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Tipologia A - Analisi del Testo (23034)

Suggerimento per lo svolgimento della prima prova scritta dell'esame di Maturità 2008, analisi del testo

E io lo dico a Skuola.net
La lirica “Ripenso il tuo sorriso” appartiene alla raccolta Ossi di Seppia ed è stata scritta nel 1925. La struttura metrica prevede quattro quartine di versi liberi; la scelta indica il forte dinamismo strutturale e formale dell’autore che riesce, comunque, a mantenersi all’interno di un determinato schema classico.
Il poeta, in questa lirica, tenta di allontanarsi da un mondo fittizio e surreale tipico dei poeti laureati, in cui vigono nomi altisonanti e dai referenti ignoti; ricade, invece, nella scelta della pura oggettività: suo intento è, infatti, chiamare le cose con il proprio nome, analizzando la realtà immanente, con un approccio vicino alla scientificità, come dimostrano i due nomi al v. 3 “ellera” e “corimbi”, che indicano la più comune edera e le sue infiorescenze a grappolo.
Il tema principale della lirica è, senza dubbio, il ricordo: Montale ricorda il sorriso di un suo amico e lo eleva a elemento consolatorio “Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida scorta per avventura tra le petraie d’un greto”, poi il ricordo viene paragonato ad alcune immagini della natura, presentate come fossero foto rubate al mondo. Il poeta passa, poi, dal valore della consolazione a quello della salvezza, il pensiero dell’amico è un riparo dalle inquiete preoccupazioni quotidiane, sebbene vi sia il continuo pericolo che il tempo possa corromperlo.
Acqua limpida, petraie, ellera e i suoi corimbi, bianco cielo quieto”, questi sono gli elementi del paesaggio che sottendono all’intera lirica; è la descrizione di un paesaggio brullo, metafora della vita arida, nella quale il ricordo del passato è luce e sollievo. .
Interessante è notare al riguardo la seconda strofa:
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
In questa strofa traspare l’incertezza del poeta che non riesce a esprimere se il volto amico sia quello passato, libero dalle preoccupazioni, o se anch’egli abbia incontrato nel suo cammino le sofferenze e le porti con sé come fossero un amuleto. Il valore del talismano, o amuleto, che dir si voglia, appartiene alla lirica montaliana, basti ricordare la successiva raccolta “Bufera e altro”: il talismano ha la funzione di mettere in relazione il noto con l’ignoto per esorcizzare il male; nella lirica presa in esame il dolore stesso diviene talismano per creare una barriera con il male altrui.
Importante è sottolineare come la lirica si rivolga ad un interlocutore maschio, ad un amico; torna, quindi, il tema dell'amicizia a svantaggio del tema amoroso, molto diffuso anche in Montale stesso.
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