Università: proteste e occupazioni contro la riforma Gelmini

Cristina Montini
Di Cristina Montini

protesta ricercatori universitari

Occupazioni, presidi ad oltranza, scioperi della fame e lezioni alternative. Sono tante le manifestazioni di protesta che si stanno via via moltiplicando in vista dell’approvazione della riforma dell’università. In molti atenei è il caos, non si sa quando iniziano le lezioni e ci si preoccupa del futuro dei ricercatori.

14 OTTOBRE TUTTI A MONTECITORIO - L’inizio della discussione del disegno di legge contenente le modifiche da apportare al sistema universitario avrà inizio domani, 14 ottobre, alla Camera. E da lunedì studenti e ricercatori hanno iniziato a “fare sul serio”: per far sentire le loro ragioni hanno rafforzato la loro protesta che sarà portata avanti per tutta la settimana. Vediamo insieme la geografia delle manifestazioni e delle iniziative organizzate.

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Roma
Da lunedì mattina, dopo un’assemblea di studenti e ricercatori, la facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma è stata occupata: tende piantate nel portico e sul tetto della sede di San Pietro in Vincoli perché, come dichiarato alla stampa dai manifestanti, “siamo coinvolti nella difesa del diritto allo studio come del diritto al lavoro, perché nell'Italia delle tendopoli e del degrado vogliamo ricostruire le basi per uno stato democratico, perché ci vogliono cacciare dall'università e noi vogliamo invece farla rivivere con le nostre iniziative e col nostro entusiasmo, perché è questo il momento di difendere i diritti sanciti dalla Costituzione nata dalla Resistenza”.
E per difendere “l'università pubblica demolita dalla legge 133 del 2008, dal DDL 1905 ora in approvazione e più in generale dalle politiche di privatizzazione degli ultimi 20 anni”, studenti e ricercatori della Sapienza proseguiranno le proteste con lezioni alternative, ad esempio, sulla crisi economica.
Per giovedì 14, inoltre, è prevista la mobilitazione presso la stazione Termini, una lezione di Fisica sotto le finestre di Montecitorio e, nel pomeriggio, un presidio di protesta all’Eur, presso la sede di Confindustria a sostegno dei lavoratori precari della scuola.

Arezzo
Occupazioni anche in Toscana: al campus universitario del Pionta è stata organizzata un’occupazione-laboratorio chiamata “Autofacoltà”, ovvero “uno spazio aperto, gestito con l'appoggio di docenti, ricercatori ed esterni all'Università” che servirà per discutere della riforma Gelmini con l’ausilio anche di documentazione audiovisiva e cineforum.

Bologna
A Bologna è l’Alma Mater a vedere i ricercatori di quasi tutte le facoltà dell’ateneo mobilitarsi contro l’approvazione della riforma Gelmini, addirittura, sostengono i ricercatori “una nostra rappresentanza andrà anche a Roma a protestare con gli altri ricercatori e non ci fermeremo nemmeno se la legge passerà. Continueremo a dar battaglia”.

Padova
L’università di Padova, come molte altre, ha dovuto riorganizzare l’orario delle lezioni a seguito del ritiro, da parte di un gran numero di ricercatori in segno di protesta, della propria disponibilità a fare lezione (ricordiamo che si tratta di una attività non prevista dal contratto di ricercatore). E per tutta la settimana la protesta sarà caratterizzata da scioperi della fame, dallo svolgimento di esami e discussione di tesi durante la notte e da manifestazioni con il lutto al braccio.

Parma
Nel campus universitario di Parma, l’UdU e i ricercatori hanno organizzato un volantinaggio “nei confronti di tutte le persone che oggi si sono recate in università” per “raggiungere il fondamentale obiettivo di informare il personale universitario e soprattutto tutti gli studenti che oggi incominciano il loro anno accademico” affinché, quindi, tutti siano correttamente informati delle novità che vorrebbe apportare la riforma in via di approvazione. Inoltre è prevista a Roma, il 14 sotto Montecitorio, anche una rappresentanza di ricercatori di Parma.

Bari
“Noi stiamo agendo in piena legalità, rifiutandoci di assumere carichi didattici aggiuntivi: non possiamo essere tacciati di interruzione di pubblico servizio” è questo quanto sostenuto dai ricercatori baresi che, con il loro rifiuto ad insegnare hanno messo in seria difficoltà l’Università di Bari che non riuscirebbe a coprire il calendario delle lezioni del nuovo anno accademico.

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