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Processi cognitivi e problem solving

Alla fine dell’800 la psicologia si evolve con la nascita della psicoanalisi di Freud, incentrata sulla personalità dell’individuo. Nel 1867, a Lipsia, il fisiologo Wundt decide di studiare la sensazione come risultante del rapporto tra stimolo e risposta. Tutti e due i versanti si concentrano sullo studio della mappa mentale attuato tramite l’applicazione dei processi cognitivi

 dato uno stimolo S un organismo O invia una certa risposta. Sperimentalmente vedo quale è la reazione dell’individuo allo stimolo S, questa risposta sarà diversa a seconda della personalità (behaviour) che interagisce con quello stimolo

= rappresentazione che l’individuo (sperimentale) o la persona (altra area) si fanno della realtà. Io rappresento il mondo come lo vedo io, rispetto alle mie credenze, ai miei valori e ideali. Questa rappresentazione non è mai oggettiva, in quanto ognuno rappresenta la propria realtà in modo differente  COME MAI?

Ognuno di noi ha un’interazione continua dei processi cognitivi che determina la nostra mappa mentale

PROCESSI COGNITIVI (processi di pensiero che ci accompagnano fin dalla nascita):
• memoria
• attenzione
• linguaggio
• percezione
• apprendimento

L’ATTENZIONE
Il cervello umano sarebbe in grado di assimilare un numero di informazioni doppio di quello che viene tra-smesso da un’altra persona mentre parla a velocità normale. Se questo non avviene è perché la mente si distrae per una serie di “cattive abitudini”. Per riuscire “a stare attenti quando ci parlano” è necessario che i discorsi del nostro interlocutore attraversino quattro fasi di elaborazione:
 udire le parole altrui
 interpretare ciò che si sente
 valutare
 rispondere, quindi riflettere e discutere su ciò che si è ascoltato

L’attenzione è il processo mediante il quale mettiamo a fuoco e cogliamo solo alcune parti del nostro ambiente, mentre altre vengono ignorate.

LA PERCEZIONE
Possiamo dire che, parlando di “percezione” si intende il processo mediante il quale estraiamo e organiz-ziamo le informazioni presenti nel mondo che ci circonda. La percezione visiva avviene attraverso il senso della vista, ma abbiamo anche tipi di percezioni che si basano su dati uditivi o tattili o provenienti da altri organi di senso. I nostri sensi, infatti, ci permettono di fare i primi passi verso la conoscenza del mondo e-sterno. La percezione è il primo anello della complessa catena che unisce quanto si trova nel mondo ester-no con la nostra azione, si tratti di apprendimento, soluzione dei problemi, di emozioni, di rapporti sociali. Basti dire che non possiamo imparare e ricordare neppure il fatto più semplice se prima non lo percepiamo, né saremmo in grado di immaginare, pensare, raccontare o sognare se non possedessimo i dati immagazzinati con l’esperienza percettiva.

 Le illusioni ottiche
Le alterazioni percettive, o “illusioni”, avvengono molto più spesso di quanto si immagini. Per e-sempio, possiamo non vedere cose che sono obiettivamente presenti davanti a noi, in altri casi, al contrario, possiamo vedere fenomeni che sono assenti. Ma i casi più frequenti di illusione si hanno quando le caratteristiche obiettive dell’oggetto (dimensione, forma, colore, ecc) non corrispondono a quanto viene percepito.
L’APPRENDIMENTO
L’apprendimento si definisce come la modificazione relativamente permanente del comportamento pro-dotto dall’esperienza. Si parla di un cambiamento psicologico. L’apprendimento è l’aspetto fondamentale del comportamento umano, che coinvolge tutto quanto viene da noi fatto, sentito o pensato. Si può dire che, in ogni momento, siamo immersi in situazioni varie e circondati da un’infinità di stimoli; più o meno coscientemente, a questi stimoli rispondiamo in varie forme e, così facendo, si provoca una modificazione del nostro comportamento. Il nostro comportamento muta nella direzione che ciascuno di noi desidera e in base alle personali tendenze.

