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L'emozioni: sono al centro di tutto il processo di formazione della personalità, sono al centro con le relazioni con gli altri, sono al centro delle nostre esperienze formative e di apprendimento. Sono un mediatore enorme, in tutta l'esperienza dell'elaborazione delle conoscenze. Non si apprende senza emozioni. Le nostre conoscenze sono profondamente intrecciate alle nostre emozioni. Il senso morale si sviluppa attraverso emozioni che vengono sperimentate e vissute nelle relazioni con le nostre figure importanti. Quindi l'esperienza emozionale è fondamentale, all'interno di tutto il nostro processo di formazione della nostra personalità.
Emozioni positive: la gioia, la felicità, la soddisfazione, gratificazione, la sorpresa, l'ansia, agitazione, l'amore, l'amicizia, conflittualità.

Emozioni negative: la rabbia, il dolore, la tristezza, la delusione, la malinconia, la paura, l'ansia, l'amore, l'amicizia, il litigio.

Tutte le nostre emozioni sono importanti, significative. L'emozioni sono centrali nella loro ambivalenza. Noi ricordiamo prevalentemente le emozioni negative, perché ricordiamo prevalentemente l'emozioni forti, se non è stata una grande gioia allora indimenticabile, ricordiamo prevalentemente l'esperienza dolorose, faticose. Li siamo impegnati nel processo di progettazione della nostra personalità e della nostra esistenza. Allora è necessario un atteggiamento di apertura alle esperienze emozionali, consapevoli del fatto che tutte l'emozioni che proviamo sono emozioni che ci inviano informazioni importanti. Allenarsi a comprendere le proprie emozioni, significa allenarsi, comprendere chi si è, cosa si è in grado di fare, cosa ci piace cosa ci spaventa, cosa c'è utile, cosa c'è dannoso. L'emozioni sono un test, che ci consente continuamente di verificare noi stessi e la nostra vita. La fatica dell'apprendimento in continuazione. Ovviamente dobbiamo imparare ad ascoltarle. La nostra esperienza emozionale ci dice che dobbiamo dare valore a tutte le esperienze che viviamo. C'è un vissuto depressivo che spesso è legato all'adolescenza quanto tale. Che spinge il soggetto che sta vivendo quell'esperienza di crescita come vissuto depressivo che il soggetto dovrebbe essere sostenuto ad elaborare. Se il mondo adulto è in grado di confrontarsi con i vissuti depressivi degli adolescenti, è capace di aiutarli a trovare delle strade elaborare per esprimere questo vissuto depressivo, per comunicarlo al mondo, per elaborarlo, per dargli voce, per diventare attivo. E quel adolescente a quel punto è in grado di comunicare con i propri insegnanti, anche conflittualmente. Anche il conflitto è positivo. La normalità non è quella del disinvestimento, dell'impegno tenuto al minimo, della medietà più tranquilla più disinteressata, da questo punto di vista l'organismo viene valorizzato quando si impegna, quando accetta di aderire o di combattere, di confrontarsi positivamente o negativamente, di dire mi piace, non mi dispiace, mi interessa, non m interessa quando prendiamo posizioni. Le nostre emozioni ci dicono che ascoltandole impariamo a prendere posizione, rispetto alle tante esperienze che viviamo. Perché rischiamo tutti di diventare parte di una maggioranza silenziosa, passiva, anonima che si abitua a non prendere posizione si attesta nella depressione, attesta nell'assenza di motivazioni, e di invece centro omeostasi. Di istinto di morte c'è la rinuncia a vivere a progettarsi, c'è la malattia. Le nostre emozioni sono centrali. Ovviamente il fatto che siano cosi importanti non significa che siano pure. La nostra spontaneità è anche un limite perché è l'espressione delle tante competenze che abbiamo sviluppato negli anni, rendendoci capaci di fare alcune cose. quindi abbiamo una spontaneità positiva. Ma abbiamo anche una spontaneità negativa, perché nel momento stesso per cui ci hanno reso capaci di fare quelle cose, ci hanno trasmesso anche condizionamenti che ci hanno impedito di farne altre. Per cui alcune cose le sappiamo fare, altre no. Su alcuni piani siamo molto competenti, su altri piani siamo estremamente limitati invece. Quindi dobbiamo nell'ascoltare le nostre emozioni progettarci sempre in direzione anche di superamento delle nostre emozioni, più negative, quando siamo inibiti, quando non riusciamo in qualcosa. L'emozioni che mettono il mostro organismo all'erta sono emozioni che favoriscono la concentrazione, ci consentono di metterci in sintonia con tutta la nostra interiorità psico-fisica e di esprimerci. La contrazione è resa possibile dall'ansia. Quindi le nostre emozioni non sono pure cioè sono condizionate dalle tante, tante conoscenze che abbiamo ricevuto durante tutto il nostri progetto di crescita e di formazione della personalità. Le nostre emozioni sono condizionate dalle conoscenze, dalla cultura, dall'immaginario. Le nostre emozioni vengono dal nostro universo culturale.

