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Patologie della personalità

Una patologia tipica dell’area della personalità è, come è noto, l’autismo, che si manifesta innanzitutto nelle difficoltà relazionali del soggetto, che si riflettono anche sulla sua capacità di conoscere se stesso (il soggetto
autistico non riesce a dire me e io). Ma altre indicazioni mediche utili per l’isolamento delle intelligenze personali possono derivare dal morbo di Alzheimer, il cui quadro patologico implica la compromissione delle capacità di elaborazione dell’ambito spaziale, logico e linguistico: in tal caso il senso del sé rimane intatto ma si perdono progressivamente le altre
capacità cognitive. Viceversa, il morbo di Pick, comporta una perdita del senso del sé originale, un’alterazione degli stili relazionali precedenti e dell’autocoscienza. A riprova dell’influenza esercitata dalla dimensione sociale e interculturale sulla determinazione delle intelligenze, in particolare quelli personali, Gardner cita le tesi di Clifford Geertz, il quale a partire dagli anni ’50 del secolo scorso studiò i costumi di tre popolazioni non occidentali: la giavanese, la balese e la marocchina.

Nel primo caso, si assiste alla netta distinzione esistente tra sé interno (il mondo interiore) ed esterno (che include le azioni, gli atteggiamenti e le espressioni verbali), tra “puro” o “civilizzato” e “rozzo” o “incivile”. A Giava, pertanto, l’obiettivo della realizzazione personale, coincide con il raggiungimento di un sé interno puro e di un sé esterno disciplinato ed emergono con chiarezza le analogie con la distinzione operata da Gardner fra dimensione intrapersonale e interpersonale. A Bali, invece, si avverte il peso della cultura induista e le persone sono riconosciute per i ruoli sociali che interpretano (secondo una logica che potremmo definire “teatrale”, testimoniata dall’uso delle maschere), relegando in secondo piano l’autenticità delle relazioni interpersonali a favore di una stilizzazione dei
rapporti sociali. Nella società marocchina, infine, si assiste alla scissione tra personalità pubblica e personalità privata: la persona si relaziona in pubblico in conformità con lo status di appartenenza (nisba), specificando
accuratamente, quasi esibendo, la propria origine geografica e di clan. Ne discende una concezione iperindividualistica del soggetto che però nel privato avrà la possibilità di esprimersi affrancandosi da quest’attribuzione sociale e
sperimentando modelli di relazione più spontanei ed immediati. Questi riferimenti interculturali, in sostanza, concorrono a spiegare come la formazione del senso del Sé, a tutte le latitudini, sia determinata da una parte dalle forze interiori e personali dell’individuo e, dall’altra, da quelle limitazioni e opportunità prodotte dalla comunità d’appartenenza.

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