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L’adolescenza

L’adolescenza è l’età in cui avvengono trasformazioni vistose. Ragazzi e ragazze si svilupperanno d’ora in poi in un modo bizzarro, alcuni ingrasseranno fino a sfiorare l’obesità, altri diventeranno secchi come chiodi, alcuni si allungheranno, altri rimarranno piccoletti; l’organismo assumerà forme strane. Certe ragazze presenteranno una rapidissima comparsa di seni prosperosi su un fisico ancora infantile, altre, resteranno piatte come una tavola solo sul petto; alcune avranno gambe magrissime e legnose, altre gambe simili a colonne. Dei maschi qualcuno avrà la voce da basso profondo e qualcuno parlerà come un canarino, uno in poche mesi si coprirà la faccia di un barbone ispido e folto e l’altro rimarrà liscio come una mela; uno darà di far scoppiare i vestiti e l’altro si conserverà esilino e filiforme. Potrà veramente succedere di tutto. Spesso i genitori si preoccupano di questo terremoto evolutivo nel quale non si raccapezzano, ma quelli che si preoccuperanno di più saranno i ragazzi stessi: le femmine in genere per ragioni estetiche, i maschi per la loro virilità.

Un altro problema che coinvolge i ragazzi è la bulimia e anoressia, che in effetti sono delle vere e proprie malattie. Certi adolescenti sembra che vivano solamente in funzione di un costante riempimento dello stomaco. Si buttano in ogni momento su ogni vivanda o bevanda con voracità irrefrenabile. Sono i cosiddetti bulimici. La bulimia sarebbe appunto caratterizzata da episodi di iperalimentazione esagerata. E’ una forma che riguarda soprattutto le ragazze e che insorge più spesso nella tarda adolescenza. Un disturbo non sempre individuabile perché individuabile perché la persona che ne soffre cerca di appagare i propri impulsi divoratori in segreto, e dopo si dedica spesso all’espiazione vomitando e riducendo la propria dieta . Solo raramente la bulimia porta all’obesità. Ma quali sono i motivi che spingono l’adolescente verso le crisi di voracità? La causa principale della bulimia è probabilmente quella di attenuare le ansie e di compensare la depressione. Certi ragazzi ingordi denunciano esplicitamente il loro senso di solitudine e di vuoto.Ecco pertanto l’importanza determinante degli affetti, quindi dei genitori, per l’adolescente. L’introduzione forsennata di alimenti non è altro che una fuga, una ricerca di rifugio. C’è chi mangia troppo e in qualunque momento, e c’è chi non vuol mangiare nulla, mai, e specialmente fra le ragazze. In effetti quel rifiuto categorico di ogni alimento, che viene chiamato anoressia mentale. E’ un comportamento che si manifesta e si consolida in un periodo di tempo che dai tre ai sei mesi circa.
Le ragazze anoressiche giunte a una fase di malattia evidente presentano un aspetto ovviamente magre, o magrissime a volte addirittura scheletriche. Non solo l’aspetto ma anche il funzionamento dell’organismo presenta alterazioni, la temperatura del corpo si mantiene su livelli molto bassi, il cuore presenta un ritmo molto rallentato delle pulsazioni. La passione che prevale rimane sempre quella dell’odio per il cibo. Secondo gli esperti l’anoressia potrebbe nascere,almeno in parte da una insufficiente fiducia nei genitori, ma sono ipotesi on sempre dimostrabili anche se le figure di madre e padre esercitano un’influenza molto incisiva sui comportamenti della ragazza. Una breve sfogliata ai vari quotidiani è sufficiente rilevare la drammatica realtà della società attuale come una neonata trovata in una discarica, immigrati annegati sognando l’Italia uccisi in discoteca per uno sguardo a una ragazza. Oggi purtroppo non esiste alcun valore che appaia solido, la società, la famiglia, la scuola, la politica non riescono ad offrire modelli di riferimento sicuri. Certo, per fortuna ci sono giovani che sentono il bisogno di uscire allo scoperto di impegnarsi socialmente, invece molti altri giovani trascinano la loro vita inutilmente segnati dalla noria, dalla mancanza di interessi reali, pertanto l’unica uscita è quella di darsi all’alcool, alla droga o a una folle corsa in auto, proprio per placare ansie e paure quotidiane. La crisi della famiglia, l’assenza di ideali e di valori, la ricerca del benessere ad ogni costo hanno contribuito a creare un certo malessere, i giovani si sentono amareggiati, privi di prospettive. Alcuni si avvicinano alla droga cercando di sfuggire alla realtà, altri invece si avviano sulla strada della delinquenza pur di raggiungere rapidamente la ricchezza. Il fenomeno della criminalità giovanile è favorita dalla crisi occupazionale, ma la responsabilità di ciò che accade è causa di una società che esalta il denaro e il successo. Nel 2000 si contano più di 300.000 coloro che usano droghe pesanti di cui i morti sono stati 1016. Del problema droga si discute con tenacia soprattutto dopo la scoperta del terribile morbo dell’AIDS ma l’indifferenza va combattuta con energia, perché la tossicodipendenza è un male della società di fronte al quale nessuno può sentirsi estraneo.
Le droghe in effetti non sono altro che dei farmaci usati impropriamente o in dosi superiori a quelle che l’organismo è in grado di sopportare senza scompensi. Esse in realtà non fanno latro che modificare le condizioni psichiche dell’individuo, queste determinano un iniziale stato di benessere e sono dotate di un’azione eccitante che prova euforia ed una visione più rosea delle cose. Si tratta però di venefici momentanei alla fase di benessere e di eccitazione segue infatti uno stato di depressione per vincere il quale diviene necessario assumere nuove dosi di droga. In questi ultimi anni si sono diffusi tra i giovani altre sostanze mortali quali l’ecstasy e il crack. Il primo può portare a gravi stati depressivi perché distrugge una sostanza che fa parte del cervello. Questo viene venduto soprattutto nelle discoteche sotto forma di pasticche. Purtroppo il suo consumo nel 2001 è aumentato del 400% rispetto all’anno precedente. Le cause di questo preoccupante fenomeno sociale vanno ricercate in un disagio nel mondo dei giovani, il dramma della droga interessa giovani tra i 16 e i 24 anni senza distinzione di classe sociale. Lo Stato purtroppo si è reso e si rende ancora oggi colpevole per non aver garantito a tutti una migliore qualità della vita e la certezza del futuro. Le comunità terapeutiche che si sono andate moltiplicando grazie all’opera di laici e religiosi. Le più note sono quelle di don Mario Picchi, di don Luigi Ciotti e di don Piero Gelmini.
La comunità più nota è comunque quella di San Patrignano, un paesino in provincia di Forlì.
La comunità è organizzata come una grande azienda dove i giovnai imparano un mestiere per essere poi inseriti nella società.

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