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L'uranio e il torio, insieme alle lunghe catene di isotopi "figli", costituiscono la principale fonte di radioattività naturale. A queste catene il radon, talvolta chiamato ancora con vecchio nome di "emanazione.", un elemento gassoso che, per la sua grande volatilità e la sua inerzia chimica, una volta formatosi nelle rocce più profonde si diffonde attraverso le fessure e le falde acquifere fino a disperdersi nell'atmosfera. Di tutti i prodotti delle serie radioattive naturali, è quello che più facilmente contamina l'ambiente.

Il problema radon dimostra che la definizione di "inquinante" non si addice soltanto a certi prodotti indesiderati delle attività umane, ma anche a sostanze di origine naturale, derivanti da un processo fisico, oppure di origine chimica o biologica, che si disperdono nell'ambiente e nuocciono alla vita.
Il principale isotopo del radon è il 222Rn, che ha un periodo di dimezza-mento di 3,82 giorni. La lunga vita media dell'uranio-238 e del radio-226, che lo precedono lungo la catena di decadimenti da cui trae origine e che sono dispersi in piccole tracce ovunque nella crosta terrestre, fa sì che il randon-222 e i suoi discendenti siano sempre presenti negli ambienti naturali.

La concentrazione di questo gas dipende da molteplici fattori: il contenuto di uranio nel sottosuolo, le caratteristiche dei terreni (sciolti, rocciosi, fratturati, permeabili), l'idrografia del territorio, i parametri meteorologici
del momento. Esso, inoltre, può accumularsi nelle abitazioni, soprattutto se costruite con materiali uraniferi. Trascorrere gran parte della propria esistenza chiusi in questi ambienti può talvolta provocare qualche danno biologico.
Nei locali poco arieggiati, oltre al radon tendono anche ad accumularsi gran parte degli inquinanti tipici ambientali: polveri, detergenti, vernici ecc. Se poi si aggiunge anche il fumo delle sigarette, il rischio diventa ancora più consistente. Il fumo contribuisce, infatti, a veicolare il radon nei delicati epiteli dell'apparato respiratorio. Per difendersi dal radon, oltre ad arieggiare spesso gli ambienti, è consigliabile dormire e passare più tempo Come per tutti i fattori inquinanti, anche per il radon l'Organizzazione Mondiale della sanità ha stabilito una concentrazione di guardia, dapprima posta a 150 becquerel per metro cubo di aria e successivamente, verso la fine del 2009, ridotta a 100 Bq/m3. L'abbassamento del valore di sicurezza è dettato dalla constatazione che, negli ultimi anni, il ruolo di questo inquinante, del tutto inodore, incolore e insapore, è non solo, dopo il fumo delle sigarette, una fra le seconde cause responsabili dei tumori polmonari, ma è anche un elemento di rischio aggiuntivo per chi già fuma.

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