Pagella: la nemica dello studente compie 50 anni

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

la pagella compie 50 anni

Oggi si festeggia l’anniversario della pagella, da sempre nemica acerrima degli studenti. O meglio, l’anniversario della sua gratuità. Infatti, nata alla fine del 1700, inizialmente i genitori dovevano pagarla per conoscere l’andamento scolastico dei loro figli. E nel corso degli anni ha subito diversi cambiamenti: dalla propaganda in epoca fascista fino ad arrivare all’attuale digitalizzazione.

UNA TRADIZIONE STORICA - La pagella, aprite bene le orecchie, affonda storicamente le sue radici nel 1783, quando nel nord dell’Italia, l’imperatore Giuseppe II rese obbligatorio il certificato scolastico al termine della scuola elementare, che all’epoca si svolgeva in sei anni. Ma non si trattava di un documento infarcito di numeri e valutazioni per ogni disciplina, bensì di un semplice giudizio espresso sommariamente in un’unica frase in cui si dichiarava che il bambino aveva ottenuto la sufficienza nelle materie previste dal programma della scuola elementare.

PAGELLE A PAGAMENTO - Le pagelle per molti anni hanno anche avuto un prezzo. Infatti venne stabilito nel 1928 con un decreto regio di Vittorio Emanuele III che la pagella dovesse essere sottoposta a marca da bollo e acquistata presso i tabaccai al modico prezzo di 5 lire. Una cifra salita nel 1941 a 9 lire, fino alle 32 lire del 1952. Insomma si poteva essere alunni modello o disastri in condotta, promossi o bocciati, ma l’acquisto della pagella era d’obbligo per ogni studente. Qualcuno avrebbe affermato: “Oltre il danno, anche la beffa”.

PAGELLA, CARTA DA PUBBLICITÀ - Molti non sanno che nel periodo fascista le pagelle erano utilizzate soprattutto per fare pubblicità. Quindi, capitava che mentre i genitori controllassero con un po’ di apprensione i voti dei propri figli, si ritrovassero sul retro della pagella, per esempio, la pubblicità di una marca di zucchero.

DALLA CARTA AL DIGITALE - Nel 1963 con una legge dell’allora Ministro dell’Istruzione, Luigi Gui, la tanto amata e odiata pagella divenne gratuita sia per gli alunni delle elementari che per quelli delle medie. E così da allora il documento di carta più temuto dai giovanissimi non ha gravato più sui borsellini dei genitori. Poi, con il tempo, dai tradizionali giudizi, applicati anche in epoca fascista, si è passati ai voti, soluzione sintetica e che non lascia nessun margine di dubbio. Ma la storia della pagella non finisce qui. Infatti, anche lei è caduta nel vortice della digitalizzazione imposto dalla politica del risparmio. Niente più marche da bollo e niente più sprechi di carta: le pagelle, come i registri e le iscrizioni, finiranno per essere digitalizzate.

E tu sei contento di ritirare la pagella o ne faresti volentieri a meno?

Margherita Paolini

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