Attentato di Brindisi, un uomo ha confessato

Cristina Montini
Di Cristina Montini

Giovanni Vantaggiato ha confessato di aver fabbricato la bomba che ha ucciso Melissa Bassi durante l'attentato davanti alla scuola di Brindisi

Sappiamo il nome, Giovanni Vantaggiato, e ieri durante un interrogatorio durato ore ha confessato di aver fabbricato lui la bomba che ha ucciso Melissa Bassi e ferito altre cinque studentesse davanti alla scuola “Morvillo-Falcone” di Brindisi. A quasi tre settimane dall’attentato, gli inquirenti sono giunti a un volto e un nome, ma ancora non sono chiare le motivazioni del gesto.

LA CONFESSIONE - Giovanni Vantaggiato ha 68 anni, è sposato, ha due figli ed è il titolare di un deposito di carburati agricoli di Copertino, in provincia di Lecce. La sua confessione sarebbe questa: “Sì, quella bomba l’ho fatta io da solo. L’ho pensata e l'ho costruita”. Il Procuratore di Lecce, Cataldo Motta, parla, però di una confessione non soddisfacente. A non convincere sono le motivazioni del suo gesto.

FORSE È LUI L'UOMO DEL VIDEO - L’uomo sarebbe fisicamente compatibile con la persona che nel video, su cui hanno indagato gli inquirenti, si vede premere il telecomando che ha azionato la bomba davanti alla scuola brindisina. Ha confessato di aver agito da solo, ma non ha saputo spiegare il motivo per cui l’abbia fatto e se volesse davvero colpire la scuola.

POSSIBILI MOTIVAZIONI - Sono state finora avanzate varie ipotesi. Forse alla base ci sarebbe un problema di debiti o forse del rancore nei confronti del preside della scuola, Angelo Rampino. Probabile anche il risentimento verso il sistema della giustizia: da poco si era concluso un processo presso il Tribunale di Brindisi, che si trova nelle vicinanze della scuola, che lo aveva visto come vittima di una truffa di oltre 300mila euro, ma non tutti gli imputati sono stati condannati.

NON SI TRATTA DI MAFIA - Le indagini quindi continuano, ma sembrano escluse la pista mafiosa e quella anarchico-insurrezionalista che sin dal principio poco convincevano gli inquirenti. Rimane, tuttavia, il problema della legalitàgià ne avevamo parlato – perché anche in questo caso l’unica cosa chiara è la mancanza di rispetto delle persone e delle regole del vivere civile. Ed è questo che ha portato un uomo, o forse più, a mettere in pericolo la vita di altre persone uccidendone addirittura una. Perciò, qualunque sia la motivazione, un simile gesto non può in alcun modo trovare una giustificazione.

Mettere in pericolo altre persone, pur di ottenere una giustizia personale. Il fine giustifica i mezzi?

Cristina Montini

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