Sigmund Freud

L’attenzione degli studiosi si focalizza sullo strumento dell’ipnosi attraverso cui era possibile paralizzare queste nevrosi in un soggetto malato e l’opposto in un soggetto sano. Ci si rendeva conto che c’erano dei blocchi nello psichismo che venivano superati solo attraverso l’ipnosi che impedivano il corretto funzionamento dello psichismo. Janet parla di complessi, ossia delle masse che si staccano dal corretto funzionamento dello psichismo e che vivono di vita propria. Essi non agiscono a livello della coscienza. Si analizzano dunque questi complessi che stanno nel profondo, radicate nell’oscurità dell’inconscio. Freud si accorse che durante le sedute ipnotiche poteva essere portata a consapevolezza la nozione di complessi che altrimenti rimanevano oscuri e impalpabili. Studiando Anna O., vede come l’ipnosi permette di far emergere i complessi non emergerebbero se no, perché sono traumi rimosi dalla coscienza – dalla memoria attingibile. Riuscire a dare forma verbalmente al complesso ha una funzione purificatrice, la coscienza guarisce i complessi solamente portandoli a livello di coscienza. Ciò che era stato rimosso e diventato incontrollabile emerge alla coscienza. Il preconscio è attingibile da parte della coscienza attraverso la memoria. Invece non è possibile per la coscienza arrivare all’inconscio, data la presenza di una sorta di barriera. Quest’ultimo determina fortemente il comportamento, ma ha un linguaggio diverso da quello della coscienza. L’inconscio può esprimersi se le difese dell’io – ossia quelle che proteggono l’io dall’irraggiamento puro delle forze pulsionali dell’inconscio – vengono allentate, tuttavia queste non sono consce. Le situazioni in cui queste sono attenuate è l’ipnosi – che però non può essere applicata a tutti –, l’esperienza onirica, i moti di spirito (sarcasmo) – un modo civilizzato di uccidere un’altra persona - , i lapsus – ossia l’inconscio che parla - e nel modo in cui associamo le parole. La struttura della personalità di F è costituito da:
• Coscienza: sensazione e percezione, ma anche ricordo.è la finestra su cui si affaccia lo psichismo e attrraverso di essa con il ricordo posso attingere al preconscio.
• Preconscio
• Inconscio: non appare alla fenomenologia. È ciò che esiste perché si manifesta visibilmente e i suoi effetti non sono riconducibili alle altre due parti. A partire dai suoi effetti viene postulata → critica a F: come si fa a parlare di un inconscio psicologico? → la ps è tutto ciò che riguarda la vita dell’individuo. L’inconscio è l’insieme delle forze che agiscono al di fuori e contro la vita cosciente. È il dominio di quei complessi sfuggiti alla fisiologia dello psichismo stesso → questi nodi hanno automatismo, vivono di vita propria. Noi dell’inconscio abbiamo notizia per l’apparire delle forme di resistenza alla vita coscienze → questo è il pensiero primario.
Deve giustificare l’esistenza di questa differente articolazione rovesciando la gerarchia di questo primo sistema partendo dall’inconscio come base. Il pensiero primario – Es – è quello che appare più lontano dai meccanismi della coscienza → a partire da tutto vi è l’inconscio. Esso è il dominio delle pulsioni dell’organismo. La sessualità è la funzione del principio vitale in sé → il principio formale attorno a cui si struttura l’inconscio è dunque il principio di piacere, ossia volontà di impulso vitale. Rappresentativo della radicalità di questo principio di piacere è il bambino. Egli ha un io ancora poco differenziato dalla madre →è pura e originaria forza vitale, pura libido. Egli sin dalla nascita viene a contatto con la durezza nel mondo. A questo si oppone il principio di realtà, ossia la durezza del mondo – tutto ciò che oppone resistenza alla volontà di potenza. Il bambino piccolo inizia a oggettivare il mondo vedendo la madre, ossia il primo oggetto di riconoscimento di qualcosa che è altro da sé. Dopo la separazione con la madre maturando viene a contatto con un altro punto di incontro col mondo ossia il padre, che sottrae la madre al rapporto di unicità che il b ha con essa → il padre è il principio di realtà. All’inizio il b osserva il mondo e riconosce gli oggetti come altro da sé. Il complesso edipico è quello per cui l’unicità del rapporto con la madre è foraggiato anche dalla sessualità → il b vede nella madre una donna, egli si vede simile al padre e non alla madre. Inoltre il padre viene imitato dal b perché egli diventerà come il suo genitore. Il padre è il primo rivale e il primo con cui identificarsi → complesso di amore e odio nei confronti del padre. Quando il b interiorizza la figura del padre impara a lasciar pedere la madre e cerca una donna al di fuori. Il complesso sorge quando non viene superato l’edipo → non è stata accettata l’ambiguità dell’amore nei confronti dei genitori – rivalità e allo stesso tempo di modello imitativo nei confronti del padre. Il principio di realtà significa abbandonare il principio di piacere per accettare la realtà familiare. Lo scontro tra questi due principi porta ad emergere la coscienza come luogo di ciò che è stato oggettivato come scontro fra il proprio piacere e la durezza del mondo → si genera un mondo di cose conosciute e per questo oggettivabili.
Il super-io è l’interiorizzazione dell’istanza del più forte, ossia la voce del padre che mi insegna a diventare me stesso limitandomi. Il s-io è il dominio di quelle istanze contro le quali l’istintività dell’inconscio si è scontrata. Il super-io può essere interiorizzato a livello dell’inconscio.

Queste due sistematizzazioni sono diverse, la prima è fenomenologica mentre quest’ultima è genetica – ossia descrive con chiarezza la genesi della personalità nell’individuo.

Ferenczy riporta la nascita del super-io alla fase anale, perché il b inizia a tenersi pulito, mentre secondo F questo avviene dopo.
Secondo F l’individuo impara a conciliarsi con le sue pulsioni canalizzandole → sublimazione, per cui le pulsioni vengono canalizzate in istanze socialmente accettate. Ad esempio la cultura è un istanza per autoaffermare la propria superiorità sugli altri – così come la religione. Anche l’arte nasconde la violenza del principio di piacere. È una conciliazione incompleta → viene reso accettabile ciò che nella sua radice è una pulsione cattiva. L’obiettivo della vita è rimanere autonomi rispetto all’ambiente. L’istanza del piacere è ridurre la tensione che lo separa dall’ambiente. La riduzione della tensione porta la forza vitale alla morte in quanto riduce la tensione fino ad annullarla → il piacere supremo è la morte, la polverizzazione dell’individuo. Questa teorizzazione è lasciata aperta: F dice che l’istanza di morte è innescata nella logica del vivente. In questo senso la visione F rimane problematica: far trionfare la vita solo come principio di piacere vuol dire far trionfare la morte.

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