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Il cinghiale


Questo tipico abitatore della macchia mediterranea e delle foreste costiere, è forse il più fiero e combattivo esponente della fauna selvatica italiana.
Lungo fino a m 1,50, pesante anche oltre 300 chili, munito di poderosi canini, il cinghiale, che specialmente in maremma ha il suo più vasto areale di diffusione, è stato, fin dall'antichità, la preda preferita dai cacciatori.
Le ceramiche greche, gli affreschi etruschi, un bassorilievo sull'Arco di Costantino, miniature medievali sono dedicate a scene di caccia al cinghiale che, fino alla invenzione delle armi da fuoco, erano spesso di esito dubbio.
Oggi i cinghiali, a causa della intensa e spietata caccia, sopravvivono in limitati areali: nel cuneese, provenienti dalla Francia, nella Maremma toscana e laziale, nell'Appennino calabro-lucano, nell'Alto Molise in rari individui. Malgrado la sua elevata prolificità (mette al mondo fino a 16 piccoli per volta), il suo adattarsi a tutti gli ambienti, dal faggeto montano alla inestricabile macchia mediterranea, il suo ampio spettro di alimentazione, il cinghiale è scomparso da molte zone ove un tempo era abbondante.
I piccoli nascono già con gli occhi aperti e in grado di reggersi sulle zampe. Dopo due settimane escono in fila indiana, con la tipica livrea a righe orizzontali gialle e nere, seguendo la madre per i viottoli del bosco. Gli adulti passano la giornata sdraiati nel folto del bosco o in pozze di fango ove amano rotolarsi. All'imbrunire, o secondo altri a notte inoltrata, escono nelle radure ove, con un paziente e costante lavoro di grifo, cercano larve e bulbi scavando buche nel suolo.
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