Ominide 4838 punti

• Si tratta di un romanzo pedagogico suddiviso in cinque libri.
• Rousseau fu soltanto un teorico per quanto riguarda la pedagogia, egli, infatti, rifiutò il ruolo di educatore.
• Emilio è un ragazzo immaginario per il quale Rousseau propone un’educazione globale fino ai venticinque anni, età del matrimonio con Sofia.
• Rousseau fu un grande innovatore: in pedagogia si verifica una “rivoluzione copernicana”, poiché si passa da una concezione pedagogica magistrocentrica, a una puerocentrica. L’educazione va adattata al fanciullo e non viceversa. Il bambino è il protagonista dell’educazione, con le sue peculiarità e attitudini, pertanto bisogna seguire il suo sviluppo naturale, rispettandone le fasi e i tempi, senza regredirli o accelerarli. Si deve lasciar vivere al fanciullo la propria infanzia, prima di Rousseau infatti, i bambini erano considerati adulti in miniatura, i precettori non facevano altro che ricercare l’uomo nel fanciullo, dimenticandosi che uomo prima di divenire tale, è un bambino.

• Rousseau distingueva “l’uomo naturale” dal“l’uomo civile”. Il primo è buono, in quanto è forgiato dalle mani del Creatore; il secondo è cattivo, poiché è stato corrotto dalla società con la quale è entrato in contatto. Dio crea solo cose positive, è l’uomo a farle degenerare.
• Per questo motivo, l’educazione naturale di Emilio doveva essere condotta in campagna, in modo da preservare l’ingenuità e la bontà originaria, che si sarebbe persa se fosse stato educato in città.
• Emilio doveva essere: di intelligenza media; sano e robusto, in modo che il precettore non dovesse diventare un infermiere; europeo, preferibilmente francese, in modo che abbia capacità di adattamento; ricco e nobile, per potersi permettere un precettore; orfano perché i genitori non dovevano influenzarlo: il ruolo educativo spettava solo al precettore.
• Tuttavia Rousseau afferma che l’educazione famigliare è importante, che non doveva occuparsi solo dell’allevamento, ma anche di instaurare legami affettivi (mentre l’allevamento è il nutrimento fisico, l’affetto è il nutrimento dell’anima).
• Rousseau polemizza contro le pratiche tradizionali quali il baliatico, l’uso delle fasce, le precauzioni e le cure eccessive. L’allevamento del neonato doveva essere affidato alla madre. Le fasce devono essere eliminate: il neonato deve essere libero (mentre tradizionalmente l’uomo era imprigionato dalla nascita, con le fasce, alla morte, con la bara). Le cure eccessive fanno formare nel bambino abitudini e vizi che lo rendono schiavo.
• Rousseau propone l’indurimento fisico: i fanciulli devono essere abituati a tutto: ad andare scalzi e al buio, a lavorare, sudare, a fare sacrifici, sopportare la fame e la sete.
• La madre aveva un ruolo molto importante nell’allevamento e nel nutrimento del neonato, che non doveva essere affidato a balie (contro l’aristocratica tradizione pedagogica). Tuttavia, presto Emilio verrà sottratto dalle cure materne per essere affidato a quelle del precettore (in modo da non diventare viziato ) che inizierà la sua opera educativa in campagna. Se la vera nutrice è la madre, il vero precettore sarà il padre. Rousseau rivela una concezione maschilista: il ruolo materno, limitato alle cure fisiche del bambino, passa in secondo piano, è il padre ad occuparsi dell’educazione vera e propria.
• Rousseau sosteneva che fosse molto difficile trovare un precettore ben preparato: egli doveva essere di animo giovane, disposto a comprendere le logiche del bambino[s][/s]

Hai bisogno di aiuto in Pedagogia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email