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Decision making

Quando dobbiamo prendere una decisione importante e non è evidente quale sia la scelta ottimale da compiere, viviamo la situazione come un problema. Effettivamente, decidere e risolvere un problema sono compiti per certi versi assimili labili, perché entrambi fanno ricorso ai medesimi processi cognitivi.
Nel decision-making e nel problem-solving sono coinvolti dei processi mnestici in quanto il recupero di informazioni nella memoria risulta necessario sia per decidere, sia per risolvere problemi. Tuttavia, occorre considerare che sono processi differenti:
 risolvere un problema equivale a individuare e generare una strategia per raggiungere la soluzione
 decidere significa scegliere una tra le tante opzioni possibili che sono date

Sebbene in entrambi i processi sia presente un atto decisionale, nel primo caso comporta l’individuazione di un percorso per poter arrivare all’obiettivo prefissato, mentre nel secondo la decisione è costituita dalla selezione dell’alternativa ritenuta più favorevole all’interno di una serie di possibili opzioni.

Non tutte le decisioni presentano le stesse caratteristiche  classificazione
• grado di sicurezza (il decision-making avviene in situazioni di incertezza)
• lunghezza del processo decisionale
• livello di controllo operato dalla coscienza durante il processo

Diversi sono i settori di indagine che si sono occupati dell’indagine del processo decisionale. Nell’ambito delle teorie della decisione si distinguono due approcci principali:
1. fondato sulle teorie normative e pone l’accento sugli assiomi e sui criteri che stanno alla base delle scelte razionali prese da soggetti pienamente razionali
2. basato sulle teorie descrittive, identifica i principi e i meccanismi del processo di presa di decisione effettivamente messi in atto da soggetti reali

 Teoria dell’utilità attesa
Questa teoria esprime in maniera compiuta l’approccio normativo. Partendo dalla constatazione che il processo decisionale avviene per lo più in condizioni di incertezza e di rischio, tale teoria ac-cetta che il decisore si rappresenti le alternative associando a ognuna di esse un valore numerico che esprime la probabilità di verificarsi di ciascun esito. Il concetto di “valore atteso” esprime la va-lutazione delle conseguenze di una scelta tenendo conto della probabilità che tali conseguenze si verifichino effettivamente. La nozione di “utilità attesa” rappresenta un altro concetto chiave della teoria. Con essa si intende il valore soggettivo che il decisore attribuisce agli esiti connessi ai differenti corsi d’azione tra cui si trova a dovere scegliere. Il decisore razionale è colui che è in grado di massimizzare l’utilità derivante dall’esito di una decisione.

L’ipotesi fondamentale delle teorie normative consiste nel considerare il decisore come razionale e nel ritenere che il processo decisionale risponda a un insieme di principi. Alla base dei modelli normativi della decisione vi è un insieme di assunzioni che consentono di definire in maniera chiara che cosa si intende per scelta razionale:
a) Assioma della cancellazione delle componenti comuni
b) Assioma della transitività
c) Assioma dell’invarianza
d) Assioma della dominanza

 Teoria della razionalità limitata
Simon, uno studioso di processo organizzativi, è stato il primo ad aver fornito una spiegazione della discrepanza tra comportamento reale e teoria standard della decisione proponendo il concetto di “razionalità limitata”. Le funzioni mentali coinvolte nella raccolta, selezione, elaborazione e memorizzazione delle informazioni presentano limiti sia da un punto di vista strutturale, sia processuale. Una prima limitazione è riscontrabile nel processo di acquisizione di informazioni dall’ambiente.
LIMITI DEL SISTEMA ATTENTIVO
 tempo di attenzione e quantità di informazioni a cui è possibile prestare attenzione con-temporaneamente
 LIMITI DEL SISTEMA MNESTICO
 la memoria a breve termine ha una capacità limitata in termini di tempo di permanenza dell’informazione e di quantità di informazioni trattenute; la memoria a lungo termine, in-vece, presenta limiti legati alla possibilità di recupero delle informazioni immagazzinate


I decisori si accontentano di esiti “soddisfacenti”

La teoria della razionalità limitata mette in evidenza come il decisore si focalizzi solo su alcune delle possibili conseguenze e si rappresenti un ordinamento di preferenze del tutto incompleto. Invece di calcolare la “migliore opzione possibile”, il decisore reale si accontenta di un esito “sufficientemente buono”.

 Teoria del prospetto
Verso la fine degli anni Settanta del secolo scorso, Kahneman e Tversky hanno proposto la teoria “del prospetto” (Prospect Theory). Essa non si sviluppa in contrapposizione alla teoria normativa, bensì intende spiegare come e perché i decisori reali seguano principi differenti da quelli postulati dalla teoria normativa stessa. La Prospect Theory si pone l’obiettivo di descrivere i processi reali di presa di decisione a partire dall’osservazione di comportamenti effettivi di scelta. Le osservazioni empiriche che conducono alla formulazione di una teoria in grado di fornire una spiegazione coe-rente del processo decisionale. La teoria del prospetto è composta da una componente quantitativa e di una descrittiva. La parte quantitativa della teoria coincide con le funzioni di valore e di analisi della probabilità, mentre la parte descrittiva riguarda il processo decisionale vero e proprio in cui avvengono la strutturazione e la valutazione del problema decisionale.

Kahneman e Tversky sottolineano l’importanza, nel processo di scelta, della fase di strutturazione degli eventi che è costituita dalla rappresentazione mentale degli stessi. La rappresentazione mentale degli eventi è uno degli aspetti fondamentali di tutto il processo decisionale: la modalità attraverso cui l’individuo si prospetta il contesto di scelta (frame) è determinante ai fini della scelta stessa. Il frame può essere definito come una struttura mentale che semplifica e guida la comprensione di una realtà altrimenti complessa, costringendo a vedere il mondo da una particolare limitata prospettiva  il frame può essere pensato come la cornice nella quale la scelta è collocata = rappresentazione mentale delle conseguenze delle alternative, così che tali alternative possano essere considerate come perdite o guadagni rispetto a un punto di riferimento.


A partire dalla teoria del prospetto è possibile spiegare l’effetto del sunk cost (costo sommerso) che costituisce una violazione a quanto previsto dalla teoria della scelta razionale. Secondo le teorie normative un individuo razionale dovrebbe prendere delle decisioni basandosi esclusivamente sulle valutazioni delle conseguenze future e ignorando ciò che è stato deciso in precedenza.


Alcuni ricercatori hanno tentato di elencare le principali strategie che regolino la presa di decisione e ne hanno proposto una classificazione:
• strategie “compensatorie”  un individuo sceglie l’alternativa che presenta un attributo apprezzato a un livello tale da compensare la rinuncia a considerare altri attributi che potrebbero essere desiderabili per l’individuo stesso
 regola congiuntiva
 regola disgiuntiva
 regola lessicografica
 regola di eliminazione per aspetti
l’applicazione delle regole compensatorie pone notevoli problemi al sistema cognitivo del decisore

• strategie euristiche  strategie di tipo inferenziale che consentono all’individuo di prendere una decisione compatibilmente con la complessità del compito e con i vincoli del suo sistema cognitivo. Questo tipo di strategia permette delle risposte “sufficientemente buone” per l’individuo
 euristica della disponibilità
 euristica della rappresentatività
le euristiche riguardano in primo luogo i processi di giudizio, ma hanno implicazioni anche per la presa di decisione in quanto la scelta di che cosa fare dipende da come si valuta la situazione

 le teorie normative non possono essere considerate il modello di riferimento a cui tende a conformarsi il comportamento di un decisore reale

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