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Rousseau: il pensiero pedagogico

Appunto sul pensiero pedagogico di Rousseau

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Rousseau: il pensiero pedagogico
Il contratto sociale, testo fondamentale della filosofia politica di Rousseau e l’ Emilio, capolavoro pedagogico, si integra con l’idea che per rifondare la società bisogna rifondare l’individuo. Emilio è il protagonista immaginario del pensiero educativo di Rousseau, che dovrà impegnarsi per migliorare la società in modo da rendervi possibile una vita in condizione di uguaglianza e liberta, simili a quelle dello stato di natura. Rousseau tende alla formazione di un cittadino capace di realizzare assieme agli altri i cambiamenti necessari a creare una società fondata sull’uguaglianza e sulla giustizia.
L’Emilio tratta dell’arte di formare uomini. Rousseau, anticipando lo studio della psicologia dell’età evolutiva, divide lo sviluppo umano in fasi in cui descrive le modalità caratteristiche nella dimensione cognitiva e in quella affettiva. Non bisogna accelerare lo sviluppo: l’educazione deve essere centrata sulle caratteristiche e modalità dell’età del fanciullo; il maestro deve condividere il mondo dell’alunno, adeguandosi alle sue logiche e ai suoi linguaggi. Il puerocentrismo, ovvero il concetto secondo il quale la natura e le caratteristiche dell’allievo vanno poste al centro delle scelte educative, trova nell’Emilio la sua più chiara formulazione.
Nel Libro I dell’Emilio Rousseau enuncia il “grande principio” secondo cui l’uomo è originariamente buono, ma attraverso i rapporti sociali va incontro a una degenerazione. Ciò avviene a causa della complessità di quanto agisce sulla formulazione dell’individuo. Tutto ciò che impariamo ci viene fornito da tre maestri: la natura, la quale provvede allo sviluppo interno delle nostre facoltà e dei nostri organi, gli uomini, i quali provvedono all’uso che facciamo della natura, e le cose, che provvedono all’acquisizione dell’esperienza e degli oggetti. L’educazione dell’uomo deve confrontarsi con l’ordine sociale, pertanto è necessario scegliere se educare secondo i principi della natura formando così un uomo o secondo i principi della società, formando un cittadino, in quanto è impossibile perseguire entrambi a un tempo. Rousseau rifiuta l’educazione domestica o privata, accettando come unica educazione efficace quella naturale, che forma semplicemente l’uomo alla condizione umana autentica. L’educazione naturale dura 25 anni e comincia dalla nascita, in quanto già le prime sensazioni affettive, come il dolore e il piacere, generano la manifestazione di nocive abitudine. Il primo allevamento e nutrimento del bambino sono responsabilità della madre, la quale porta armonia domestica e felicità allo sviluppo del neonato. Il bambino viene poi verrà poi sottratto alla madre per essere affidato a un precettore. Tuttavia è difficile trovare un buon precettore, ben preparato e disponibile a dedicare tutta la vita al suo alunno. In questo caso la nutrice sarà la madre e l’unico vero precettore sarà il padre. Rousseau delinea nel Libro I il ritratto dell’allievo ideale, Emilio, il quale è ricco e nobile, europeo e preferibilmente francese, perché risulta così dotato di maggiori capacità di adattamento. È di indole normale e di intelligenza media, sano e robusto. La campagna è il luogo ideale per l’apprendimento, in quanto rinvigorisce e rinfresca l’animo e il corpo, e lì la società non può esercitare il suo effetto corruttore. L’esperienza è la matrice e la prima condizione dello sviluppo infantile, infatti il bambino prima di saper parlare, e prima ancora di capire, si istruisce già. Il fanciullo non deve contrarre abitudini che lo rendono schiavo e le deviano dai suoi naturali bisogni. La curiosità va favorita e alimentata. Bisogna abituare il bambino a camminare e a muoversi da un luogo all’altro, affinché acquisisca il senso dello spazio della distanza. Deve essere inoltre abituato a non imporre nulla, né agli uomini né alle cose. Quando si vuole concedergli un oggetto bisogna portare lui verso l’oggetto e non viceversa, affinché si renda conto che l’oggetto non intende la sua volontà. Rousseau dà molto spazio nell’Emilio al tema dell’apprendimento del linguaggio. Egli afferma che i bambini attraverso i loro vocalizzi infantili, ai gesti, alle mimiche facciali e all’uso espressivo del volto, “parlano prima di saper parlare”. Successivamente i fanciulli impareranno ad usare le parole seguendo le proprie regole dello sviluppo. Man mano che si evolverà, il linguaggio non servirà solo a comunicare, ma sarà fonte di nuove idee; attraverso esso Emilio si abituerà a leggere la propria esperienza emozionale e potrà rendere anche gli altri partecipi dei suoi pensieri, delle sue idee e delle sue intenzioni.
Nella seconda età evolutiva, trattata nel Libro II, Emilio imparerà a muoversi e a parlare e a conquistare coscienza di sé, imparerà a ricordare ed a essere felice. Emilio verrà lasciato libero di muoversi e di agire, al fine di non limitare la sua felicità presente in nome di quella futura. Le cadute che farà lo aiuteranno a conoscere e dominare il dolore, la vita e il gioco all’aria aperta lo renderanno più sano e vigoroso. Per favorire la felicità l’unico modo consiste nell’educare l’individuo a commisurare i suoi desideri alle sue possibilità. Il precettore dovrà fare in modo che Emilio percepisca i propri limiti in modo naturale: egli otterrà quello che vorrà solo se ne ha realmente bisogno. L’educazione operata dal precettore è di tipo negativo, consiste cioè nell’eliminare gli impedimenti al naturale sviluppo del suo allievo: toglierà dunque, le cattive influenze, e non fornirà precetti. Il fanciullo apprenderà dalle esperienze, ma le sue esperienze non saranno accidentali. Il maestro infatti “farà tutto senza far niente”, dando l’impressione ad Emilio che le sue esperienze siano casuali, ma in realtà sono situazioni accuratamente predisposte dal maestro.
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