui un percorso di carriera omologo a quello delle altre professioni”.

La 107 su questo non ha dato risposte.
“E’ vero, non le ha date, ma almeno ha tentato di differenziare l’impegno dei docenti col bonum. Trovo negativo che oggi le forze sindacali si stiano adoperando per una distribuzione a pioggia delle somme destinate agli incentivi”.

La contrarietà dei docenti al bonus nasce dal fatto che viene percepita come una mancetta che nulla ha a che vedere con la valorizzazione della loro professione o con un’ipotesi di carriera.
“Ripeto, quanto meno è un inizio. Non voglio dire che nessuna critica alla 107 abbia una base reale, ma di sottofondo mi sembra ci sia sempre l’idea che il lavoro degli insegnanti non possa essere valutato perché è un lavoro ‘artistico’”.

Dal Governo ultimamente sono arrivati segnali contrastanti (da un lato il bonus dall’altro la stabilizzazione dei precari delle Gae), è legittimo avere le idee un po’ confuse.
“L’immissione in ruolo dei precari è stata senz’altro un’opera meritoria dal punto di vista sociale, poiché ha ridotto di molto il numero dei precari, ma non mi pare che siano ancora partiti i massici corsi di aggiornamento che il Ministero ci aveva promesso per sopperire alla mancanza di una selezione in ingresso. Ricordiamoci sempre che una scuola che non abbraccia la valutazione è una scuola antidemocratica: proprio gli studenti che vengono da contesti socio-culturali più depressi, se non trovano a scuola un personale di alto livello rischiano di vedere molto ridotte le loro possibilità di recupero e di ascesa sociale”.

Su un altro piano, che cosa pensa delle indiscrezioni secondo cui il Miur si starebbe preparando a cancellare la terza prova dall’esame di Stato per sostituirlo con una prova nazionale, uguale per tutti, da farsi tra aprile e maggio? In questo modo di riusciranno davvero a testare le competenze acquisite nei tredici anni di scuola prima dell’Università?
“Questo accertamento delle competenze di cui si sta parlando mi sembra alquanto nebuloso. Non vedo poi perché non dovrebbe contare ai fini della definizione del voto di maturità: sarebbe proprio l’ ora di verificare se a Catanzaro i ragazzi sono tutti più intelligenti e studiosi di quelli di Milano!”.

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