Scuola si dà al gratta e vinci

Cristina Montini
Di Cristina Montini

Lo Stato taglia i fondi alle scuole, loro rispondono dandosi al Gratta e Vinci. Sembra una storia comica, invece è l'amara verità: una scuola di Genova non ha i fondi per coprire le spese e allora decide di recuperare soldi attraverso il gioco d'azzardo. Il risultato per il momento non è stato quello sperato, ma loro non hanno intenzione di darsi per vinti e continueranno a sfidare la dea bendata anche in tv.

UNA COLLETTA PER I GRATTA E VINCI - L’idea di tentare la sorte per riuscire a vedere un po’ di soldi è venuta in mente all’Istituto tecnico professionale “Attilio Odero” di Sestri Ponente, quartiere industriale di Genova. Qui, come del resto in molti altri Istituti scolastici, le casse sono in rosso: mancano i fondi necessari sia per le attività didattiche sia per il normale funzionamento amministrativo della scuola e allora gli ottanta professori dell’Istituto hanno preso una ferma decisione, quella di raccogliere un po’ di monete e investirle in gratta e vinci.

IL CONTRIBUTO DEI PROF - Non hanno chiesto nulla alle famiglie degli alunni, nessun “contributo extra” (come invece è frequente in molte scuole), bensì ogni insegnante si è “autotassato” versando di tasca propria un euro. Poi qualcuno ha dato qualcosina in più e sono arrivati ad un totale di 100 euro. Un salto dal tabaccaio vicino e lì hanno fatto incetta dei biglietti della fortuna. Ma gratta gratta, la vincita è stata di appena 17 euro. Comunque sia non si sono demoralizzati affatto i professori dell’Odero che hanno ben pensato di reinvestire subito il magro bottino in altri gratta e vinci che, purtroppo, hanno di nuovo portato ad una vincita decisamente misera, soltanto un euro.

UNA SITUAZIONE DRAMMATICA - Uno dei professori, Giorgio Bottino, descrive così la situazione che li ha spinti a questa particolare iniziativa: “Per noi la situazione è drammatica, aspettiamo fondi che non sono mai arrivati e così non si possono pagare le supplenze, e i laboratori – di cui facciamo un grande uso, dato che siamo un istituto tecnico – sono senza materiali e attrezzature adeguate”. Sotto accusa sono principalmente i tagli ai fondi attuati con le manovre della riforma Gelmini. Così, infatti, recita un comunicato dell'Anp (Associazione nazionale presidi): “Le risorse finanziarie assegnate per la predisposizione del programma annuale 2010 sono assolutamente inadeguate. L'intera disponibilità in molti casi viene completamente assorbita dagli impegni già assunti per il pagamento dei supplenti” rendendo impossibili tutti gli altri pagamenti e, di conseguenza, mettendo a rischio il normale svolgimento delle attività scolastiche.


PER FARSI NOTARE - La provocazione, dunque, nasce da una situazione ormai diventata insostenibile per molte scuole che – al di là dei giudizi positivi o negativi sull’operato del governo per quanto riguarda la riforma dell’istruzione – di fatto non riescono a far fronte alle spese ordinarie e necessarie per garantire agli studenti una preparazione adeguata. Una provocazione per fare in modo che l’attenzione si soffermi su un problema reale e concreto proprio mentre si attende la pubblicazione dei regolamenti di riordino delle scuole superiori, un po’ come dire: “Guardate cosa siamo arrivati a dover fare!”

PROSSIMA TAPPA LA TV! - Ma come vi abbiamo già accennato, i professori della scuola genovese non hanno alcuna intenzione di arrendersi, sono solo all’inizio loro. Assieme al preside, Gennaro Schettino, hanno scritto una lettera al direttore generale della Rai, Mauro Masi, ed a quello di Mediaset, Piersilvio Berlusconi chiedendo “la possibilità di partecipare ad una delle trasmissioni a quiz o a premi, appunto per vincere soldi che servano a far funzionare la nostra scuola” specificando poi in modo pungente “Oltre a questi sistemi non ci rimane altro”.

STAVOLTA NON SONO STATI GLI STUDENTI A SBORSARE - Sebbene il modo in cui questi professori stiano cercando di far soldi risulti piuttosto insolito, almeno non sono stati chiesti contributi ulteriori alle famiglie per far funzionare quella che è la scuola pubblica.

PAGHIAMO A BUFFO - Come da tempo denuncia Skuola.net, le scuole non ricevono abbastanza fondi dallo Stato e quindi, per funzionare, chiedono aiuto alle famiglie. Nulla di male, se non fosse per il fatto che i contributi a carico delle famiglie sono volontari! Eppure molte scuole preferiscono tacere e far passare queste richieste come obbligatorie. Non sarebbe meglio spiegare alle famiglie che non ci sono fondi e che senza di essi la scuola non potrebbe funzionare? Sono sicuro che tutti, studenti e famiglie, contribuirebbero secondo le possibilità per permettere alla scuola di essere un servizio all'altezza delle aspettative (clicca qui per saperne di più sul Contributo-Truffa che paghiamo alle scuole).

Anche nella vostra scuola vengono chiesti ulteriori contributi per far fronte alle spese scolastiche oppure sono state messe in atto iniziative originali come quella del Gratta e Vinci? Raccontate le vostre storie commentando la news!

Cristina Montini

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