Scuola:venerdì di proteste contro la Riforma

"Decreto Gelmini, meno tempo per in nostri bambini", "taglia e ritaglia, l'alunno raglia", sono solo alcuni degli slogan esposti o urlati dal popolo della scuola pubblica. Genitori, insieme a ragazzi e insegnanti, dalle materne all'università, si sono ritrovati a Roma, ma si è manifestato anche in altre città italiane, in occasione dello sciopero generale indetto dai Cobas e da Rdb, contro i provvedimenti decisi dal governo. "Le ragioni della protesta francamente non le comprendo", ha detto il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Non bisogna dire solo no e farsi prendere dalla paura". E sei Regioni annunciano il ricorso alla Consulta.

COBAS - "Una giornata assolutamente straordinaria, lo sciopero più grande mai organizzato dai Cobas e dal sindacalismo di base con punte massime nella scuola, dove nelle principali città si è arrivati al 60-70% di adesione, con la metà delle scuole chiuse, ma anche con ottimi risultati nel Pubblico Impiego, nei trasporti e in molti settori privati. Enorme la manifestazione di Roma, con oltre 400.000 persone in un corteo", riassume Piero Bernocchi, leader dei Cobas scuola. E non a caso, proprio il mondo della scuola, dalle elementari fino all'università, è stato l'anima dei cortei che oggi hanno percorso le città italiane.

MANIFESTAZIONI - La manifestazione nazionale di Roma ha visto una massiccia partecipazione dal settore della scuola, del pubblico impiego, dei trasporti, del precariato, ma anche dei giovani lavoratori dei centri commerciali, dei movimenti studenteschi e per i diritti sociali. Uno spezzone composto dal movimento studentesco ha deviato verso il Colosseo per andare a protestare sotto il ministero della Pubblica Istruzione.

MILANO - A Milano si sono svolte tre manifestazioni che hanno attraversato la città, con un presenza complessiva di centomila persone. Una delegazione di Rete scuole è stata ricevuta nell'Ufficio scolastico regionale dal dirigente provinciale Antonio Lupacchini. Cortei ci sono stati anche a Genova, Palermo, Bologna, Venezia e Napoli. A Bologna in 300 hanno fatto 10 chilometri a piedi in una sorta di pellegrinaggio anti-Gelmini. Ora si aspetta il 30 ottobre, quando ci sarà un'altra mobilitazione - stavolta monotematica - organizzata dai sindacati della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals.

UNIVERSITÀ - Continuano le mobilitazioni degli studenti negli atenei di tutta Italia. Si registrano proteste nelle Università di Roma, Milano, Firenze, Ferrara, Napoli, Piacenza, Brescia, Palermo. Si va dalle occupazioni, lezioni in aula autogestite, cortei per le città.

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REGIONI - Intanto si fa sempre più aspro il confronto con le Regioni, dopo la rottura avvenuta durante la Conferenza unificata a Roma, che ha visto le Regioni hanno abbandonare la seduta per protesta contro le decisioni del governo per la scuola, a fronte della minaccia, contenuta nel decreto 154, di commissariamento di Regioni ed enti locali, che entro il 30 novembre non attueranno un piano di ridimensionamento degli istituti scolastici. Il Lazio, insieme a Emilia Romagna, Toscana, Marche, Puglia e Sardegna, farà ricorso alla Corte Costituzionale per illegittimità della riforma Gelmini. "Si mette in discussione l'articolo 64 che lede le competenze regionali di programmazione scolastica oltre al principio della autonomia", spiega l'assessore all'Istruzione Silvia Costa.

GELMINI - "Non capisco la protesta". E mentre tra il mondo della scuola e il ministro Gelmini la discordia sembra regnare sovrana, il ministro ribadisce di non capire il perché delle ostilità. "Le ragioni della protesta francamente non le comprendo e sono sempre più convinta che molti di coloro che scendono in piazza - ha detto parlando a Mattino 5 - in realtà non abbiano letto il provvedimento, perché non si capisce come mai si occupino le università, si facciano manifestazioni nella scuola secondaria, che sono ambiti minimamente toccati dal provvedimento". Il provvedimento - ha precisato - riguarda solo la scuola primaria e la scuola media inferiore: "Introduce la valutazione del comportamento, lo studio dell' educazione civica, il ritorno ai voti come meccanismo di valutazione". Quanto al tempo pieno, se le famiglie reagiscono così, per il ministro, il colpevole è "la sinistra che sta facendo una campagna di disinformazione".
NAPOLITANO- Sui temi che stanno agitando il mondo della scuola è intervenuto anche Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica ha colto l'occasione dell'incontro con gli alunni vincitori della XVI edizione del concorso 'Immagini per la terra'. Rispondendo alla domanda di una bambina sulle magre prospettive di lavoro che aspettano tanti insegnanti e le loro famiglie a causa della riforma Gelmini, il Capo dello Stato ha spiegato di non essere il ministro dell'Istruzione. "Posso guardare a quello che fa il governo e a quello che fa il Parlamento - ha sottolineato -, credo prima di tutto che bisognerà essere un po' attenti e non farsi prendere dagli allarmismi e dalle esagerazioni. Certo bisogna cambiare parecchio nella scuola e lo si fa discutendo. Poi si può essere d'accordo oppure no, ma non bisogna dire solo no, non bisogna farsi prendere dalla paura".

Per capire:
- Leggi il decreto legge in discussione al Senato;
- Leggi il decreto sui tagli di spesa.

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