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I concetti

I concetti sono degli strumenti cognitivi della categorizzazione.
Un concetto veicola parecchie informazioni e sono anche collegati tra loro e disposti in gerarchia, stratificati con quelli di livello più alto che ne comprendono altri di livello più basso.
Secondo la teoria classica, un concetto è una definizione, cioè un insieme di attributi che definiscono la categoria a cui si riferisce.
L’esperimento condotto da Quillian e Collins consisteva nel porre a dei soggetti domande del tipo “Il canarino è un uccello?”-“Il canarino è un animale?”-“Il canarino è un mammifero?” al fine di stabilire la validità della rappresentazione gerarchica dei significati. Il soggetto a sua volta doveva rispondere “vero” o “falso” secondo l’esattezza della domanda posta loro precedentemente.
I tempi medi impiegati dai soggetti nel rispondere aumentavano in proporzione alla distanza che separava i due vocaboli nel reticolo gerarchico.
Veniva quindi dimostrato che maggiori sono i passaggi di livello che dobbiamo fare per verificare l’enunciato, più tempo occorre per rispondere sia per definire caratteristiche dell’oggetto preso in considerazione sia per associarlo ad una categoria ben precisa. In generale però occorre maggior tempo per rispondere alle domande sulle caratteristiche, infatti non è sufficiente muoversi da un nodo all’altro, ma occorre esplorare dentro i nodi della ricerca dell’attributo interessato.

Fatti che contraddicono la teoria classica
- Indagini empiriche tese a studiare come la gente adopera i concetti hanno documentato una serie di fatti che non si accordano con la teoria classica.
- Confini sfumati tra categorie. Tra le categorie dovrebbero esserci dei confini netti. È stato dimostrato invece che la gente a volte stenta a classificare oggetti.
- Tipicità degli esemplari. Chiedendo a gruppi di persone di valutare quanto fossero rappresentanti tipici della loro categoria oggetti di esperienza quotidiana, si è visto (Rosch) che abbiamo in mente graduatorie di tipicità, cioè che siamo in grado di ordinare gli esemplari di una categoria dai più tipici ai meno tipici.
- Diversa rilevanza degli attributi. In una definizione gli attributi sono tutti egualmente importanti, perché tutti necessari a delimitare la categoria. Noi però, in alcuni oggetti, riteniamo alcuni attributi più rilevanti di altri.
- Somiglianza di famiglia. La teoria classica presuppone che le caratteristiche specificate nella definizione siano facilmente rintracciabili in tutti gli esemplari. È stato dimostrato però che spesso le persone fanno fatica a stabilire che cos’hanno in comune gli oggetti di una categoria, evidentemente la gente non ha in mente un preciso elenco di tratti distintivi riscontrabili in tutti i membri della categoria, ma pensa a una somiglianza più vaga che li accomuna. In questi casi ciò che c’è di comune è una somiglianza di famiglia, per cui un esemplare ha qualcosa in comune con un altro, questo con un altro ancora, c’è una somiglianza diffusa, ma non c’è qualcosa di comune a tutti.

- Effetto di tipicità. Con i tempi di verifica degli enunciati si mette in evidenza della distanza gerarchica, che è in accordo con la teoria classica. Impieghiamo meno tempo a rispondere, infatti, a “il canarino è un uccello?” che a “il pollo è un uccello?” perché l’effetto di tipicità è più forte dell’effetto di distanza gerarchica.

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