La campanella a scuola? Non prima delle 10

Daniel Strippoli
Di Daniel Strippoli

 foto di studentessa che dorme sui libri

Entrare a scuola alle 8 del mattino è giusto? E soprattutto, fa bene all’apprendimento dei ragazzi? A quanto pare no! Secondo un gruppo di scienziati di Oxford, cominciare la giornata scolastica alle 10 o addirittura alle 11 potrebbe apportare enormi vantaggi per gli studenti. A riportare la lieta notizia per gli studenti di tutta Italia (e non solo), è un articolo de Linkiesta.

ATTENZIONE ALL'OROLOGIO BIOLOGICO - Nelle attività quotidiane, dicono i ricercatori, si dà poca importanza all’orologio biologico, che determina i livelli di concentrazione, attenzione e produttività nel corso della giornata. E che soprattutto varia in base all’età. Quello degli adolescenti, in particolare, si mette in moto più tardi. Far suonare la campanella alle 8, quindi, potrebbe provocare deprivazione di sonno tra gli adolescenti. Con conseguenze negative sulla qualità dell’apprendimento e la salute.

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DIECI ORE DI SONNO PERSE ALLA SETTIMANA - Secondo un esperto del sonno come Paul Kelley, ricercatore dello Sleep and Circadian Neuroscience Institute dell’Università di Oxford, gli adolescenti inglesi perdono due ore di sonno al giorno. Dieci in una settimana scolastica senza il sabato. Per questo motivo, Paul Kelley ha messo in piedi, con un team di colleghi, Teensleep, progetto che sta coinvolgendo 100 scuole inglesi per dimostrare quali sarebbero gli effetti sugli studenti se la campanella dovesse suonare più tardi.

IL PROGETTO TEENSLEEP - Secondo i ricercatori, gli orari di inizio delle attività di studio o lavorative dovrebbero essere regolati in base all’età. Nel corso della ricerca, le cento scuole partecipanti verranno suddivise casualmente in quattro gruppi. Un gruppo sposterà il suono della campanella alle 10; un secondo offrirà lezioni di “educazione al sonno” ai propri studenti per evitare che la sera tirino troppo tardi. Un terzo gruppo farà entrambe le cose, mentre un quarto non avrà alcun cambiamento e servirà da gruppo di controllo. L’esperimento comincerà in occasione dell’anno accademico 2016-2017, e i risultati verranno pubblicati a settembre del 2018. Gli studenti, insomma, dovranno aspettare due anni prima di vedersi riconosciuto il sacrosanto diritto a dormire.

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