Presadiretta, il trasporto pubblico è da inchiesta

Lorena Loiacono
Di Lorena Loiacono

trasporto pubblico, stasera su Presadiretta

Aspettare il bus per ore, restare bloccati su un treno o sotto il tunnel della metropolitana guasta. Accade ogni giorno, in tutta Italia con picchi di criticità nelle metropoli più grandi. E fiumi di studenti che, negli anni, hanno imparato a conoscere il trasporto pubblico e a non fidarsi del servizio. Ritardi puntuali e inefficienze croniche. Il disagio è all’ordine del giorno. Ad indagare in questo mondo, stasera, c’è Presadiretta

L’INCHIESTA - Crisi industriale e possibile crescita del Paese, case madri che vanno all’estero e aziende di trasporto pubblico che finiscono in tribunale: c’è di tutto nell’inchiesta di Presadiretta che stasera porterà in tv il racconto di Riccardo Iacona, con Alessandro Macina, Lisa Iotti, Rebecca Samonà, mettendo a confronto i due sistemi di trasporto pubblico, quello italiano e quello francese.

DESOLANTE – Così appare il mondo dei trasporto pubblico, attraversato in lungo e in largo dagli inviati di Presadiretta sugli autobus, i tram, la metro e i treni locali. Proprio come fanno milioni di cittadini ogni giorno. Che cosa ne esce? “Che il 70% degli autobus in circolazione andrebbe sostituito, perché inferiore allo standard richiesto dalle norme europee. Un autobus su due ha più di 10 anni di vita”.

METROPOLI…AL PALO - A Napoli ogni mattina la metà degli autobus non esce dai depositi perché guasto o in attesa di manutenzione. E al nord non va meglio. A Genova e a Bologna i problemi sono gli stessi. A Roma, nella Capitale, il trasporto pubblico urbano è al collasso. Intere aree della città, densamente popolate, sono servite a singhiozzo o non lo sono affatto. Intanto l’Atac, l’azienda dei trasporti del Comune di Roma, è travolta da scandali, inefficienza, inchieste giudiziarie e negli ultimi 10 anni ha accumulato 1 miliardo e 600mila euro di debiti. Si calcola che ci vorrebbero 3.500 nuovi mezzi all’anno per i prossimi dieci anni per riavvicinarci alla media europea.

LA FRANCIA VERSO IL FUTURO – L’inchiesta si sposta poi in Francia per raccontare quello che la politica francese ha capito da tempo: investire nella mobilità significa investire sul futuro del paese. Significa creare sviluppo e produrre ricchezza. Da Parigi alle città del nord, come Nantes e Rennes, il modello integrato dei trasporti pubblici francesi ridisegna il profilo della vita urbana, migliora la qualità della vita e attrae investimenti.

E L’ITALIA? - L’Italia non investe nel trasporto pubblico, la Fiat ha deciso di chiudere la fabbrica di autobus IrisBus di Avellino ed ha incrementato la produzione in Francia e nella Repubblica Ceca. Perché? A queste domande, Presadiretta cercherà di dare una risposta.

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