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Giustizia, diritti umani e pluralismo dei valori
Le società di oggi sono caratterizzate da pluralismo di valori infatti in esse coesistono differenti culture e gruppi sociali , ma è indispensabile individuare dei fondamenti comuni per poter progredire verso una convivenza.
Berlin afferma che nonostante fini e valori siano certamente molti fanno riferimento comunque tutti all’uomo e quindi è possibile costruire un equilibrio sociale che non comporti prese di posizioni e che abbia come fine il riunire le diverse visioni del mondo.
Iniziano le riflessioni sul concetto di giustizia :
- Kelsen 1950 teorizza il bisogno di distinguere etica e diritto , concentrandosi sull’elaborazione di norme coerenti alle diverse situazioni sociali
- Hayec (liberale) critica la nozione di giustizia sociale per lui indefinibile, proponendo invece un ambito di azione chiaro per il singolo ed i gruppi organizzati in cui lo Stato non possa intervenire.
- Rawls afferma che la giustizia deve garantire uno stato di equità, e lo Stato deve promuovere la libera espressione ed il benessere dei cittadini
- Heller sostiene che la giustizia deve portare ad adottare procedure decisionali razionali rispettando il radicamento che l’individuo ha nel suo gruppo sociale, quindi ognuno deve operate delle scelte in situazioni contingenti confrontandosi con la comunità di inserimento.
Importante è stabilire diritti umani universali che valgano al di sopra dei singoli Stati
Bobbio ha evidenziato il legame tra il tema dei diritti e quello della democrazia,evidenziando l’importanza della Dichiarazione universale dei diritti umani che è un fatto giuridico accettato dalla comunità internazionale: quindi ora sarebbe solo necessario mettere in opera concretamente quanto è stato dichiarato.
Taylor invece afferma che la garanzia giuridica dei diritti non è sufficiente a superare le discriminazione ed a garantire l’uguaglianza delle minoranze.
Infatti negli ultimi decenni sono state fatte molte richieste per riconoscere pubblicamente dei gruppi minoritari che vogliono essere garantiti con forme di protezione pubblica.
Viene proposta così la politica delle differenze che si adopera per valorizzare le diversità dei diversi gruppi sociali cercando di conciliarla con l’universalità della teoria dei diritti.
Habermas sostiene che la scelta dell’inclusione può evitare sia l’assimilazione sia la chiusura rispetto all’altro , ed inserisce le richieste specifiche dei differenti gruppi in un contesto dove ci siano obblighi condivisi di cittadinanza.

La concezione dell’universalità dei diritti è stata da alcuni contestata poiché contrasta per molti aspetti con l’interpretazione islamica e con le prescrizioni divine immutabili,(l’autorità del dogma religioso è più durevole di quella di una legge umana) anche se an-Naim evidenzia la necessità di una revisione del diritto islamico in vista di una legittimazione dei diritti dell’uomo in ambito mussulmano; cerca così di conciliare gli imperativi dell’Islam ed i diritti umani.

Il mondo antico ed i poeti ci porta a considerare i problemi di oggi come una nuova modalità di problemi antichi: comporre le ragioni dell’universalità delle norme per una convivenza giusta .Es. la dichiarazione 1959 dei diritti del fanciullo che è un passo significativo in questa direzione.

Berlin: il pluralismo dei valori
Nella seconda metà del 900, per individuare una forma do società giusta, è stata centrale la riflessione filosofica sul tema della giustizia:
- trovare un fondamento condiviso alle istituzioni pubbliche.
- Il rapporto tra i diritti individuali e l’utilità collettiva.
Per realizzare una società in cui le diverse componenti siano in grado di collaborare,rispettarsi e soprattutto riconoscersi, è stata riconosciuta l’importanza della giustizia ,per poter trovare un punto di incontro tra modi di vita e tradizioni differenti. Infatti le culture e tradizioni sono spesso molto divergenti e quindi la teoria della giustizia è indirizzata a trovare criteri che possano essere condivisi per trovare un accordo di alcuni punti fondamentali.
Berlin, liberale inglese, nel 1988 evidenzia come molti valori proposti e interiorizzati nelle diverse culture siano a volte incompatibili anche fra loro e quindi in contrapposizione , ciò comporta quindi un pluralismo di valori che non sfocia necessariamente in incomunicabilità e chiusura fra le diverse culture, ma apre un utile confronto tra i differenti valori.(ricerca del compromesso tra i diversi valori,ricerca di valori che costituiscono un minimum senza i quali le società non potrebbero sopravvivere)

Gli uomini, anche se appartenenti a differenti culture, poiché sono accomunati nella razionalità e nell’esperienza possono comprendersi ed imparare reciprocamente; quindi fini e valori sono comunque compresi nell’orizzonte umano, cioè l’uomo è in grado di immaginare cosa potrebbe essere vivere in modi differenti.
Berlin propone di fronte al pluralismo dei valori di non cercare una soluzione unica che possa rispondere a come è meglio vivere, proponendo invece una ricerca di equilibrio tra i diversi valori e diversi beni , cercando di ridurre i conflitti, per giungere ad una società accettabile riferita a valori di giustizia condivisi.

Il concetto di giustizia
Nel 1950 Kelsen afferma che il contenuto dell’idea della giustizia non può essere determinato con la conoscenza razionale, la quale invece può solo cercare di prospettare delle risoluzioni per il conflitto; infatti per lui la scienza non può pronunciare giudizi di valore , quindi supera il concetto del giusnaturalismo secondo cui il diritto naturale ha valore assoluto, prospettando il diritto come un prodotto umano Quindi egli separa la giustizia (considerata un rapporto dell’etica) dalla validità del diritto. Lo studioso del diritto non deve valutare eticamente le norme giuridiche, ma risolvere i problemi di coerenza del corpo legislativo. Il suo è un positivismo giuridico tende a voler rendere la legislazione coerente ed efficace, senza definire ciò che sia la giustizia, che invece viene lasciata alle nostre scelte di coscienza.
Una società funziona bene se è in grado di elaborare norme coordinate tra loro efficacemente, non su un criterio di giustizia razionalmente condiviso. Quindi per lui la giustizia non è accessibile alla nostra conoscenza.

Il liberale Hayek critica la nozione di giustizia sociale che viene vista come una favola che nessuno è in grado di definire e propone alcune limitazione al concetto di giustizia che può solo regolare il comportamento umano, ma non l’ordinamento spontaneo sociale. La società per lui non è da considerarsi completamente sottomessa al controllo umano,infatti gli eventi sociali sono anche risultato di molteplici azioni che producono effetti diversi da quanto progettato.

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