Arterie, vene e capillari


Il sangue che sgorga dalle ferite dimostra che esso circola nei tessuti del corpo. Se il sangue non circolasse non potrebbe:
Recare a ciascuna cellula dell’organismo gli alimenti assorbiti dai villi intestinali e l’ossigeno proveniente dai polmoni;
Raccogliere e portare via dai tessuti le sostanze di rifiuto che si producono nella combustione degli alimenti.
Il sangue, messo in moto dal cuore, scorre entro tubi elastici, chiusi, detti vasi sanguigni; arterie, vene e capillari.
Le arterie sono le vie di andata; portano il sangue dal cuore a tutte le parti del corpo, ove formano una fittissima rete di tubicini più piccoli di un capello, denominati capillari arteriosi.
Le vene invece sono le vie di ritorno; mediante i capillari venosi, raccolgono da tutte le parti del corpo il sangue e lo riconducono al cuore.
Esistono differenze fra le arterie e le vene:
Le arterie hanno le pareti spesse, possono dilatarsi e contrarsi (sono elastiche); mentre le vene hanno pareti sottili. Infatti se si taglia una vena, le sue pareti si afflosciano e la ferita si rimargina facilmente; se invece si taglia un’arteria essa rimane aperta (e il sangue sgorga a fiotti).
Le arterie pulsano, cioè si dilatano quando ricevono dal cuore l’onda del sangue; mentre le vene non pulsano.
Le arterie corrono generalmente in profondità nel corpo (eccetto in alcune regioni; tempie, polsi, collo); mentre le vene sono generalmente in superficie e hanno un colore azzurrognolo.
Le arterie sono prive di valvole; mentre le vene hanno delle valvole speciali «a nido di rondine», le quali impediscono al sangue (che circola dal basso verso l’alto) di tornare indietro.
I capillari sono talmente sottili da lasciar uscire attraverso le loro pareti l’ossigeno e le sostanze nutritive, e da lasciar entrare le sostanze nutritive e le sostanze di rifiuto, consentendo in tal modo la vita alle cellule dell’organismo.
A scoprire i capillari (nel 1659) fu un medico naturalista italiano, Marcello Malpighi, di Crevalcuore, presso Bologna.
Si può paragonare il sangue a un fiume che scorre rapido nelle arterie; ma giunto all’immenso delta dei capillari arteriosi, rallenta la velocità (che diviene circa mille volte minore) in modo da consentire l’uscita dell’ossigeno e delle sostanze nutritive. Contemporaneamente, in un altro delta, formato dai capillari venosi, il sangue si carica dei rifiuti delle cellule, si raccoglie nelle vene e riprende la sua corsa verso il cuore.
Durante l’attività muscolare, i capillari si dilatano in modo che una maggiore quantità di sangue possa giungere nei muscoli.
Nel corpo umano adulto, la lunghezza complessiva dei capillari è di 200 mila chilometri, pari a cinque volte il giro del mondo sulla linea dell’equatore.
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