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Freud e la psicanalisi

La psicanalisi è il complesso di metodi clinici per l’indagine dell’attività psichica (metodi che applicati a persone affette da determinati disturbi psichici possono dar luogo ad effetti terapeutici) e l'utilizzazione sistematica dei dati così ottenuti per configurare una nuova disciplina scientifica.
La maggior parte degli studiosi e la stessa verità storica concordano nell’affermare che il significato della psicanalisi va ricercato soprattutto nel pensiero e nelle scoperte di Sigmund Freud. Senza dubbio Freud è potuto arrivare alla sua dottrina con l’aiuto mediato o diretto del pensiero scientifico e della cultura del tempo in cui è vissuto.
Se si possono ravvisare quali antecedenti culturali della psicanalisi pensatori come Fechner, Herbart, Shopenauer e Nietzche, si deve anche convenire che il suo sorgere è stato favorito dal clima di crisi dell’alta borghesia mitteleuropea che ha caratterizzato la fine del secolo XIX e dal rinnovato interesse dell’ambiente medico per i problemi della psicopatologia, suscitato dalle nuove conoscenze sulla natura dell’isteria e delle nevrosi.

La collaborazione con Breuer

Freud, ricordando la storia iniziale delle sue scoperte, ammette che quella che è forse da giudicare come la prima analisi su una paziente nevrotica, fu condotta nel 1880-81 dal suo collega dr. Breuer, il quale riuscì a liberare la malata dalle sue inibizioni e paralisi col farle ricordare, sotto ipnosi e per molte volte, l’occasione in cui il sintomo era insorto, e lasciandola poi parlare di tutto ciò che le passava per la mente.
Al ritorno dalla Francia, dove aveva seguito i corsi di Charcot, Freud convinse Breuer a ritornare sull’argomento e nel 1893, come conseguenza di questa collaborazione, fu pubblicato uno studio dal titolo "Sul meccanismo psichico dei fenomeni isterici”. Si era così arrivati alle prime fondamentali scoperte:
- I sintomi isterici non sono casuali ma hanno un senso, perché esprimono in modo simbolico determinati processi mentali del paziente;
- Quando il paziente riconosce questo significato nascosto si determina la scomparsa del sintomo.
Fin dall’inizio si rilevo’ importante il fattore affettivo. I sintomi isterici, affermavano Freud e Breuer, insorgono quando un processo mentale con un’intensa carica affettiva non può dar sfogo a quella carica per le vie normali che conducono alla consapevolezza e all’azione. Sicche’ in questa teoria era gia’ affermato il presupposto che esistessero processi mentali inconsci.

Il pensiero di Freud

Ritiratosi Breuer dalla collaborazione con Freud, questi abbandonò l’ipnosi, che nasconde gli importanti fenomeni della resistenza e del transfert ed elaborò la tecnica delle “associazioni libere”. Quest’ultima, ancor oggi usata, consiste nel chiedere al paziente che osservi spassionatamente e con attenzione se stesso e riferisca senza interruzione tutto cio’ che passa nella sua coscienza. Per questo nuovo metodo di cura, Freud conio’ il termine di psicanalisi. Dall’interpretazione dei lapsus, delle dimenticanze, delle azioni involontarie e dall’interpretazione delle fantasie, dei sogni e dei simboli utilizzati dal sognatore, Freud trasse nuovi mezzi per raggiungere il nocciolo delle verita’ della sua psicologia del profondo.
Contrariamente a quanto riteneva l’opinione popolare e la scienza accademica, Freud sostenne che il comportamento sessuale dell’uomo aveva inizio assai prima dell’età puberale, e perfino nell’infanzia, dove si presentava con modalità particolari, talvolta simili a quelle che negli adulti sono condannate come perversioni. In tal modo Freud potè individuare nell’uomo una forza che chiamò libido.

La libido Freudiana corrisponde nella vita psichica ai vari istinti sessuali, componenti o parziali, che possono nuovamente scomporsi e che solo gradualmente si unificano in un’organizzazione ben determinata propria dell’individuo normale adulto.
In rapporto a questa organizzazione della libido nell’uomo, Freud distinse tre fasi: la fase pre-genitale o orale, la fase sadico-anale, la fase del primato delle zone genitali (infanzia, gli stadi dello sviluppo psicologico). Nei primissimi anni dell’infanzia si verifica una convergenza di impulsi sessuali che ha per oggetto la madre. La scelta di questo oggetto, a cui si aggiunge una ostilita’ verso il padre costituisce il complesso di Edipo. In ognuna delle fasi dell’organizzazione della libido l’individuo può trovare difficoltà sproporzionate alle sue possibilità di adattamento (fissazione) come pure, per frustrazioni eccessive, la tendenza a tornare a modi di soddisfacimento di epoche precedenti (regressione). Tali pulsioni risultano educabili fino alla adolescenza e possono dar luogo a vari processi psicologici secondari: identificazione, formazioni relative, sublimazione, etc.
Verso il 1920 Freud, in una importante recensione delle sue teorie, descrisse la struttura della personalità psichica composta da un Es (parte istintuale inconscia), da un Io cosciente (parte regolata dal principio della realtà) e di un Super-io (parte prevalentemente inconscia che rappresenta la fonte delle esigenze morali). Tutte queste scoperte e considerazioni teoriche portarono Freud a una nuova concezione della nevrosi che, a grandi linee, può essere cosi’ riassunta: le nevrosi sono espressione di conflitti sorti tra l’io e quegli impulsi sessuali che all’Io appaiono incompatibili. Poiché tali impulsi non sono in armonia con l’Io, l’Io li ha rimossi, cioè ha impedito loro sia di diventare coscienti sia di essere soddisfatti. Gli impulsi della libido, così arginati, regrediscono a fasi precedenti del loro sviluppo e la loro conseguente scarica sotto forma di sintomo non è altro che un appagamento sessuale sostitutivo. Se durante un trattamento analitico si cerca di portare alla coscienza questi impulsi rimossi, le forze della rimozione si presentano all’analista sotto forma di resistenza. Per concludere, si può affermare che esistono alcuni principi generali della psicanalisi i quali, secondo Freud, sono: il postulato che esistono processi mentali inconsci (Inconscio), la teoria della rimozione e delle resistenze, l’importanza del complesso edipico e della sessualità. A tutte lettere Freud scrive che chi non sia disposto ad accettare questi principi non può considerarsi uno psicanalista. Per quanto riguarda gli sviluppi successivi della teoria e della prassi psicanalitiche si deve considerare soprattutto il distacco avvenuto tra il 1911 e il 1914 di Carl Gustav Jung e Alfred Adler dalle dottrine Freudiane.

A cura del Prof. Antonio Di Chiara

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