Ora di islam a scuola:pro e contro

Cristina Montini
Di Cristina Montini

Introduzione dell’ora di religione islamica da scegliere in modo facoltativo e alternativo rispetto a quella cattolica in tutte le scuole, sia pubbliche che private. È questa la proposta di Adolfo Urso, viceministro per lo Sviluppo Economico, avanzata come strumento per garantire la libertà di religione e l’uguaglianza di trattamento dei molti studenti islamici che frequentano le scuole italiane. Un’idea che ha scatenato un clima denso di opinioni contrastanti e diatribe.

L’ORA D’ISLAM, ECCO PERCHE’ - Secondo il Viceministro Urso, lo scopo dello studio della religione islamica nelle scuole sarebbe, non certo quello di “combattere l’Islam, ma il fondamentalismo prima che esso abbia la meglio sulla nostra società”, precisando, inoltre, che l’insegnamento dovrebbe essere affidato a “docenti riconosciuti italiani, al limite anche imam a patto che abbiamo i requisiti e siano registrati in un apposito albo”. Una proposta che, come abbiamo già accennato, non ha tardato a scatenare numerose polemiche a cui il Viceministro ha replicato affermando che la sua non vuole essere una provocazione, bensì nient’altro che la realizzazione di una ipotesi “esplicitamente prevista dalla legge di attuazione del Concordato del 1929 e confermata dalla revisione del 1984. Ed è ciò che propose sua Santità già tre anni fa per le scuole tedesche”.

SI… FORSE - Nel panorama politico c’è, da una parte, chi si è mostrato subito favorevole ad un intervento di questo tipo, come il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha parlato di “Una proposta di buon senso, per nulla scandalosa” e, accanto a questi chi, pur non respingendo totalmente l’idea dell’ora di religione islamica, ha avanzato qualche remora. Ad esempio, D’Alema, del Pd, anche se parzialmente d’accordo, ci ha tenuto a precisare che “in un mondo ideale sarebbe opportuna un’ora di insegnamento di tutte le religioni insieme”. Diversa è la motivazione che Casini da per la sua perplessità nei confronti di tale proposta. Il leader dell’Udc ha affermato che “In Italia bisogna salvaguardare sempre i principi di libertà di religione. Ciascuno, musulmano o di altra religione che sia, deve poter professare la propria fede, ma le istituzioni pubbliche devono soprattutto valorizzare l’identità cristiana del nostro Paese” e continua dicendo che “l’idea dell’onorevole Urso è senz’altro generosa, ma rischia di essere avventata”.

GIOVANARDI: ECCO I MIEI 4 NO - Ma dalla parte del no è anche il senatore Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che in una intervista al Giornale ha illustrato le sue 4 motivazioni per cui l’idea avanzata da Urso sarebbe sbagliata. Prima di tutto, ha detto Giovanardi, “I figli dei musulmani che vivono nel nostro Paese non devono essere separati dagli altri ragazzi. L’ora di islam a scuola si trasformerebbe immediatamente in una sorta di ghetto”; inoltre, ha affermato la necessità per ogni straniero che decide di vivere e inserirsi in modo stabile nel nostro Paese, di “conoscere la nostra cultura, che affonda le sue radici nella cristianità […] non sto dicendo che dovrebbe convertirsi all’islamismo ma che dovrebbe conoscere il Paese dove ha scelto di vivere. Senza conoscenza non c’è integrazione possibile”. Il terzo motivo per il suo deciso “no” riguarda il problema di come scegliere gli insegnanti “adatti” e, soprattutto quale islam insegnare, esistendo le correnti sciita, sunnita e halawita, molto diverse tra loro e nessuna che possa essere considerata ufficiale in modo esclusivo. Ed infine, il quarto motivo per Giovanardi sta nel fatto che, introducendo l’ora di religione, “Si dovrebbe dare diritto d’accesso nella scuola pubblica ad insegnanti di tutte le religioni”, vale a dire che allora dovrebbe esistere anche l’ora del buddismo, l’ora dell’induismo ecc., soluzione complessa e forse, impraticabile.

LA CHIESA CATTOLICA SEMBRA DIVISA - E poi, ovviamente c’è la posizione della Chiesa, che però non sembra essere univoca. Se, infatti, il cardinal Martino aveva già in passato pensato ad un’ora di Corano a scuola e oggi sostiene che, con i debiti controlli, “eviterebbe che i giovani di religione islamica finissero nel radicalismo”, assolutamente contrario si dichiara Bagnasco che sostiene: “L’ora di religione cattolica, nelle scuole di Stato si giustifica in base all'articolo 9 del Concordato, in quanto essa è parte integrante della nostra storia e della nostra cultura”; una “disciplina culturale” quindi, diversa dal catechismo.

INTEGRAZIONE: E' UNA SFIDA CHE DOBBIAMO VINCERE- Lo scenario delle opinioni è, quindi, molto variegato a conferma di quanto l’integrazione sia oggi un tema spinoso e di scottante attualità. Non si parla, infatti, solo di religioni, ma con esse ovviamente anche di valori culturali che, con la globalizzazione e il forte processo di migrazione, si trovano a incontrarsi e, inevitabilmente anche a urtare contro i muri dell’ignoranza, del pregiudizio o semplicemente contro la paura di confrontarsi con il “diverso”. L’integrazione è la parola chiave è la sfida che il terzo millennio deve riuscire a vincere, ma il problema è: come?

I RAGAZZI DI COSA HANNO VERAMENTE BISOGNO? - Di fronte alle ormai ben note difficoltà economiche che la crisi ha comportato, ci chiediamo se, invece di pensare ad ore dedicate esclusivamente all’insegnamento di una religione, non ci si possa invece orientare su corsi di lingua italiana per ragazzi stranieri oppure investire risorse su insegnanti di sostegno che aiutino i giovani studenti a superare le loro difficoltà di comunicazione e, di conseguenza, ad agevolare il loro processo di integrazione.

E sicuramente, su questo punto, ci interessa sapere l’opinione di tutti i ragazzi, sia quelli stranieri che si trovano disorientati nel nostro paese e sia quelli “nostrani” che vivono direttamente l’esperienza di amicizie interculturali.Lascia anche tu un commento!

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