LA MEMORIA
La memoria è considerata come la capacità di conservare e di evocare quanto si è appena appreso. Una “memoria associativa” è costituita da una forma di apprendimento basato su un meccanismo geneticamente determinato, secondo il quale a determinati stimoli vengono associate delle reazioni (comportamenti) in base a caratteristiche specifiche di questi stimoli. La memoria non si basa sulla semplice registrazione di parole e immagini bensì sull’organizzazione della conoscenza in base a principi funzionali e ad aspetti strutturali. L’uomo è in continuo contatto narrativo con il proprio mondo. Ciò consente di ridurre i dati da memorizzare, introducendo un processo di recupero in grado non solo di recuperare i singoli dati, ma anche di ricostruire i legami fra gli stessi, determinando quella conoscenza narrativa che è tipica della coscienza umana. Esistono tre tipi di memorie:

 memoria sensoriale  capacità dei sensi di mantenere uno stimolo per un breve periodo di tempo prima che esso sia processato e inviato ad altre parti del sistema cognitivo
 memoria a breve termine
 memoria a lungo termine  capacità dell’organismo di mantenere i dati e le informazioni elabora-te per un periodo indefinito di tempo

Abbiamo inoltre varie forme di memoria:
• memoria dichiarativa: ci permette di raccontare ciò che abbiamo imparato nel passato e implica la capacità di strutturare i ricordi in modo tale che possano essere verbalizzati (codifica, immagazzi-namento, recupero)
• memoria procedurale: rappresenta il sistema in grado di immagazzinare la conoscenza sul “come fare”. Il contenuto di questa memoria è strettamente connesso con le competenze motorie in quanto non contiene informazioni di natura concettuale, ma conserva le sequenze motorie che ci permettono di guidare, o andare in bici in modo del tutto spontaneo una volta che è avvenuto l’apprendimento


La sensazione è la risultanza di un certo stimolo, mentre l’emozione riguarda il suo istinto. Quello delle e-mozioni rappresenta un ulteriore sistema d’interazione con l’ambiente e può essere considerato un sistema di rappresentazione che potremmo chiamare di “primo livello”. L’emozione viene spesso definita come una reazione specifica a un determinato stimolo (la paura è l’emozione). Secondo alcuni studiosi quanto viene definito “emozione” non sarebbe altro che un tipo di eccitazione o di attivazione che viene prodotta da una certa varietà di stimoli. L’emozione è uno stato particolare dell’individuo che si riflette: nell’esperienza che egli prova in sé; in alcune alterazioni fisiologiche; nel suo comportamento.
Attraverso la comunicazione delle proprie emozioni si trasmette in modo molto rapido ed efficace la pro-pria intenzione comportamentale e si fornisce un feedback comunicativo semplice e molto potente. Le espressioni facciali delle emozioni rappresentano il veicolo privilegiato di comunicazione emotiva. A ogni emozione primaria corrisponde una precisa espressione emozionale che ha un carattere universale (“feedback facciale”). Oltre alle emozioni cosiddette “di base”, ne esistono altre, chiamate “emozioni sociali” (vergogna, colpa).


La motivazione è un costrutto ipotetico che designa dei processi casuali interni, non direttamente osservabili, ma che si possono produrre a partire da cambiamenti comportamentali osservabili.

L’istinto è genetico, è il temperamento. Ognuno di noi conosce il proprio istinto di base di comportamento, questo non può essere cambiato, ma può essere controllato da noi stessi. L’istinto deve essere definibile per tutti allo stesso modo, in quanto è un comportamento di specie specifico, quindi tuta la specie deve reagire allo stesso modo se sotto un medesimo stimolo.

La pulsione è la forza che spinge l’individuo ad agire in modo da ridurre lo stato di tensione indotto da tale forza. L’istinto motiva l’organismo ad eliminare la stimolazione o eccitazione interna che viene vissuta dall’organismo come sgradevole e chiede di essere eliminata.

