Alternanza scuola-lavoro alla stazione di servizio? La foto virale riaccende il dibattito

Marcello G.
Di Marcello G.

alternanza scuola lavoro foto facebook

Tra sostenitori, detrattori, entusiasti e critici il progetto con cui si vorrebbero avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro dà ogni giorno nuovi spunti di discussione. Sta facendo discutere tanto una foto postata su Facebook che immortala una studentessa dietro al bancone di un punto di ristoro che serve caffè, bibite e cornetti ai clienti. Un’immagine che in pochi giorni ha raccolto migliaia di commenti e condivisioni, diventando virale su siti web e social network. Lo scrive Skuola.net.

Il tirocinio dietro al bancone di una stazione di servizio: è subito polemica


Ma cosa ci fa una ragazza praticamente adolescente in quel posto? A chiarirlo è la maglietta che indossa: c’è scritto “Progetto tra Scuola & Lavoro”. Una grande opportunità per qualsiasi ragazzo, soprattutto se viene da un istituto alberghiero: l’occasione di mettersi in gioco e imparare tantissime cose che gli potranno servire in futuro. Ma qui in ballo c’è qualcosa di più. Sul post che accompagna la foto si può leggere che – stando alle parole di uno dei dipendenti – “ci potrebbe essere un taglio al monte orario dipendenti grazie alle ore-lavoro gratuite della buona scuola e che questo comporterebbe una diminuzione degli stipendi”. Ora, non sappiamo se questa sia la verità dei fatti o lo sfogo di un impiegato che non approva il sistema. Aspettando di chiarire questo punto, il dibattito è comunque partito.

I commenti alla foto postata su Facebook. La Rete si divide


Il popolo della Rete si è scatenato. C’è chi dice che è “Giusto imparare a lavorare ma non a discapito dei lavoratori o per far guadagnare multinazionali o imprese con lavoro gratis” e chi si preoccupa perché “L'alternanza in troppi casi si trasforma in uno sfruttamento di manodopera a costo zero, sottraendo tempo ed energia all'apprendimento scolastico”. C’è chi consiglia agli studenti: “Se dovete imparare mettetevi a fianco di un dipendente stipendiato e osservate soltanto”. C’è chi invece tuona “ci illudono che serve a trovare un lavoro domani, il problema è che quel lavoro sarà svolto sempre da chi lo farà GRATIS”. Ma poi c’è anche chi difende il progetto: “C'era anche 10 anni fa questa cosa – dice una ragazza - a me non ha creato disagi, anzi, mi ha fatto mettere su un po’ di curriculum e di esperienza; l'unica differenza è che prima erano solo due settimane e i dipendenti fissi non ne risentivano della mia presenza e poi era in orari scolastici”. C’è, infine, chi sostiene che “molti studenti tornano arricchiti da un'esperienza che li mette a contatto diretto con la realtà in cui si troveranno a lavorare”.

I numeri dell’alternanza secondo Skuola.net


Secondo una ricerca effettuata da Skuola.net lo scorso anno, più di 1 “alternante” su 2 (tra quelli che rientravano nell'obbligo dell’alternanza scuola lavoro) non ha passato neanche un giorno in azienda, limitandosi a ‘simulare’ l’attività in aula. Avere l’occasione di entrare in una grande azienda, osservare cosa si fa, quali abilità bisogna sviluppare per portare a termine i propri compiti con successo, iniziare a gestire i rapporti con colleghi e superiori. Tutte qualità che si affinano solo ‘sporcandosi le mani’. Il problema, semmai, è un altro: il percorso dovrebbe essere sempre coerente con il tipo di studi intrapresi. Ma ancora non è sempre così. Dalla stessa ricerca emerge che, anche chi è andato fisicamente in azienda, è rimasto in parte deluso: 1 su 10 è stato adibito a mansioni di contorno (facendo, ad esempio, le fotocopie o le pulizie), 1 su 5 non è stato neanche affiancato da un tutor, solo il 28% ha potuto esercitarsi con compiti di responsabilità. In questo, i più penalizzati sono stati i liceali, che hanno grosse difficoltà a trovare un lavoro in linea con le loro aspettative.

Il punto di vista del sottosegretario all’Istruzione Toccafondi


Il punto è proprio questo. I ragazzi, una volta varcate le porte di un’azienda, devono essere coinvolti nei progetti; non, come spesso accade, parcheggiati in un angolo fino alla fine delle ore di tirocinio. Un dettaglio che prescinde dal nome dell’azienda. Un aspetto su cui è tornato anche il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, la persona che forse più di tutte ha seguito l’applicazione della riforma sull’alternanza, che in vita ad andare oltre l’apparenza. “L’alternanza non è un ragazzo che frigge le patatine – dice Toccafondi in un’intervista a StartupItalia, riagganciandosi a precedenti polemiche sui tirocini - L’alternanza è un ragazzo che capisce come è difficile gestire un luogo di lavoro, organizzare i turni, le mansioni, la formazione; vedere l’organizzazione della cosiddetta catena del freddo, le regole e le prassi della sicurezza degli alimenti. Come si gestisce un ristorante in franchising, i turni di lavoro, l’accoglienza clienti e la differenza tra le diverse clientele”. Frasi che calzano a pennello anche per questo caso.


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