La rivoluzione, ma in orario scolastico

diretta delle manifestazioni studentesche

Un altro giorno di protesta per gli studenti italiani, scesi in piazza in tutta la Penisola per dire basta ad un sistema che li vede privati di sogni e futuro. “Non ce la facciamo più, è ora di finirla di massacrare il popolo! Chi ci governa non ci comprende, loro hanno la pancia piena e soldi a palate, tanto chi non ha gli occhi neanche per piangere siamo noi”. Queste le parole di una studentessa romana scesa in piazza per gridare tutta sua rabbia e la sua indignazione.

10 MILA STUDENTI SFILANO PER LE STRADE DEL CENTRO - Venerdì 12 ottobre, sono le ore 9.00 e gli studenti cominciano ad arrivare in Piazza della Repubblica a Roma. Sono pochi, pochissimi, raggiungeranno il migliaio circa un’ora dopo. Alle 11 sono circa 10 mila, evidentemente svegliarsi presto non è una cosa per rivoluzionari. Nel frattempo in tutta Italia si stanno svolgendo manifestazioni simili e, quando il corteo degli studenti parte a Roma, nelle altre città si è già concluso. Si respira aria di tranquillità, tanti adolescenti tra i 14 e i 18 anni, giovanissimi. Spuntano le bandiere rosse, le falci e i martelli, le kefiah, ma non ci sono i libri scudo. Non ci sono neanche persone a volto coperto, pochissimi fumogeni, qualche striscione. Un ragazzino però confessa: “semo preparati, famo la guerriglia”. Bleffa. E’ molto giovane, sente nelle sue vene la potenza del corteo, sente che il popolo unito è invincibile.

MOMENTI DI TENSIONE A PIAZZA VENEZIA - Il corteo si snoda per le strade di Roma in maniera pacifica, raggiunge la Basilica di Santa Maria Maggiore e li confluisce in quello dei sindacati. Fiume di applausi da parte dei lavoratori verso questi ragazzi che, in nome di un futuro migliore, sono scesi in piazza. Intanto viene occupato l’ingresso della stazione Cavour della Metro B, in segno di protesta contro la mancanza di contributi per il trasporto pubblico. Il corteo prosegue fino a Piazza Venezia e qui cambia direzione, puntando contro i cordoni di Polizia che sbarrano la strada. Sono momenti di tensione, ragazzi contro agenti, uno contro l’altro a pochi metri di distanza. Attimi di concitazione e sangue freddo da ambo le parti, alla fine tutto si risolve: la modifica del percorso viene autorizzata, la Polizia apre il varco e scorta il corteo fino al Miur, a Trastevere.

L’ASSEDIO AL MIUR: SOLO QUALCHE CENTINAIO DI RAGAZZI - A continuare sono pochissimi, scontri non ce ne sono stati, ed è quasi ora di pranzo. Migliaia di studenti mollano tutto e tornano a casa: per oggi la rivoluzione è finita e si è conclusa bene: davanti ad un piatto di spaghetti. Alla volta del Miur parte un gruppetto di qualche centinaio di ragazzi: sono determinati a restituire quelle carote che il ministro Profumo gli ha affibbiato qualche giorno prima. Lo fanno: arrivano davanti il Ministero e, intonando il coro “Profumo facce l'insalata”, lo prendono di mira con un fitto lancio di ortaggi. Dopo quest’ultimo atto dimostrativo anche gli ultimi manifestanti si disperdono. Prima di farlo però si concedono il lusso di bloccare per una decina di minuti i tram 3 e 8, sedendosi sui binari. Finisce così anche questa giornata di proteste, con le poche decine di dimostranti rimasti che se ne vanno ognuno per la sua strada. Qualcuno ha ancora voglia di sfogare la rabbia e se la prende con qualche giornalista o passante, ma tutto finisce bene.

QUESTO È IL MONDO CHE NON VOGLIAMO - A Roma si è vista una manifestazione tranquilla, pacifica. Si sono viste persone giovanissime in piazza per cantare, ballare, gridare. Ragazzi che credono in un ideale, che urlano nei megafoni “questo non è il mondo che vogliamo”. Le ragioni della protesta erano comprensibili e nobili, ma purtroppo la maggior parte di questi studenti, ancora una volta, non ha saputo dare una personale interpretazione alla questione. In molti si barricano dietro quel poco di luoghi comuni che gli vengono raccontati. In troppi hanno solo voglia di sfogare la rabbia, di saltare un giorno di scuola. Rivoluzione? Ma quale rivoluzione, un rivoluzionario non torna a casa solo perché è ora di pranzo. I nostri ragazzi sono intelligenti, hanno voglia di riprendersi i propri sogni, ma non ci riusciranno finché sono strumentalizzati. Nel frattempo i sindacati studenteschi tuonano altri tre giorni consecutivi di scioperi: continuiamo così questo balzello fatto di proteste e di grida nel vuoto.

E tu oggi sei andato a manifestare?

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7 dicembre 2016 ore 16:30

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