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L'intelligenza

L’intelligenza nella storia del pensiero filosofico è stata studiata col nome di ragione, poi con la nascita della psicologia si è iniziato a parlare più propriamente di intelligenza.
La definizione di intelligenza dipende dal diverso tipo di approccio dato al suo studio.
La definizione più accettata è: l’intelligenza è uno strumento mentale che rende possibile il controllo e la modificazione dell’ambiente.
Gli approcci della psicologia sono tre:
- Approccio psicometrico, che si basa sulla pratica dei test di misura dell’intelligenza e porta avanti uno studio dall’esterno. Non si dà credito a potenzialità interiori nascoste , ma si bada alle prestazioni che si vedono, alle capacità che le persone effettivamente esprimono quando vengono messe alla prova.
- Approccio cognitivo, che interessa più di ricostruire il lato interiore delle prestazioni, i processi mentali che fanno apparire un individuo più o meno intelligente. L’intelligenza viene esaminata con uno studio dall’interno a patire dal funzionamento della mente.
- Approccio funzionale che considera l’intelligenza uno strumento adattativi; di conseguenza non si limita a studiare le abilità cognitive, ma dà rilievo anche ad abilità di altro genere, emotive, sociali, di gestione di sé.

La tradizione psicometrica
I test di valutazione delle capacità intellettive si affacciano nella psicologia ad opera di alcuni allievi di Wundt che avevano studiato nel laboratorio di Lipsia.
Secondo Wundt la psicologa doveva evitare di addentrarsi nello studio delle facoltà superiori. Però, disattendendo le sue indicazioni, gli allievi d’oltreoceano cominciavano a parlare di test mentali.
Tuttavia il primo lavoro di vera e propria misurazione dell’intelligenza è quello di Binet e Simon, condotto nel 1904, in Francia, sui ragazzi delle scuole di Parigi.
Binet e Simon pensarono di non limitarsi a sottoporre i bambini a prove di abilità, ma di stabilire il loro “livello mentale”. A ciascuno attribuivano un’età mentale e andavano a vedere se coincideva con l’età cronologica.
A questo fine avevano bisogno di una scala di confronto in cui fossero indicate risposte tipiche delle varie fasce d’età.
Se un bambino non riusciva a rispondere a tutte le domande significava che l’età mentale del bambino era inferiore all’età cronologica; così se un bambino riusciva a rispondere a un numero più elevato rispetto alla media egli veniva considerato con un’intelligenza oltre la media.

Questa batterie di test Binet - Simon si diffuse negli Stati Uniti e furono analizzare da studiosi tedeschi, come Terman, studioso della Stanford che ne curò un primo adattamento, noto come test Stanford – Binet, egli infatti andò ad aggiungere a questo test il QI (quoziente intellettivo)., indice famoso, di largo impiego nei successivi test di intelligenza.
Il quoziente intellettivo corrisponde al rapporto tra età mentale e età cronologica moltiplicato per 100: QI = EM/EC X 100
Il QI facilita lo studio quantitativo, perché consente di assegnare un valore all’intelligenza di ciascuno e non solo di stabilire normalità, ritardo e anticipo.
D’altra parte i test di intelligenza sono serviti anche nell’ambito di programmi di recupero e integrazione di persone in difficoltà, per individuarle in seno alla popolazione, per fare previsioni sulle possibilità di recupero e controllare i risultati.

Una o più intelligenze?
Uno dei problemi che si trovarono ad affondare questi studiosi furono sulla presenza di una o più intelligenze.
Se possediamo intelligenze multiple, possono esserci individui disarmonici, che magari eccellono in matematica mentre mostrano limiti nelle abilità linguistiche o figurative.
Ammettendo, invece, l’intelligenza unica, è naturale misurare l’abilità umana nel suo complesso e alle disarmonie non va data troppa importanza.
Lungo tutta la tradizione psicometrica si è cercato di capire come è fatta l’intelligenza e di stabilire se è unica o multipla servendosi dell’analisi fattoriale.

Gli studi di analisi fattoriale nella storia della psicologia, sono stati moltissimi.
Secondo gli studi di Hunt, l’intelligenza è distinta in 3 distinti fattori:
- Capacità verbale
- Capacità razionale
- Capacità spaziale
all’interno dei quali si individuano capacità specifiche.
Le tre aree sono, infatti, parzialmente sovrapposte, perché per ciascun test occorrono anche i fattori intellettivi delle altre aree.
Le conclusioni degli studi di analisi fattoriale non sono state univoche.
Ancora oggi, dopo quasi un secolo di ricerche, due opposte concezioni si contendono il campo:
- La teoria gerarchica
- La teoria multifattoriale
La teoria gerarchica sostiene che, anche se l’intelligenza è un fenomeno multiforme, alla radice c’è una capacità fondamentale, un’intelligenza generale, chiamata fattore g, da cui dipendono le abilità più specifiche.
I modelli successivi hanno introdotto fattori intermedi arrivando a descrivere strutture anche assai complesse.

Modelli gerarchici di intelligenza
Modello di Spearman
Il modello di Spearman prevedeva la presenza di un’intelligenza generale e di intelligenze specifiche influenzate dall’intelligenza generale.
Ci sono abilità innate e abilità specifiche che si innestano ad abilità innate.
Modello di Vernon
Individua sempre il fattore generale e fa differenza tra intelligenza di tipo verbale scolastico e intelligenza spaziale meccanica che a loro volta, presi in considerazione,andavano a individuare fattori specifici.
Modello di Cattel
Cattel ha distinto l’intelligenza generale in generale fluida e generale cristallizzata.

Fluida: un’intelligenza innata e elementare che può essere utilizzata in più ambiti.
Cristallizzata: che ha preso una forma specifica data dai modelli culturali.

Secondo la teoria multifattoriale, l’intelligenza sarebbe in realtà un insieme di fattori indipendenti, senza un fattore g a monte.
Un modello multifattoriale molto noto è la struttura dell’intelletto di Guilford, ampliata e rivista più volte.
Ha il pregio di introdurci nel lato interno della mente, facendo riferimento ai diversi momenti dei processi cognitivi.
Per visualizzare il suo modello, Guilford, ricorre al cubo che è tridimensionale proprio come egli pensa sia l’intelligenza.
L’intelligenza elabora operazioni su dei contenuti e ne ricava dei prodotti.

Le operazioni sono le attività intellettive compiute:
Guilford ipotizza cinque tipi di operazioni:
- Valutazione: confronto dell’informazione in rapporto a specificazioni date;
- Produzione convergente:cerca di usare sempre stessi schemi appresi dall’ambiente;
- Produzione divergente: diverge dal percorso già tracciato e trova soluzioni innovative;
- Memoria: provvista di informazione nella memoria;
- Cognizione:acquisizione di conoscenza.

I contenuti fanno riferimento alla natura delle informazioni ricevute ed elaborate nella mente:
- Figurativi:che si riferiscono a immagini, figure;
- Simbolici: si riferiscono a segni e simboli;
- Semantici: si riferiscono ai significati;
- Comportamentali: si riferiscono ai comportamenti.

I prodotti sono le forme che assumono le informazioni, tutto ciò che produciamo:

- Unità: elementi di informazione relativamente isolati e circoscritti;
- Classi: insieme di unità;
- Relazioni: nessi;
- Sistemi: insieme più complesso di uno schema, relazioni di relazioni;
- Trasformazioni: cambiamenti, trasformazioni di lati
- Implicazioni: conseguenze o cose contenute dai dati che noi ricaviamo e rendiamo esplicite.

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