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Crescita fisica e motricità

Il corredo del neonato:I primi sei anni di vita rappresentano un periodo di crescita tumultuosa nei quali si passa in un tempo relativamente breve, da uno stato di inettitudine e completa dipendenza dagli adulti ad una condizione di relativa autonomia. Il bambino cresce dal punto di vista motorio, cognitivo, sociale e linguistico e comincia ad acquistare una propria identità.
Alla nascita l'essere umano è dotato di una serie di riflessi, controllati dal midollo spinale e dal midollo allungato, con cui risponde agli stimoli. I riflessi innati più evidenti sono della ricerca del seno, il riflesso di Moro, il riflesso di prensione, del nuoto, del camminare. Sono tutti comportamenti involontari che scompaiono o si trasformano in atti volontari in concomitanza con la maturazione dei centri corticali, in particolare tra i 4 e gli 8 mesi di vita quando il controllo si estende ai nervi spinali superiori consentendo il controllo volontario degli arti superiori e successivamente tra gli 8 e 14 mesi il controllo degli arti inferiori. Esiste nel bambino anche un atteggiamento di ricerca attiva della luce. Inoltre in molti sostengono che i neonati hanno già la capacità di attendersi che un'informazione percepita con una sistema sensoriale ne implichi un'altro, e che alcuni loro comportamenti producono nell'ambiente un effetto prevedibile.
Impossessarsi degli spazi: lo sviluppo motorio: Per quanto riguarda la motricità si possono individuare degli stadi che devono essere percorsi. Essi si dividono in due direzioni: cefalocaudale (testa-coda) e prossimodistale (vicino-lontano): i movimenti controllati compaiono prima nella zona del capo che nel resto del corpo. L'aumentare della mobilità infonde anche nel bambino uno stato di sicurezza fisica e psicologica. Alcune azioni fisiche sono molto importanti sia perché alla base dell'interazione sociale, sia perché sviluppano e rafforzano i muscoli e le ossa, sia perché scaricano le tensioni del bambino.
La crescita nell'età prescolare: La crescita tra i due e i sei anni è meno movimentata di quella che si verifica nei primi 24 mesi. Oltre alle variazioni di statura e peso nell'organismo si sviluppano mutamenti qualitativi, quali la sostituzione dei tessuti ossei alla cartilagine infantile, l'aumento della massa cerebrale e muscolare. Tutto ciò aumenta la resistenza allo sforzo fisico e alla fatica consentendo una più vasta gamma di movimenti e giochi.
1.4 Giochi e attività espressive: Nei primi 2 anni di vita il bambino è soddisfatto di svolgere attività con un piacere funzionale (agitare le gambe ecc..) oppure di constatare di essere lui la causa di una modifica (piacere dell'essere causa). Piaget definisce queste attività giochi d'esercizio , il cui scopo è quello di ripetere uno schema appreso in precedenza per appropriarsene e divertirsi. Un tipo di gioco che caratterizza la seconda infanzia è quello simbolico che consiste nel ripetere uno schema di comportamento applicandolo ad oggetti nuovi oppure a situazioni immaginarie. Il gioco simbolico ha una funzione cognitiva ma anche un risvolto emotivo. Esso è usato anche come psicoterapia.
Intelligenza e sviluppo cognitivo:
Un pensiero sempre più reversibile: Alcuni studiosi, tra i quali Piaget, raffigurano lo sviluppo cognitivo dei bambini nei termini di una scala costituita da una successione di stadi attraverso i quali il bambino deve passare. Dopo i 6-7 anni, in un bambino il pensiero appare sempre più reversibile ed egli riesce a prendere in esame più aspetti della stessa realtà contemporaneamente e sa considerare anche i tratti possibili di un azione oltre che quelli percettivi e immediati. Si attua così un ampliamento del campo del pensiero. Il bambino agisce secondo un piano logico e non più per tentativi o per analogie percettive, il suo pensiero acquista una maggiore flessibilità. Piaget fornisce alcuni esempi: la quantità d'acqua varia a seconda della forma del bicchiere (in cui il bambino riesce a considerare solo una dimensione per volta), il nonno è più giovane del babbo.
Lo sviluppo morale: Lo sviluppo della moralità risente dell'esperienza, degli apprendimenti e dello sviluppo cognitivo. Lo sviluppo morale passa da una fase di egocentrismo, in cui il bambino giudica i comportamenti come buoni o cattivi in base a ciò che ha assimilato dai modelli di comportamenti degli adulti, ad una fase in cui i suoi criteri personali acquistano sempre più valore. Prima dei sette anni infatti i bambini giudicano gli atti secondo le loro conseguenze (morale eteronoma) e solo il seguito secondo le loro intenzioni (morale autonoma). Secondo Kohlber i giudizi morali possono essere divisi in tre livelli, ognuno comprendente 2 stadi. 1) Livello premorale (4-10 anni): non si tiene conto del punto di vista dell'altro, il giudizio avviene in funzione della ricompensa o della punizione che l'atto provoca. 2) Livello convenzionale (10-13 anni): il giudizio si basa sul fatto che l'atto riceva l'approvazione degli altri , sull'ordine delle autorità. 3) Livello postconvenzionale (13 anni in su): la vera moralità in cui l'individuo giudica un comportamento in base ai propri criteri, sulle basi dei diritti umani. Lo sviluppo delle nozioni morali dipende anche dalla famiglia, la scuola, la religione ecc... La scuola e la famiglia possono adottare diversi metodi nell'educazione alla morale, classificabili in: 1) autoritari: il bambino è sottoposto a una rigida disciplina, a ordini indiscutibili, assenza di lodi, punizioni corporali: il risultato può essere l'obbedienza, la sottomissione ma anche la ribellione; 2) democratici: impostati sul principi di libertà e consapevolezza nei quali gli ordini vengono spiegati e discussi col bambino; le punizioni sono rare, stabilite a carattere di reciprocità (il bambino sconta le conseguenze del suo comportamento) e non di espiazione; il bambino viene incoraggiato e invitato ad assumersi le sue responsabilità. 3) permissivi: in cui la disciplina non esiste, le punizioni sono abolite e anche i limiti; questo metodo è spesso adottato da genitori che hanno subito un metodo autoritario durante l'infanzia.

1° Stadio (0-1 mese): esercizio dei riflessi; Gioco: vi è qualcosa di simile al gioco funzionale.

2° Stadio (1-3 mesi): primi adattamenti acquisiti, reazione circolare primaria: il bambino riproduce un azione che ha prodotto un risultato piacevole (è fine a se stessa); Gioco: come 1 stadio;
3° Stadio (3-8 mesi): reazione circolare secondaria, ha una finalità esterna; Gioco: prime azioni ludiche aventi come scopo il piacere di agire;
4° Stadio (8-12 mesi): acquisizione, coordinazione, ed impiego di schemi d’azione; Gioco: azioni ludiche tese a ripetere un comportamento più volte perché in se divertente;
5° Stadio (12-18 mesi): reazione circolare terziaria (scoperta di schemi d’azione mediante la sperimentazione attiva); Gioco: il bambino continua a ripetere azioni per puro divertimento;
6° Stadio (18 mesi): il bambino agisce mentalmente tramite immagini mentali, (Gioco) gioco simbolico;

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