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Maturità, diploma in ostaggio se non paghi il contributo

Un nuovo caso che ha come protagonista il contributo “volontario”, troppo spesso chiesto dalle scuole come obbligatorio nonostante l’impegno del Miur per arginare il fenomeno. Ad una neodiplomata non è stato consegnato il diploma di maturità perché “non in regola” con il contributo volontario da versare all’istituto frequentato, un alberghiero di Reggio Emilia. La segnalazione della madre della studentessa a Skuola.net, il portale studentesco da anni impegnato a fianco delle famiglie contro i casi di abuso sul contributo scolastico.

La battaglia di Skuola.net contro i contributi scolastici truffa a Le Iene

UN DIPLOMA NEGATO – La studentessa in questione, diplomata del 2014, si è vista negare il diploma al momento del suo ritiro a scuola. Questo nonostante la famiglia abbia versato la tassa statale di diploma pari a circa 15 euro. Il problema, secondo gli uffici scolastici, è il mancato pagamento del contributo volontario per l’anno della maturità. Infatti, come spiega l’avviso scritto inviato dal preside agli alunni e alle loro famiglie, per la consegna del diploma la scuola chiede il pagamento del contributo scolastico “volontario” dell’anno 2012/2013 e 2013/2014, oltre alla tassa da pagare all’Agenzia dell’Entrate.

avviso contributi scolastici

NESSUNA CHIAREZZA – Davanti alla mancata consegna del diploma, la famiglia della neo-diplomata cerca spiegazioni: “Inizio a discutere con l'impiegata, ma non sa nemmeno darmi una risposta esaudiente del perché devo le € 85,00 altrimenti niente diploma” segnala a Skuola.net la madre, che viene quindi indirizzata dalla vicepreside. Anche stavolta, però, non trova nessun riscontro: “La vicepreside inizialmente mi fa capire che è una tassa dovuta, ma io ribadisco che trattandosi di "contributo volontario" sono libera di pagarlo o meno” racconta. “E' a questo punto che la vicepreside, vista la difficoltà, mi dice che è il preside ad aver stabilito questo contributo”. Nonostante quindi la famiglia rivendichi i propri diritti, la scuola non sente ragioni: o paga il contributo volontario o niente diploma: “Purtroppo a mia figlia, dopo anni di sacrificio e dedizione ai suoi studi, non è stato consegnato il diploma, un documento che a mio avviso le spetterebbe di diritto”.

CONTRIBUTO “VOLONTARIO” OBBLIGATORIOLa vicenda rappresenta un’ulteriore caso di abuso sul contributo scolastico. Questo aiuto “volontario” da parte delle famiglie alla scuola, di fatto diventa “obbligatorio” se posto come condizione per l’iscrizione, la promozione o, come in questo caso, la consegna del diploma. Sono migliaia le segnalazioni come queste che, ogni anno, arrivano a Skuola.net, che le sta raccogliendo in un dossier da consegnare al Ministero dell’Istruzione. E’ proprio dal Miur del resto che arrivano le indicazioni sulla richiesta libera di contributi alle famiglie. La circolare ministeriale del 2013 firmata da Lucrezia Stellacci parla chiaro: i contributi scolastici sono di natura volontaria e non devono essere richiesti tramite comportamenti vessatori o poco trasparenti.

MINISTERO CONTRO GLI ABUSI - Recentemente anche il ministro Stefania Giannini ha preso posizione, intervistata da La Repubblica: "Dobbiamo eliminare l'obbligatorietà, le richieste pressanti dei presidi" - ha dichiarato il ministro - "Chiederemo ai dirigenti scolastici di non utilizzare i contributi scolastici per le spese quotidiane dell'istituto, a cui deve pensare il ministero, ma per rilanciare la didattica della scuola, farla crescere." Il ministero ha quindi aumentato il fondo di funzionamento per le scuole del 2015 di 50milioni di euro, prevedendo di stabilizzare un incremento anche per i prossimi anni. Tuttavia, questo probabilmente non frenerà del tutto la richiesta del contributo. Intervistato da Skuola.net Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, sostiene che “nuovi finanziamenti sono sicuramente ben accetti, ma in un istituto di medie dimensioni la somma si traduce in 40 euro annui pro alunno, ancora non sufficienti per coprire le spese di funzionamento”.

Carla Ardizzone

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