Marta Harnold dice che le nostre emozioni sono il risultato dei tanti sguardi e punti di vista, che ci sono stati trasmessi durante tutto il nostro processo di crescita. Ci sono state trasmesse molto presto prima ancora che ce ne accorgessimo. Dice Marta che le nostre emozioni si formano attraverso la sequenza che comincia dalla percezione, continua con la valutazione e si conclude con l'emozione. Succede che noi percepiamo un fenomeno, nel momento stesso che lo percepiamo, lo valutiamo e decidiamo che è una cosa piuttosto che un altra. E di conseguenza proviamo un emozione che è conseguente alla valutazione appena espressa. Non ce ne accorgiamo di fare questa operazione perché sono tre operazioni che facciamo quasi simultaneamente sono quasi istantanee. Nel momento stesso in cui percepiamo, valutiamo e nel momento stesso il cui valutiamo proviamo dell'emozioni determinate. Quindi in realtà non posso agire con un rapporto di tipo lineare tra questi tre momenti, ma un rapporto di tipo circolare. Dobbiamo essere consapevoli che delle nostre distanze, accettare di lavorarci e comunicarle con sincerità. Perché non è necessario abbattere completamente le distanze, relazionarsi con gli altri. Nell'ammettere le distanze c'è il riconoscimento anche della altrui identità. La distanza è quella dimensione che ci consente di dire io sono questo, tu sei un altra cosa, ma la distanza è rispettosa di entrambe le identità. Quindi quando si parla di emozioni come si entra in questioni che sono enormi, di problemi che non chiamano in causa solo noi stessi, la nostra esperienza personale, ma il mondo intero. Il mondo entra nelle nostre emozioni. Tutto l'universo culturale, economico, istituzionale, entra nelle nostre emozioni perché noi, attraverso le nostre emozioni, siamo l'espressione della società in cui viviamo. Ci piaccia, non ci piaccia. Però forse dobbiamo accettare di metterci un po' in discussione. Basta non dare per scontato che l'emozioni siano sempre giuste.

Albert Frjdia riprendendo lo studio di Marta diceva che le nostre emozioni sono determinante dalle nostre conoscenze, ma entrano in due modi diversi, ci sono conoscenze determinanti e ci sono conoscenze costituenti.
Conoscenze determinanti= sono le conoscenze che provocano automaticamente, un determinato comportamento, o per lo meno una determinata emozione.
Conoscenze costituenti= sono quelle che da sempre appartengono al nostro universo culturale e da sempre orientano la nostra esperienza emozionale, anche se non abbiamo ricevuto un'educazione che sia coerente con quei valori. È su due livelli che dobbiamo lavorare, esplicitare tra il rapporto tra conoscenze ed emozioni. Il primo è il livello esplicito, quello rappresentato, dalle conoscenze determinanti. Quelle che orientano le esperienze emozionali. Un altro livello di esplicitazione è quali sono le conoscenze implicite quelle che mi seguono mi accompagnano sono dentro di me anche se io non ne sono consapevole. Sono quelle che costituisco e orientano la mia esperienza emozionale senza che nemmeno me ne renda conto.

Hellis è un ricercatore dell'aria cognitivista, che si dichiara profondamente d'accordo sul fatto che le nostre emozioni siano ampiamente condizionate dalle nostre conoscenze. L'aspetto più interessante della riflessione di Hellis è che sottolinea gli elementi di condizionamento negativo. Perché noi crescendo ascoltando i discorsi degli adulti osservando il loro modo di agire, facendo nostri i i loro giudizi nei nostri confronti, finiamo per sviluppare nella nostra mente una rete di convinzioni, che derivano dai discorsi sentiti, dai valori dichiarati da questi adulti, dal loro modo do comportarsi, dall'emozioni con cui si sono imbattuti in questi adulti. E tramite queste esperienze ciascuno di noi a sviluppato nella propria mente una ricca trama di cattivi pensieri. Hellis quindi ci dice che nel bene e nel male siamo comunque stati educati male. Veniamo da esperienze di condizionamento ambienta che hanno inibito la nostra capacitò di crescere in autonomia, di auto regolarci, di essere fiduciosi in noi stessi, rispettosi degli altri. Tutto questo avviene perché ci vengono veicolati dei punti di vista che sono spesso inutile se non controproducenti. È un pensiero negativo pensare che tutti i problemi che noi abbiamo debbano essere risolti, rischiamo di paralizzare la nostra esistenza fino a quando non abbiamo risolto quel problema. Forse per il fatto stesso di essere umani di non essere perfetti, per aspirare nel vivere alla perfezione, dobbiamo accettare l'idea di poter vivere con alcuni nostri problemi. Perché anche se non ce l'hanno sempre dichiarato espressamente, però ci hanno cresciuti educandoci a relazionarci con certe modalità a seconda della posizione sociale, economica, professionale delle persone che abbiamo di fronte. Allora cattivi pensieri, cattive abitudini, pessime consuetudini, che la nostra storia educativa a innestato nella nostra personalità e nel nostro repertorio comportamentale. Dobbiamo imparare a riflettere, su quello che sono i nostri personali cattivi pensieri, le nostre personali cattive abitudini e pessime consuetudini.

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