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Comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale svolge diverse importanti funzioni nel comportamento sociale dell’uomo. Ad esempio essa può essere considerata un “linguaggio di relazione”, mezzo primario per segnalare i mutamenti di qualità nello svolgimento delle relazioni interpersonali; può essere considerata come mezzo principale per esprimere e comunicare le emozioni; ha uno speciale valore simbolico che esprime atteggiamenti circa l’immagine di sé e del proprio corpo e partecipa alla presentazione di sé agli altri; sostiene e completa la comunicazione verbale e fornisce elementi per interpretare il significato delle espressioni verbali; funge da “canale di dispersione” in quanto lascia filtrare più facilmente contenuti profondi dell’esperienza dell’individuo; svolge una funzione di regolazione dell’interazione.

Si può studiare il rapporto tra persona e spazio, per determinare il significato che un ambiente ha per un individuo attraverso percezione, sentimenti, valori personali; si possono analizzare i rapporti di corrispondenza tra spazio e uomo a livello delle più ampie unità sociali di cui l’individuo fa parte, attraverso norme e valori legati alla natura di vita e alla cultura del gruppo stesso.

Secondo Hediger il termine territorio indica un’area che viene difesa e personalizzata dal suo proprietario; il termine spazio personale indica la zona che circonda immediatamente l’individuo ed è vista come proiezione dell’io. Esistono poi territori di carattere collettivo costituiti dall’aggregarsi di unità territoriali tra loro connesse.
Contatto corporeo, distanza, orientazione e postura hanno in comune la caratteristica di essere elementi spaziali, e dalla loro interazione e integrazione nasce la configurazione spaziale.
Goffman, analizzando le relazioni fra ambiente e comportamento dell’uomo, rileva come la configurazione spaziale dei comportamenti stessi tenda a definirsi in modo dettagliato e preciso, secondo regole caratteristiche; egli individua così aspetti particolari dei “territori del sé”, in cui il comportamento si esprime.

L’atto attivo del toccare è sostanzialmente diverso dall’esperienza dell’essere toccati: nel tatto attivo prevale la dimensione esplorativa, mentre in quello passivo prevale la ricezione dei segnali provenienti da un agente esterno. In generale, nella maggior parte delle culture il contatto fisico è particolarmente usato nelle effusioni affettuose tra marito e moglie, genitori e figli, all’interno cioè dell’istituto familiare. Il contatto corporeo oltre a comunicare atteggiamenti interpersonali, produce altri effetti, un dei quali è l’attivazione fisiologica. Heslin ha proposto cinque categorie di contatto corporeo nelle relazioni interpersonali: funzionale/professionale; sociale; amichevole; intimo/affettuoso; sessuale.

Hall ha descritto quattro diverse distanze per l’interazione umana: intima, personale, sociale e pubblica; non tutti si comportano con pari sicurezza in tutte e quattro le situazioni. A seconda della distanza operano diversamente i sensi (a distanza intima calore, odorato e tatto possono trasmettere informazioni). È stato dimostrato che l’uomo preferisce la vicinanza di individui che gli piacciono, che gli sono amici, che non dirigono lo sguardo su di lui  invasione del “territorio” personale dell’individuo. Si può osservare che in genere la vicinanza fisica p importante in relazione all’intimità e alla dominanza. Il suo significato varia a seconda delle circostanze fisiche esterne: per esempio la vicinanza in ascensore, essendo forzata, non assume alcun significato affiliativo. La vicinanza fisica sembra seguire regole precise, che variano in reazione alla situazione, all’ambiente, alla cultura. I mutamenti nella distanza interpersonale nel corso dell’interazione possono fornire informazioni sull’interazione di iniziare, mantenere o interrompere un incontro, un movimento ecc.

Orientazione = angolo secondo il cui le persone si situano nello spazio, l’una rispetto all’altra. Le due principali orientazioni sono quelle di “faccia a faccia” e “l’una di fianco all’altra”. In base alle reciproche orientazioni assunte dai membri di un gruppo potranno essere tratte informazioni sui ruoli occupati dai componenti del gruppo stesso. Una persona collocata più in alto rispetto ad un’altra assumerebbe una posizione dominante. Anche per l’orientazione sussistono variazioni interculturali: gli Arabi preferiscono la posizione faccia a faccia; gli Svedesi evitano la posizione a 90 gradi.

Postura = segnale involontario che può partecipare al processo di comunicazione. In ogni cultura esistono diversi tipi di postura. Esistono posture dominanti-superiori e inferiori-sotomesse. Vi sono posture diverse che corrispondono a situazioni di amicizia e ostilità, posture indicanti uno stato o posizione sociale. la postura varia con lo stato emotivo, in speciale modo lungo la dimensione rilassamento-tensione. Ekman e Friesen hanno rilevato come la postura sia più rilevante per comunicare l’intensità dell’emozione e non il tipo di emozione; essi inoltre rilevano come la postura sia meno controllabile del volto e del tono di voce, perciò nel legame tra stato d’animo e postura questa può svelare un’ansia segreta che il volto non fa trapelare. Inoltre una persona attraverso la postura può mostrare alle altre presenti il suo atteggiamento.

Uno degli aspetti più interessanti del comportamento non verbale è costituito dalla gestualità. I cenni del capo sono segnali non verbali molto rapidi; seppure apparentemente trascurabili, questi segnali sono invece importanti indicatori relativi al procedere dell’interazione. In genere i cenni del capo sono coordinati con altri movimenti fisici nei due interagenti così che fra i due sembra svolgersi una specie di “danza gestuale”. I movimenti delle mani sono altamente espressivi. Ekman e Friesen hanno individuato cinque categorie di segnali non verbali. I gesti simbolici o emblemi sono segnali emessi intenzionalmente aventi un significato specifico che può essere tradotto direttamente in parole (scuotere la mano in segno di saluto, chiamare attraverso cenni, indicare)  possono essere utilizzati quando la comunicazione verbale è ostacolata.

