Occupi la scuola? Bocciato!

Alex Menietti
Di Alex Menietti

Occupi la scuola? Salti l'anno. Questa è la soluzione trovata in una scuola toscana per sventare i tentativi di occupazione. Gli studenti che occuperanno la scuola avranno automaticamente 15 giorni di sospensione, il che, in base al decreto Gelmini, implica il 5 in condotta e quindi la bocciatura. E' quanto propone il Dirigente Scolastico dell'Istituto "Pier della Francesca" di Arezzo, prof. Luciano Tagliaferri. Abbiamo così deciso di intervistarlo, per avere maggiori spiegazioni su questo provvedimento che ha suscitato interesse nei quotidiani nazionali.

Come giudica le occupazioni nelle scuole, che non permettono il regolare svolgimento delle lezioni? Nel suo Istituto ci sono stati problemi di questo genere?
L’occupazione della scuola è un atto illegale, e come tale non può essere tollerato. In nessun caso. Parla uno che era studente alla scuola superiore quando è iniziata l’esperienza degli organi collegiali e si è fatto 2 anni di consiglio d’istituto ed 1 di consiglio di distretto. Parla uno che per tutte le superiori, in particolare negli ultimi anni, era tra gli animatori delle assemblee ed era in prima linea quando c’era da manifestare (mi ricordo il giorno dell’assassinio di Aldo Moro… ed il lungo corteo

per le vie di San Giovanni Valdarno).
Nel mio istituto c’è stato un tentativo di occupare la scuola, sostanzialmente sventato. Più volte ho manifestato agli studenti il mio pensiero e spiegando loro che ero completamente dalla loro parte, ma che dovevano essere studiate, insieme e con la mia piena e totale collaborazione, forme di protesta che fossero efficaci e nello stesso tempo legali. Basta usare la fantasia e non sottostare al banale luogo comune della occupazione: meglio
una “autogestione” seria e organizzata, che riesce a coinvolgere tutti gli studenti e non ad escluderne la grandissima maggioranza, come succede regolarmente nelle occupazioni “standard”.

Infatti, per evitare altri problemi di questo genere, Lei ha deciso di adottare un provvedimento singolare...
Non è un provvedimento così particolare. A dire il vero chi pensa di impedire il corretto svolgimento delle lezioni, ledendo il diritto dei molti lavoratori della scuola ad esercitare la loro funzione e impedendo a chi lo vuole di esercitare un altro diritto, ugualmente forte, che è quello all’apprendimento, il minimo che può accadere è un segnale forte ed evidente. In un mondo dove il rispetto degli altri e dei loro diritti fosse al primo posto, la questione non si porrebbe neppure.
Durante il periodo della “tentata occupazione” della scuola ho cercato di far riflettere tutti su uno dei concetti che ritengo fondamentale: il rispetto delle regole.

Solo una cultura del rispetto delle regole può creare la consapevolezza che la libertà di ciascuno deve trovare un limite nella libertà degli altri: è proprio il rispetto delle regole comuni che consente a ciascuno di star bene a scuola.
Il tutto in un clima familiare e collaborativo, stimolante e, perché no, divertente. “La scuola è meglio farla ridendo che piangendo”, diceva Gianni Rodari nel 1979 ad alcuni bambini delle quinte elementari di Arezzo.

Ha provato a parlarne con gli studenti, anche solo con i loro rappresentanti? Cosa ne pensano?
La questione deve essere ancora recepita dal Regolamento d’Istituto e quindi ancora un dibattito generale non c’è stato. Con i tanti studenti con i quali ho parlato in modo informale, e con quelli, tantissimi, con i quali avevo parlato durante l’occupazione, non hanno alcun problema a comprendere questo eventuale porvvedimento. I giovani d’oggi sono molto più intelligenti, seri e “legali” degli adulti, e questo mi fa sperare in una società davvero migliore.

Con 15 giorni di sospensione gli studenti dovrebbero avere il 5 in condotta. Proprio riguardo la condotta, cosa pensa del fatto che non ci sia ancora un regolamento ministeriale?
Dopo il DM 5 dello scorso 16 gennaio, e le dichiarazioni di pochi giorni dopo del Ministro, penso che a Roma non abbiano le idee chiare. Non deve esistere un regolamento ministeriale: queste sono questioni che deve risolvere ogni scuola. Tutto deve scaturire da una riflessione comune tra scuola e studenti, e insieme pensare, visto la scuola è di tutti e non solo del Preside o di qualche insegnante, a regole certe e chiare per mettere in condizione i docenti di fare al meglio il proprio lavoro e gli studenti di essere a loro agio. E’ proprio quello che vorrei realizzare: una scuola dove la mattina ci si va volentieri e con entusiasmo; dove si percepisce che lì dentro ci sono persone brave e motivate, che ti possono comunicare qualcosa; dove si coglie l’occasione per crescere e diventare adulti; dove si mettono da parte le scuse e gli alibi, investendo i propri talenti al massimo.

Insomma, una scuola che vuole rispondere alle aspettative e che si mette in gioco continuamente per essere quello che gli studenti si aspettano e la società richiede.

SKUOLA.NET - Riteniamo che questa iniziativa sia buona, perchè il diritto di manifestare deve sempre restare nella legalità. Bisogna permettere agli studenti di manifestare, ma tutto deve essere fatto senza ledere il diritto di chi invece vorrebbe seguire le lezioni. E se occupare una scuola è reato, va punito. Anche perché a volte durante l'occupazione si fanno tanti danni alle scuole e, vista la penuria di fondi e lo stato in cui si trovano le infrastrutture scolastiche, non ne hanno davvero bisogno.

Cosa ne pensate, voi? Dite la vostra commentando questo articolo!

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