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Il gioco

Il gioco è una caratteristica fondamentale della nostra specie, uno degli aspetti che più ci permettono di comprendere la natura dell’uomo. Tutti giocano, animali ed esseri umani, in una serie di modi caratteristici che consentono lo scarico di energie, l’apprendimento e il preesercizio di conoscenze e capacità necessarie per la vita adulta, l’esplorazione della realtà, l’espressione delle emozioni e l’esercizio della creatività, ma soprattutto un’esperienza gioiosa: infatti, si gioca per il piacere di giocare.
- Freud e la psicoanalisi infantile si sono occupati prima di tutto delle caratteristiche di finzione, immaginazione e identificazione presenti nel gioco simbolico, “dove il far finta che” favorisce la trasformazione mentale della realtà e l’espressione di conflitti e bisogni profondi che i bambini non possono “dire”: far giocare diventa così un percorso per conoscere il bambino e aiutarlo a dare forma a ciò che avviene in lui.
- Piaget si è invece occupato degli aspetti cognitivi e sociali del gioco: il gioco simbolico che si manifesta alla fine del II anno di vita, permette al bambino di conoscere la realtà nella forma di un “pensiero egocentrico allo stato puro”, ossia trasformandola e adattandola attraverso una serie di simboli personali. In seguito la condivisione sociale del gioco permette di gestire ruoli, regole, conflitti: nei giochi “di ruolo” i bambini possono sperimentare molteplici identità e relazioni nel “mettersi nei panni degli altri”; mentre nei giochi con “regole” possono avviarsi allo sviluppo di capacità sociali e morali di ordine superiore.
- Bruner si è occupato di come i bambini siano in grado di sviluppare molto precocemente, attraverso il gioco, competenze sociali e comunicative (EX. I giochi come il “cucù” dimostrano la capacità del bambino di apprendere “regole” comunicative fondamentali, indispensabili nel periodo dell’apprendimento del linguaggio e la costruzione dei significati)

In definitiva il gioco è un’attività spontanea e dovrebbe esser garantito a tutti bambini, come cita l’art. 31 “il bambino ha diritto al riposo e allo svago, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative appropriate alla sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale e alle arti”
Per questo è un obiettivo primario dell’educazione garantire al bambino la possibilità di giocare in piena spontaneità, libero dai condizionamenti della società adulta e dei mass-media che oggi sottraggono sempre più tempo all’espressione infantile. Inoltre, oltre che giocati i giochi, possono essere analizzati dai bambini stessi, diventando così un mezzo per riflettere sulla propria esperienza della realtà. Il gioco può essere anche una risorsa terapeutica, per tutti quei bambini affetti da handicap o disagi relazionali. La potenzialità positive del gioco come percorso di apprendimento vengono progressivamente sfruttate in modo più sistematico nel corso di tutta la scuola di base, ma contengono anche molte opportunità per la didattica della scuola secondaria e nell’educazione degli adulti, in cui appaiono frequentemente esperienze di tipo ludico come strategie per l’acquisizione più piacevole e creativa di conoscenze, competenze e significati.

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