Home Invia e guadagna
Registrati
 

Password dimenticata?

Registrati ora.

Montale - Analisi del testo - Tipologia A

Svolgimento della traccia di italiano assegnata alla maturità 2012 dal Ministero per l'analisi del testo. "Ammazzare il tempo" di Eugenio Montale

Cristina.M | Segui su Google+ - 15 giugno 2012 8 commenti
E io lo dico a Skuola.net
Eugenio Montale, Ammazzare il tempo

1. Comprensione del testo
Riassumi tesi e argomenti principali del testo.

2. Analisi del testo
2.1 Quali sono i problemi risolvibili secondo Montale?
2.2 Spiega il significato che Montale attribuisce all’espressione “ammazzare il tempo”.
2.3 Perché si accrescono i “bisogni inutili” e si inventeranno “nuovi tipi di lavoro inutile”?
2.4 Noti nel testo la presenza dell’ironia? Argomenta la tua risposta.
2.5 Esponi le tue osservazioni in un commento personale di sufficiente ampiezza.

3. Interpretazione complessiva ed approfondimenti
Sulla base dell’analisi condotta, ricerca la “visione del mondo” espressa nel testo e approfondisci la ricerca con opportuni collegamenti ad altri testi di Montale. Alternativamente, soffermati sul grado di attualità / inattualità dei ragionamenti di Montale sul lavoro e sul tempo.

Svolgimento
Tratto da un articolo originariamente pubblicato sul Corriere della Sera del 7 novembre 1961, poi confluito nella raccolta di prose Auto da Fé (1966), il brano rivendica l’urgenza del problema sociale su quello storico. Oggetto di trattazione, coerentemente con le tematiche socio-culturali degli scritti della raccolta, sono infatti, a partire dalle dinamiche dell’ormai affermata società industriale, le riflessioni dell’autore sui bisogni dell’uomo, sul lavoro, sul tempo.
A fronte di questioni storiche pur gravi, quali lo status di Berlino o la minaccia di una guerra atomica, che tuttavia, agli occhi di Montale, troveranno una qualche soluzione, sta, profondamente radicata, la civiltà industriale, spaventosa macchina divoratrice, in nome del capitalismo, persino di vite umane, inveterata al punto che sempre si rigenererebbe, qualora la società stessa collassasse e ne nascesse una nuova. Il vero problema, denuncia l’autore, è l’uccisione del tempo, insolubile tanto per l’uomo di oggi quanto per quello di domani. Questa la fulminea rivelazione del poeta del varco improvviso e precario verso la verità.
Con l’espressione “ammazzare il tempo”, Montale intende “tenere l’uomo occupato”, per sfuggire al fuggevole incalzare del tempo, che, in una climax, è spettro da eludere, odiato fantasma, mostro pericoloso da cui allontanarsi. Di qui anche la necessità di inventare bisogni inutili e lavori inutili per soddisfare i bisogni inutili: lavori e bisogni la cui unica utilità è quella di occupare l’uomo, di sottrarlo alla riflessione e al sentore del trascorrere inesorabile del tempo.
Il poeta del male di vivere (Spesso il male di vivere ho incontrato) e della muraglia dell’esistenza (Meriggiare pallido e assorto) si riallaccia qui evidentemente alla poetica negativo-distruttiva della fase di Ossi di Seppia (1925): in una realtà dolorosa e non conoscibile, immersa in un probabile nulla, unica via di scampo è la divina Indifferenza (Spesso il male di vivere ho incontrato), unico bene possibile è, leopardianamente, il non-dolore, l’atarassia intesa come unica “felicità” possibile. Ancora di salvezza diventa dunque il lavoro inutile e inosservato (così già in Stile e tradizione, 1925), una necessità sociale che non è altro, tuttavia, che una vacua “anestesia”, la quale appena neutralizza la vaga apprensione che quel vuoto si ripresenti in noi.
Pochi sono gli uomini capaci di guardare con fermo ciglio in quel vuoto, afferma Montale, forse solo il poeta, unico ad avere il coraggio di voltarsi, di vedere il nulla alle … spalle, il vuoto dietro, e di andarsene poi zitto, tra gli uomini che non si voltano, con il segreto di chi ha scoperto nell’annichilimento la chiave dell’esistenza, mentre la realtà non è altro che uno schermo su cui si accampano, inconsistenti immagini, alberi case colli per l’inganno consueto (Forse un mattino andando in un’aria di vetro, ancora da Ossi di Seppia).
L’argomentare montaliano procede all’insegna dell’ironia, coerentemente con l’atteggiamento ironico e disincantato di chi sa cogliere negli aspetti anche banali del vivere degli spunti per profonde riflessioni, che caratterizza l’ultima fase della produzione poetica dell’autore rappresentata da Satura (1971). L’ironia nasce da iperboli enfatiche (caratteri di scatola nelle prime pagine dei giornali; l’eventualità di una guerra atomica distruggitrice di una metà del mondo), paradossi (ulteriori magnifiche sorti nel quadro di una sempre più perfetta ed ecumenica civiltà industriale; l’uccisione su larga scala di uomini e di cose può rappresentare, a lunga scadenza, un buon investimento del capitale umano), antitesi (spirito di conservazione che rallenta il progresso; si tiene l’uomo occupato anche quando egli suppone di essere libero), e converge verso quei nuovi tipi di lavoro inutile per non lasciare sul lastrico milioni o miliardi di disoccupati, e quei bisogni inutili che sono al centro della trattazione. E proprio dal tessuto ironico delle amplificazioni e dei contrasti risalta, con ancora più spiccata evidenza, la drammatica rivelazione del poeta-prosatore dell’insolubile uccisione del tempo.



Le risorse di Skuola.net per svolgere la prima prova su Montale:

- Sezione interamente dedicata a EUGENIO MONTALE
- Montale, Eugenio - Biografia e pensiero
- Montale, Eugenio - L'Ermetismo
- Vita e attività letteraria di Montale
Contenuti correlati
Registrati via email