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Coscienza e sonno

Questa consapevolezza, questa percezione che ogni individuo ha di sé, del proprio corpo e delle proprie sensazioni, delle proprie idee, dei significati e dei fini delle proprie azioni, è quanto viene definito coscienza. La nostra coscienza ordinaria viene di regola indirizzata verso l’ambiente esterno. C’è, invece, una costante tendenza a ignorare i processi fisiologici interni. La nostra coscienza, sebbene tenuta “vigile”, è pur sempre limitata.
È possibile distinguere due tipi di coscienza: la core consciousness (“coscienza nucleare”) e la estende con-sciousness (“coscienza estesa”). La coscienza core corrisponde al processo temporaneo generato dal contatto fra l’organismo e qualsiasi oggetto. Questo tipo di lavoro richiede solamente una memoria a breve termine. La coscienza estesa, invece, implica un processo molto più complesso. Esso richiede l’intervento della memoria episodica, in quanto è necessario costruire un’esperienza ordinata temporalmente, con un passato e un futuro prospettico.

La coscienza può essere descritta anche come un continuum di stati o livelli, che determinano il processo di elaborazione degli stimoli. Lo stato ordinario di coscienza è da considerarsi il normale stato di veglia, che ci permette di essere consapevoli di una varietà di stimoli e di eventi che danno forma alla nostra esperienza consapevole. Possiamo definire lo stato di coscienza in base ad alcuni parametri fisiologici:
 capacità di rispondere agli stimoli
 qualità della risposta agli stimoli
 capacità cognitive e meta-cognitive

molti credono che il sonno corrisponda a uno fermarsi della coscienza, a momenti di vuoto mentale; molti altri affermano di trascorrere intere notti senza fare un sogno, convincendosi ancora di più di questo “vuoto”. Il sonno rappresenta lo stato modificato di coscienza per eccellenza. Esso infatti non solo rappresenta uno stato naturale e spontaneo che caratterizza ogni individuo, ma costituisce anche lo stato fisiologico in cui passiamo una buona parte della nostra vita. Tuttavia, non è del tutto chiaro quale sia lo scopo specifico del sonno:
 funzione di protezione dell’organismo  luogo sicuro dove trascorrere la notte
 funzione di reintegrazione  il corpo abbassa il proprio metabolismo e mette in funzione meccanismi di resetting funzionale

Il sonno viene distinto in due grandi tipologie: quello a onde lente e quello paradosso:
• Sonno a onde lente  caratterizzato dalla comparsa del tracciato EEG a bassa frequenza. Si distin-guono quattro fasi di questo sonno, in cui le onde lente caratterizzano solo le ultime due:

1. tracciato EEG ancora poco sincronizzato e distacco parziale dall’ambiente esterno
2. aumento del distacco con l’ambiente e del rilassamento muscolare
3. fase di sonno profondo: discreto rilassamento muscolare, abbassamento della frequenza cardiaca, della temperatura, del metabolismo
4. sonno più profondo: si assiste al un notevole grado di distacco dell’organismo dal proprio ambiente
• Sonno paradosso (REM)  durante la fase REM (rapid eye movement) si assiste a un calo ulteriore del tono muscolare, all’abbassamento della temperatura e a un’elevata attivazione metabolica della corteccia celebrale. Spesso si definisce la fase REM come quella in cui il corpo dorme e la mente è sveglia.

Una differenza importante tra sonno REM e non-REM (fasi 1-4) è la natura dell’interazione con l’ambiente esterno. Durante il sonno sono presenti due tendenze fondamentali: una che tende a proteggere il sonno e una che tende a mantenere l’equilibrio con l’ambiente. Nella fase REM il controllo dei dati in entrata avviene in modo attivo e l’inibizione è decisamente più forte (il sonno REM è quello più profondo). Tuttavia, dal sonno REM è facile svegliarsi per cause interne. Gli stimoli in ingresso durante lo stato REM possono entrare nel sistema, ma vengono modulati per essere inseriti nell’esperienza mentale: ciò significa che uno stimolo esterno può risvegliarci inserendosi nella struttura interna dell’attività mentale. Nel sonno REM, tuttavia, la maggior parte dei risvegli è dovuta a esperienze oniriche e non a stimoli esterni.

C’è un’attività psichica che si svolge durante il sonno a cui nessuno sfugge: il sogno. Il sogno rappresenta un fenomeno particolare della nostra vita mentale. Infatti durante i sogni è possibile fare esperienze particolari. È possibile immaginare e creare qualcosa di nuovo, ma in genere il processo è legato a desideri che realizziamo solo nella fantasia, a meccanismi di ragionamento che vengono vissuti come processi intellettuali oppure che si manifestano in comportamenti. Il sogno, invece, è un’esperienza mentale vissuta come se fosse reale, il più delle volte non soggetta a critica, con forti riflessi corporei e senza un riflesso motorio, in quanto la muscolatura striata è stata inibita. Il sogno può essere definito come un’esperienza che si fa nel sonno. Esso si presenta normalmente sotto forma di immagini visive, senza escluderne altre di tipo sonoro, tattile, olfattivo, gustativo, motorio. Tali immagini sembra vengano vissute proprio in quel momento e con un’intensità che non ha pari nella vita quotidiana. Nel sogni ci si può facilmente spostare da un posto ad un altro, oppure trovarsi sin due posti diversi contemporaneamente, si può dire che in ogni sogno si trovi qualche rimasuglio della nostra giornata precedente: pensieri, problemi, desideri, esperienze nuove possono in parte seguirci anche quando dormiamo e apparirci in forma manifesta oppure in forma simbolica. Oltre ai residui recenti, si può dire che portiamo sempre in noi anche ricordi di tempi passati. Piccoli, timoli, brevi sensazioni, un pensiero cui non si da molta importanza possono ravvivare il ricordo di un avvenimento lontano e riproporlo nel sonno. Mentre dormiamo, anche stimoli ambientali esterni, quali rumori, luci, odori, sebbene non siano tali da svegliarci, vengono trasferiti nel sogno e mescolati con esso.

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