gaiabox di gaiabox
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L'impiego dell'energia nucleare ha una storia piuttosto recente, iniziata sotto la spinta degli eventi bellici della seconda guerra mondiale, e successivamente portato avanti tramite studi e ricerche per l'impiego odierno.
Il primo reattore nucleare, messo in funzione a Chicago nel 1942 da un gruppo di fisici guidato da Fermi, produceva una potenza appena sufficiente ad accendere una lampadina. I moderni impianti giungono a sviluppare, invece, una potenza dell'ordine di 109 W.
Sulla scia emotiva provocata dall'esplosione, nel 1986, di uno dei reattori della centrale di Chernobyl, nell'odierna Ucraina, in Italia un referendum mise al bando, un anno dopo, la produzione di energia nucleare facendo così crollare il mercato nucleare in Italia.
La storia si è ripetuta nel 2011: i cittadini italiani, chiamati nel mese di giugno a pronunciarsi con un referendum su nuove norme che avrebbero consentito al Paese di riprendere la strada della costruzione di centrali nucleari sul territorio nazionale, interrotta ventiquattro anni prima, hanno ribadito la propria contrarietà, inevitabilmente condizionati dal disastroso incidente che solo tre mesi prima aveva colpito, in conseguenza del terremoto e dello tzunami dell'11 marzo, la centrale nucleare di Fukushima. In Italia sembrerebbe dunque possibile vivere senza energia nucleare, poiché sul nostro suolo non sono presenti centrali attive. Ciò nonostante, una parte dell'energia che importiamo per soddisfare il fabisogno del Paese è di origine nucleare.

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