Bulli: punizioni esemplari

Cristina Montini
Di Cristina Montini

I fatti di cronaca parlano chiaro: gli episodi di violenza e intolleranza tra ragazzi sono in continuo aumento. Si parla sempre più spesso di bullismo, ma il vero problema ora è stabilire quali siano le soluzioni più efficaci da adottare per porre un freno a questo fenomeno. È in tale clima di preoccupazione che le scuole si arrangiano con punizioni al limite tra l’originale e il discutibile.

PREPOTENTI A SCUOLA MESSI IN MUTANDE DAL PRESIDE - Ad Alba, in provincia di Cuneo, due studenti extracomunitari che frequentano un istituto professionale sono stati i protagonisti di un fatto di sicuro deprecabile, ma allo stesso tempo di una punizione non proprio convenzionale. I due ragazzi, colpevoli di aver infastidito e insultato un loro compagno di scuola disabile e, pare, anche di aver tentato di calargli i pantaloni, sono stati costretti dal dirigente scolastico a rimanere in mutande per circa un’ora nell’ufficio del preside stesso, con tanto di porta aperta affinché tutti dal corridoio potessero vederli. Si è tornati per un momento alla legge del contrappasso o, se vogliamo, all’applicazione pratica del comandamento “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Tuttavia il preside di questo istituto si è poi pentito del castigo inflitto e si è autosospeso. Ora sarà il Cda della scuola a decidere come concludere la vicenda; speriamo, solo, non venga sbracato anche lui!

COSTRETTI A STUDIARE ASSIEME PER IMPARARE A NON LITIGARE - Altra scuola, altra condanna esemplare. Questa volta l’originale provvedimento è stato adottato nei confronti di due studenti di un ITC di Agropoli, a Salerno, che proprio non potevano vedersi l’un l’altro. Continui litigi per futili motivi e così, docenti e genitori, riuniti in una seduta straordinaria del consiglio di classe hanno pronunciato il verdetto: sospensione per 2 giorni dal contesto di classe, vale a dire che per due lunghi giorni i due studenti sono stati costretti a seguire le lezioni da soli in un’aula vicina alla presidenza, lontani dai loro compagni. Ma, finito l’orario scolastico, ognuno a casa propria e liberi di continuare a prendersi in giro? Assolutamente no, perché per una settimana i genitori dei due ragazzi si sono impegnati a farli studiare insieme nelle loro rispettive abitazioni. Comunque sia i due devono proprio esserci andati giù pesante, perché quest’estate li aspetta anche uno “stage formativo” come contabile presso l’azienda dei genitori dell’altro.

PUNIZIONI NON CONDIVISE - Tuttavia non sempre mamme e papà si trovano concordi nei confronti dei provvedimenti punitivi decisi dalla scuola. A Treviso, due ragazzi sorpresi a fare a botte sono stati sospesi per due giorni e la madre di uno di questi si è prontamente rivolta a polizia e carabinieri per denunciare il sopruso ai danni del figlio innocente. Ma le forze dell’ordine non hanno potuto fare altro che invitare la mamma adirata ad approfittare di quei giorni di sospensione per riflettere assieme al figlio sul giusto comportamento da tenere a scuola.

OLTRE 300 EPISODI DI BULLISMO IN UN ANNO - Al di là di questi provvedimenti più o meno originali e alternativi per tentare di mantenere l’armonia e la tranquillità all’interno delle classi ci sono, però, una serie di dati forniti dal Ministero dell’Istruzione che ci portano a riflettere su quanto sia esteso e serio il problema della convivenza civile nelle scuole: in Italia sono oltre 300 gli episodi di violenza che sono stati denunciati in un anno; nel 77% delle scuole si verificano episodi di violenza verbale e nel 63% dei casi avvengono vere e proprie aggressioni fisiche. Numeri che sottolineano l’urgenza di interventi mirati e appropriati, ma di che tipo?

PUNIZIONI ESEMPLARI - Se da una parte potremmo anche ritenere giusta una punizione esemplare perché questa avrebbe il merito di imprimere bene della mente, non solo dei diretti colpevoli, ma anche di quelli che potenzialmente potrebbero assumere dei comportamenti violenti, il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tuttavia ci si deve chiedere fino a che punto la pena debba essere esemplare. L’esempio dei ragazzi lasciati in mutande non è forse prima di tutto un atto umiliante piuttosto che educativo? Inoltre, in barba agli insegnamenti di Gandhi sulla non violenza, non è forse questo un modo di rispondere alla violenza e alla denigrazione con una punizione altrettanto prepotente e offensiva? E non sarebbe invece più appropriata una continua e costante opera di educazione non solo didattica, ma anche comportamentale da svolgere a scuola ad opera degli insegnanti e a casa con il prezioso contributo dei genitori? O esempio di violenza a volte sono gli stessi “grandi” che andrebbero educati?

A voi è mai capitato di essere puniti in modo esemplare per uno sbaglio commesso tra i banchi di scuola? E che insegnamento ne avete tratto? Scrivetecelo commentando l’articolo.

Cristina Montini

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