Il 44% degli studenti cambierebbe scuola

Cristina Montini
Di Cristina Montini

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Circa il 90% degli studenti è soddisfatto della sua esperienza scolastica, ma poi il 44% sostiene che comunque, se potesse tornare indietro, farebbe una scelta diversa. A dirlo è un’indagine condotta da Almadiploma, associazione delle scuole secondarie, che ha chiesto circa 40mila diplomati 2010 di 349 istituti scolastici cosa ne pensano della scuola italiana e della qualità dell’insegnamento ricevuto.

STUDENTI SODDISFATTI - In generale gli studenti si dicono soddisfatti della propria esperienza scolastica e per la precisione il 35% degli studenti è decisamente soddisfatto e 51%, abbassa i toni e si dice moderatamente soddisfatto. È stato chiesto loro anche che cosa ne pensano dei professori e anche in questo caso il giudizio è stato positivo. Insegnanti promossi, dunque, e in particolare l’85% dei diplomati è soddisfatto della loro competenza, il 78% della chiarezza espositiva e della loro disponibilità al dialogo e il 67 per cento è soddisfatto della loro capacità di valutazione.

RIPENSANDOCI, CAMBIEREBBERO SCUOLA - Tuttavia solo il 55% degli studenti rifarebbe la scuola scelta. Poco meno della metà degli studenti italiani, quindi, ritornerebbe sui suoi passi e sceglierebbe un’altra scuola, un altro indirizzo o addirittura entrambe le cose. E senza grosse differenze tra licei, tecnici e professionali.

IN FUTURO CI SI VEDE ALL'UNIVERSITÀ - E cosa pensano di fare del loro futuro i neodiplomati? Il 62% intende iscriversi all’università, l’8% è interessato piuttosto ad attività di qualificazione al di fuori dell’università e il 26% non ha alcuna intenzione di proseguire gli studi. In particolare il 91% dei liceali ha intenzione di andare all’università. Solo il 47 per cento di chi esce dagli istituti tecnici ha intenzione di iscriversi ad un corso di laurea, mentre appena il 24% dei ragazzi che frequentano un professionale sceglierà la via dell’università.

SOGNANO IL POSTO FISSO - Per quanto riguarda il lavoro, le scelte dei ragazzi sembrano andare in controtendenza rispetto alle attuali esigenze del mondo del lavoro. Se le aree che piacciono di più sono marketing, comunicazione, pubbliche relazioni, organizzazione/pianificazione, ricerca e sviluppo, commerciale/vendite e risorse umane, quello che vale la pena sottolineare è la comprensibile speranza dei neodiplomati di trovare un lavoro stabile che permetta di acquisire professionalità e magari anche un bel contratto a tempo indeterminato. Un sogno, dunque, se si pensa alla difficoltà di trovare una occupazione in linea con gli studi fatti, retribuita adeguatamente e stabile. Nella realtà, invece, vanno per la maggiore stage e, nella migliore delle ipotesi, contratti di durata limitata e il mercato del lavoro presume flessibilità e predisposizione a diventare “imprenditori di se stessi”.

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