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Da “Le Scienze” – Edizione luglio 2014
Dalla madre al neonato, come si trasmettono paure e fobie (scritto dalla redazione della rivista)

Autore/i della ricerca
-Jacek Debiec è laureato in Scienze Mediche al Jagiellonian University Collegium Medicum di Cracovia. Ha praticato diversi tirocini in psichiatria e neuroscienza, che gli hanno concesso di lavorare con diverse personalità, tra cui Regina M. Sullivan, che ha collaborato con lui in questa ricerca. Debiec è associato all’Istituto di Neuroscienza Comportamentale e Molecolare e al Dipartimento di Psichiatria dell’University of Michigan, nonché ricercatore per il Copernicus Center for Interdisciplinary Studies di Cracovia. Ha ricevuto numerosi premi e recentemente si concentra sull’apprendimento emotivo e sulla memoria di animali ed esseri umani.
-Regina Marie Sullivan è una professoressa di Psichiatria Infantile ed Adolescenziale alla New York University. Come Debiec, la sua ricerca è interessata alla comprensione delle conseguenze dell’attaccamento del bambino alla madre, l’impatto che esso ha sullo sviluppo cerebrale ed emotivo. La Sullivan ha pubblicato moltissimi articoli e capitoli sull’argomento, esercitando un grande contributo per la ricerca in questo campo.

Dati raccolti prima della pubblicazione dell’articolo
Prima della pubblicazione di questo articolo, scienziati e ricercatori come Debiec, hanno constatato un fenomeno molto particolare per il momento inspiegabile che interessava il rapporto e il collegamento emotivo esistente tra madre e figlio. Specialmente per quanto riguarda donne fortemente traumatizzate (tra queste, Debiec si è rivolto a vittime dell’Olocausto), si sono manifestate fobie e ansie in determinate situazioni che si sono rivelate simili o identiche nei loro figli. Una fobia si manifesta solitamente in seguito ad un trauma vissuto in prima persona, trauma spesso facilmente individuabile dopo un’analisi della memoria del bambino ed una scansione delle sue esperienze passate. Tuttavia, in questo caso, le fobie si sono manifestate inspiegabilmente, senza alcuna esperienza vissuta dal bambino. Con questi dati è iniziata la ricerca, seguendo l’ipotesi che tra la madre ed il figlio ci sia un legame di qualche genere (Debiec suppone di tipo olfattivo) che trasmette al bambino le paure della madre.

La ricerca
I ricercatori hanno lavorato sui ratti, sottoponendo alcune madri a leggere scosse elettriche, nello stesso momento in cui veniva loro somministrato un odore di menta. Questo le ha portate a temere l’odore della menta che, somministrato una seconda volta, ha fatto sì che il loro corpo producesse un odore legato alla paura, tutto ciò in presenza dei piccoli. L’odore di menta è stato somministrato in seguito ai soli piccoli, evidenziando due risultati principali: un aumento del livello di corticosterone, ormone dello stress, e una notevole attività dell’amigdala, area cerebrale che gestisce le emozioni, in particolare la paura. Apparentemente, la paura della madre per l’odore della menta è stato trasmesso ai piccoli come una malattia.

Conclusioni
Debiec sostiene: "La nostra ricerca dimostra che ancor prima di poter fare proprie esperienze, i bambini possono acquisire esperienze delle madri, ricavandole dalle espressioni materne di paura. Ancora più importante, questi ricordi materni trasmessi sono di lunga durata, mentre altri tipi di apprendimento infantile, se non rinforzati dalla ripetizione, svaniscono rapidamente". L’esperimento, tuttavia, è stato sottoposto ai ratti e non è, perciò, ancora dimostrato che lo stesso meccanismo avvenga negli esseri umani, specialmente considerando le differenze riguardanti il senso dell’olfatto tra le due specie. Ciononostante, questa ricerca potrebbe contribuire alla comprensione dei procedimenti di radicamento di fobie e disturbi d’ansia infantili.

Osservazioni personali
L’articolo mi ha interessato particolarmente perché la psicologia infantile è un argomento infinitamente ampio che mi incuriosisce moltissimo. In particolare, è interessante osservare quanto importante sia non solo il primo periodo di vita del bambino, ma anche la gravidanza stessa, in cui, visti i risultati derivati da ricerche come queste, sembra che ogni azione e situazione coinvolgente la madre, abbia conseguenze sul comportamento e sulle caratteristiche psichiche del bambino. Mi ha impressionato il fatto che questo fenomeno si sia manifestato nel caso di donne che hanno subito le barbarie dell’Olocausto. Si comprende quanto un evento del genere non solo abbia stravolto la vita delle vittime vere e proprie che l’hanno vissuto, ma anche le generazioni successive: il ricordo di un evento passato può essere radicato nel corpo di una persona e dei suoi discendenti, come possono esserlo le radiazioni derivate da un disastro nucleare.

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