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I giovani e la crisi

Giovani e crisi. Disoccupazione giovanile: tutta colpa della crisi? - Proposta di saggio svolto per la Tipologia B Ambito socio-economico - proposta alla Maturità 2012

Cristina.M | Segui su Google+ - 16 gennaio 2014 25 commenti
E io lo dico a Skuola.net
Disoccupazione giovanile: colpa della crisi? Tema sulla crisi economica e i giovani

I giovani e la crisi


Forma di svolgimento: SAGGIO BREVE
Titolo: Disoccupazione giovanile: tutta colpa della crisi?



La crisi economica che incombe sul Paese e che si sta ripercuotendo, insieme con le crisi di altre nazioni, su tutto il sistema europeo, sta generando naturali problemi anche nell'ambito occupazionale nazionale.
In linea con quello che ha sempre caratterizzato l'Italia, paese in cui i lavoratori tendono a tenere ben saldo il proprio posto di lavoro e sono poco propensi ad eventuali nuove opportunità e al cambiamento, i più penalizzati dalle attuali contingenze sono state le nuove generazioni che al termine del corso di studi (sia esso superiore o universitario) si trovano a sperare di accedere al mondo del lavoro, un mondo in questo momento cristallizzato e quasi impenetrabile.

CRISI E DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

- La contrazione dei consumi, insieme alla pressione fiscale, non solo rendono difficoltose nuove assunzioni, ma portano le aziende a ridurre il personale, considerato spesso solo una voce di costo, prediligendo l'esodo delle nuove leve, sia per anzianità lavorativa che per competenze, naturalmente limitate, derivanti appunto dalla limitata durata del rapporto di lavoro.
L'elevato numero di attività analoghe, inoltre, e la crisi dei vari settori, anche di quelli tipicamente più forti come il settore edilizio o il settore agricolo, demotivano la scelta dei giovani lavoratori disoccupati a iniziare un'attività autonoma e imprenditoriale, preoccupati sia degli investimenti iniziali che potrebbero tradursi in un fallimentare tentativo, sia dall'eccessiva presenza di attività simili già in essere sul mercato e che lamentano in continuazione la contrazione dell'attività a causa, appunto, della crisi economica.

GIOVANI "CHOOSY"?

- Esistono però casi in cui si tende a mascherarsi dietro la crisi occupazionale di cui si sente parlare continuamente dai canali di informazione e mass media, e che portano alla totale assenza di impegno alla ricerca di un posto di lavoro.
Non sono pochi i casi, infine, in cui la ricerca di un'occupazione porta alla possibilità di iniziare un impiego non in linea con le aspettative retributive o di mansione, e a cui pertanto si rinuncia, preferendo non lavorare piuttosto che svolgere un'attività non appagante.
Tutto questo, e non solo, porta a numeri sconcertanti, evidenziando da un lato l'aumento dei giovani disoccupati inteso come numero di nuove risorse pronte al mondo del lavoro, ma che non trovano opportunità, e dall’altro la diminuzione dei giovani occupati, vittime di riduzioni o esodi.

FATTORI CULTURALI

- I dati a disposizione, però, mettono in risalto una situazione che deve necessariamente essere ricondotta a fattori culturali: la diminuzione di giovani interessati all'attività imprenditoriale, se in parte è causa diretta della crisi economica, è anche evidenza del nuovo modello di pensiero che contraddistingue i giovani, sempre meno portati a rischiare e a mettersi in gioco o in discussione.
Tale pensiero trova riscontro in maniera del tutto analoga, anche nella scarsa propensione alla mobilità: i giovani sono poco disponibili a cercare opportunità lavorative in luoghi distanti dal paese di origine.

I LAUREATI E LA CRISI

- L'aumento dei laureati ha creato una situazione tale che spesso, al termine dei corsi di studi, è difficile trovare un'occupazione in linea con il titolo conseguito. Seppure con differenza minima tra i corsi lunghi e quelli brevi, che vedono il primo tipo in leggero vantaggio rispetto al secondo, solo circa il 55% dei laureati riesce a trovare occupazione nell'ambito del titolo conseguito. Tale dato è evidente sintesi di quanto precedentemente esposto: oltre alla crisi occupazionale, subentrano motivazioni soggettive quali la mancanza di volontà di trasferirsi altrove o, addirittura, l'assenza di stimoli personali per la ricerca di un'occupazione.
In un momento così particolare, probabilmente la pianificazione della vita scolastica, dei futuri giovani lavoratori, in funzione dell'ambito lavorativo che apparentemente offre più opportunità, dovrebbe essere rivalutata e indirizzata nel pieno rispetto delle proprie passioni, ambizioni o aspettative.

IN CONCLUSIONE...

- L'articolo de "La Stampa" è un chiaro esempio di come, a volte, scelte apparentemente discutibili, possano portare alla realizzazione personale, al raggiungimento di un obiettivo (seppure con scelte non convenzionali),e a divenire una delle persone più discusse, emulate e, perché no, invidiate, dell'ultimo decennio.
Pertanto se da una parte la crisi economica viene additata come unica causa della disoccupazione giovanile, non ci si può limitare ad accettare che essa sia assoluta responsabile, bensì è importante valutare la situazione sotto le sue molteplici sfaccettature, valutando attentamente tutte le motivazioni che hanno portato all'attuale contesto e cercando, per quanto possibile, di reagire, con i propri mezzi e le proprie attitudini, a un momento così delicato. I giovani e la crisi, dunque, ma anche i giovani e la neccessità di accrescere la propria autostima e la voglia di mettersi in gioco con le sole proprie forze.


Le risorse di Skuola.net per svolgere la prima prova:

- Articolo di giornale sulla crisi e lo spread
- Temi svolti su occupazione e lavoro
- Tema svolto sull'Europa, i giovani e il lavoro
- Articolo di giornale sui nuovi provvedimenti per giovani e mondo del lavoro
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