I gesti illustratori sono rappresentati da tutti quei movimenti che la maggior parte degli individui realizza nel corso della comunicazione verbale e che illustrano ciò che si va dicendo. Alcuni di essi scandiscono le parti del discorso, altri ampliano o completano il contenuto della comunicazione indicando relazioni spazia-li, delineando forme di oggetti o movimenti.

Per molti aspetti il volto rappresenta l’area del corpo più importante sul piano espressivo e comunicativo. Esso costituisce il canale privilegiato per l’espressione delle emozioni, manifesta gli atteggiamenti interpersonali, produce rilevanti segnali di interazione. Da un punto di vista espressivo possiamo individuare due aree o zone del volto particolarmente specializzate:
 area inferiore: bocca e naso
 area superiore: occhi, sopracciglia e fronte
L’importanza espressiva e comunicativa del volto aumenta di pari passo con lo sviluppo filogenetico. I mu-scoli mimici del volto sono quasi assenti negli invertebrati e nelle specie inferiori dei vertebrati. Fra i prima-ti, la mimica facciale è più sviluppata nei gruppi che vivono in comunità permanenti.
Sebbene il volto umano sia capace di produrre un gran numero di espressioni mimiche, per quanto riguarda le emozioni le espressioni risultano associate a un numero relativamente limitato di emozioni. Il volto rappresenta fin dalla nascita un importante canale di interazione fra l’adulto e il bambino, esso costituisce la fonte di simboli che maggiormente attrae il neonato, ne catalizza l’attenzione e ne induce uno stato di benessere. Nell’uomo la mimica facciale svolge diverse funzioni; l’espressione delle emozioni e degli atteggiamenti interpersonali, l’invio di segnali inerenti l’interazione in corso, la manifestazione di aspetti tipici della personalità dell’individuo. Durante l’interazione sociale il volto partecipa attivamente agli scambi interpersonali in stretta combinazione con il linguaggio: colui che parla accompagna le sue parole con espressioni facciali che hanno lo scopo di sottolineare, enfatizzare, modulare i significati.

Lo sguardo e il comportamento visivo rappresentano un elemento unico e primario delle relazioni interpersonali. Ellsworth sottolinea tre peculiarità dello sguardo: la sua importanza, il suo potere attivante e la sua capacità di coinvolgere l’interlocutore. Numerose sono le funzioni dell’interazione visiva: lo sguardo svolge un ruolo importante nel comunicare atteggiamenti interpersonali e nell’instaurare relazioni; esso è poi strettamente collegato con la comunicazione verbale, infine, p usato come segnale per avviare incontri, per salutare, per indicare che si è capita un’idea espressa dall’altro.
Un aspetto particolarmente interessante è costituito dalle basi motivazionali dello sguardo, dalle motiva-zioni cioè che stanno alla base della ricerca dello sguardo e della fuga dello sguardo. I neonati sono attratti dagli occhi fin dalle prime settimane di vita; lo sguardo può essere valore di ricompensa ed è associato a ricompense di altro tipo. È, inoltre, fonte di emozione soprattutto in caso di sguardi più lunghi i quali significano un interesse più vivace per ‘altra persona in senso affiliativo o sessuale, o aggressivo-competitivo. Il contatto visivo, se troppo intenso, può provocare imbarazzo, disagio e sensazioni spiacevoli.

Quando due interlocutori si impegnano in una conversazione, interagiscono per mezzo di messaggi verbali; il loro comportamento comunicativo non si può ridurre tuttavia alle variazioni linguistiche; esso infatti comprende anche una gamma di variazioni non propriamente linguistiche che sono in larga misura indipendenti dal contenuto verbale. Trager distingue all’interno dei fenomeni paralinguistici due categorie principali: la qualità della voce e le vocalizzazioni (costituite da suoni che classifica in tre categorie: i caratterizzatori vocali; i qualificatori vocali; i segregati vocali).

Nell’ambito del comportamento non verbale si possono distinguere come fa Cook due gruppi di segnali, statici (volto, conformazione fisica, abbigliamento, trucco, acconciatura del capelli, stato della pelle …) e dinamici, sula base del fatto che i primi, a differenza dei secondi, non mutano durante il corso dell’interazione. Il volto trasmette varie informazioni, di cui una essenziale che è l’identità di una persona, altre più superficiali quali la razza, l’età, il sesso. Cook afferma che il volto sembra avere scarso valore come segnale, eppure sula base del volto le persone traggono molte informazioni circa gli altri individui  esistenza di stereotipi facciali (= regole di identificazione ampiamente condivise tramite le quali l’aspetto esteriore viene posto in relazione con la personalità). Anche riguardo la conformazione fisica è stata dimostrata l’esistenza di stereotipi secondo cui ci si attende che le persone grasse siano tranquille, quelle magre nervose, quelle muscolose energetiche. La conformazione fisica però difficilmente fornisce informazioni utili circa caratteristiche importanti della personalità. Altri elementi dell’aspetto esteriore sono sotto il controllo volontario della persona e possono essere almeno parzialmente modificati (trucco, stato della pelle ecc …)  autopresentazione = offrire l’immagine che egli ha di se stesso e l’immagine di sé che si vuole presentare agli altri.

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