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Lombroso e l'antropologia criminale scaricato 357 volte

Lombroso e "l'antropologia criminale"

Nella seconda metà del suo corso, l’Ottocento in Italia, viene scosso da una novità,una nuova forma di scienza, la così detta “Antropologia Criminale”.
Padre esponente e unico studioso di tale disciplina fu Cesare Lombroso, che, pubblicando il suo “Trattato antropologico sperimentale dell’uomo delinquente”,e vendendo con esso migliaia e migliaia di copie, riesce a guadagnarsi di diritto un posto importante nel campo scientifico-psicologico italiano.
Con la sua opera , Lombroso sottolinea come ogni delinquente sia “riconoscibile” dai propri lineamenti,cioè dalla propria fisionomia, studiando approfonditamente i volti di criminale e delinquenti, lo psicologo riesce a tracciare delle linee generali che serviranno poi allo stesso per scindere i “buoni” dai “cattivi”.
Tale scoperta fece scalpore nella società del tempo in quanto si pensava che questa scienza potesse risolvere tutti i problemi inerenti alla giustizia, in quanto, identificare un malvivente solamente dalla faccia sarebbe stato un compito molto semplice e non impegnativo. Ben presto però ci si rese conto di come tale scoperta non potesse in effetti essere applicata realmente, in quanto era ridicolo pensare che sin dalla nascita, una persona fosse classificata solamente per il taglio degli occhi o magari per la posizione dell’orecchio. Proprio per questo con la morte di Lombroso l’antropologia criminale non venne più approfondita.
Prendendo in considerazione delle idee più personali andrei a sottolineare come tale scienza nasce in un periodo nel quale, le scoperte evoluzionistiche di Darwin e il positivismo della società, avevano influenzato non poco il pensiero di molti intellettuali, Lombroso vuole quasi trovare un modo per rendere l’uomo perfetto, cerca di catalogare ogni individuo come fosse un pezzo in una catena di montaggio,in modo da poter scartare a priori quello difettoso. Tale pensiero però risulta improponibile in quanto darebbe sfogo a situazioni di pregiudizio, metterebbe ogni persona sull’attenti, costringerebbe a giudicare gli altri da come appaiono, cancellando così ogni forma di diversità possibile. Ciò che va a contrapporsi a questo tipo di studi è un detto quasi più vecchio dell’uomo, che non appare nei libri di matematica ne in quelli di letteratura, ma che riesce a rendere la vita di ogni uomo libera da ogni pregiudizio, “L’abito non fa il monaco”, con queste 6 parole si riesce a spiegare a pieno l’inutilità delle tesi di Lombroso, ogni persona nasce diversa e da diversa cresce e muore, modi, tendenze, tradizioni e fisionomia sono soggettivi, sono disegni al di fuori di ogni tipo di scienza.
L’essere diverso da una qualsiasi altra persona non implica per forza l’innocenza dell’una e la colpevolezza dell’altra, ciò che rende fantastico questo mondo, a volte, è proprio la casualità delle cose, è il senso di stupore che ci aiuta a scoprire cosa abbiamo intorno veramente, quindi un ladro non avrà per forza il naso aquilino e gli occhi piccoli, e uno stupratore non sarà per forza calvo e con le sopracciglia folte, l’unica soluzione sarebbe quindi di iniziare a rendersi conto che ognuno di noi potrebbe essere un delinquente o un malavitoso, sia che abbia gli occhi piccoli che no, quindi ciò che veramente potrebbe aiutarci a riconoscere questo tipo di persone è solamente un po’ di intelligenza e un forte senso critico, che ci aiuterà a riconoscere chi veramente dice di essere ciò che è.

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