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Maestri dell'800 - il dibattito pedagogico

Durante l’800 inizia un vero dibattito pedagogico sulla condizione della maestra e del maestro. Inoltre la politica non si occupò molto di questa situazione perché si trattava di ceti sociali deboli, tanto che ricorse solamente a soluzioni provvisorie e superficiali, abbassando ancora di più la dignità del ruolo magistrale.
Questo perché:
- Era presente una mentalità ancora ancorata alla scuola di èlite, privata e destinata ai ceti sociali alti;
- L’educazione era prevalentemente nelle mani del clero;
- La scarsità d’insegnanti laici non permetteva di istituire scuole statali;
- Mancava una scuola che si occupasse della formazione degli insegnanti;
- Era presente troppa discriminazione per il popolo, dato che l’obbligatorietà scolastica era di appena due anni e che venivano fatte distinzioni d’insegnamento per maschi e femmine;

- Era presente una forte resistenza, da parte dei ceti bassi, a mandare i propri figli a scuola.
Inizialmente l’insegnamento venne precluso alle donne e quando la Scuola normale le accolse ci fu una divisione tra maschi e femmine e le materie d’insegnamento erano differenti. Le donne dopo il conseguimento della Patente potevano insegnare solo negli asili d’infanzia e nelle elementari inferiori. Nonostante questo le donne poterono emanciparsi ugualmente dalla condizione d’inferiorità che veniva loro imposta dalla famiglia. Dal 1860 al 1899 invece la situazione cambiò: la frequenza dell’Istituto Magistrale, istituito nel 1923 con la riforma Gentile, diventerà quasi totalmente femminile. Con la legge n. 341 del 19 novembre 1990 venne istituito il Corso di laurea in Scienze della formazione primaria, anche questo con un numero molto ridotto di uomini. Bisognerà attendere il Decreto interministeriale del 10 marzo 1997 per dare il via alla soppressione delle scuole e degli istituti magistrali e all’attivazione del primo anno del corso di laurea in Scienze della formazione primaria, che avverrà nell’anno accademico 1998/1999. Gli uomini preferirono allontanarsi da una professione malpagata e considerata non superiore ad altri lavori artigianali che offrivano rendite migliori. Gli stipendi delle donne erano molto più bassi e perciò convenienti alle amministrazioni comunali.

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