Il bisogno è determinante del comportamento umano. Il bisogno è uno stato di carenza associato ai cambiamenti fisiologici. È differente dalla motivazione, in quanto questa è un complesso processo psicologico che spinge l’individuo verso una meta, mentre il bisogno è una mancanza di equilibrio. Lo psicologo Maslow ha precisato i cinque bisogni fondamentali dell’uomo, che, se adeguatamente soddisfatti, portano a un completo sviluppo dell’individuo. Tali bisogni seguono un ordine di successione. Il passaggio da un livello ad un altro significa che i bisogni del livello precedente hanno assunto un ruolo di minor importanza per l’individuo.
 i bisogni fisiologici
 il bisogno di sicurezza
 i bisogni di affetto e di appartenenza
 il bisogno di stima
 il bisogno di autorealizzazione


Il linguaggio rappresenta una funzione speciale dell’organismo umano. Esso rappresenta un mezzo, flessibile e sofisticato, con cui l’organismo si mette in relazione con il mondo sociale. il termine “linguaggio” è utilizzato in merito a relazioni di tipo sociale: cioè a relazioni fra individui. Si parla spesso di “linguaggio delle emozioni”. In particolare il linguaggio possiede le seguenti proprietà:
 set definito e numericamente finito di simboli di base
 set definito e numericamente finito di regole di combinazione delle unità di base per produrre unità complesse (dotate di significato)
 set definito e numericamente finito di regole di combinazione di unità complesse
 numero illimitato di unità complesse dotate di significato (parole e frasi)

Un discorso a parte merita il linguaggio dei segni, utilizzato dalle persone con deficit acustici per comunica-re: esso possiede tutte le proprietà necessarie per essere definito tale e si declina in una serie di lingue codificate e una varietà di dialetti locali, proprio come avviene per le lingue parlate. Lo studio della comprensione del linguaggio ha prodotto numerosi modelli che tentano di spiegare come il sistema cognitivo sia in gradi di estrarre dalle parole e dalle frasi percepite il contenuto necessario a produrre un output per altri processi cognitivi o preparare specifici comportamenti.

Il pensiero rappresenta una funzione del sistema cognitivo umano. Talmente complessa da essere difficle persino da definire. Il pensiero rappresenta una forma evoluta di gestione del sistema cognitivo che, grazie ai processi della memoria, della attenzione, della percezione e così via, è in grado di mediare la condotta umana in modo da renderla flessibile e riflessiva. Il pensiero può essere di natura cosciente o non cosciente. In questo momento sto pensando a quanto devo scrivere e dunque utilizzo un pensiero cosciente. Il fatto di scrivere quanto penso mi rende ulteriormente cosciente del mio pensiero, permettendomi, di essere cosciente della mia coscienza.

Il processo che porta a risolvere definitivamente il problema consiste nell’applicazione di una o più regole (problem solving). Il problem solving richiede l’utilizzo di tutti i processi cognitivi studiati e descritti nella scienza cognitiva. In particolare, nella risoluzione dei problemi vengono generalmente considerate quattro fasi:
 comprendere e rappresentare il problema
 pianificare una soluzione
 mettere in atto la soluzione stabilita
 controllare gli esiti e verificare l’avvicinamento della meta

Il ragionamento costituisce il processo attraverso il quale un insieme di dati di partenza viene elaborato per arrivare a un insieme di dati conclusivi in grado di essere utilizzati per raggiungere determinati scopi. applicato al problem solving, il ragionamento rappresenta il processo attraverso il quale elaboriamo le strategie solutorie. In genere si distingue il ragionamento deduttivo dal ragionamento induttivo. Il ragionamento condizionale si basa sull’applicazione delle regole logiche sottostanti alle relazioni del tipo “se … allora” (i dati che il soggetto ha a disposizione sono una premessa p e un conseguente q).

Per “decisione” si intende la selezione di una particolare alternativa fra le n presenti in un certo contesto c e in un certo momento t. il processo decisionale si caratterizza dunque per:
1. la presenza di un numero finito n di alternative
2. l’importanza dei fattori contestuali e contingenti
3. il forte legame con l’azione

A differenza del problem solving, il processo decisionale non richiede l’elaborazione solutoria. Si può dire che gran parte del decision making si basi sull’analisi del processo di rappresentazione. È chiaro, infatti, che una qualsiasi scelta non automatica richieda uno sforzo di ragionamento, le cui caratteristiche sono già state esposte in precedenza  studiando il decision making si studia il pensiero nella sua complessità

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