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Ricerca pedagogica sulla famiglia

“La famiglia è la prima sede dove si comprende il significato dell'esistenza. In un mondo dove prevalgono i valori del profitto,della ricchezza,del piacere la cultura dell'accoglienza mira a coltivare i valori del servizio e del dono.”

In relazione all'aforisma di N. Galli la famiglia è il luogo dove si comprende il significato profondo di esistenza;ma la comunicazione e la consapevolezza sono principi ancora presenti?
Nel Complesso processo di crescita entrano variabili diverse:
1.La comunicazione;
2.La relazione genitori-figli;
3.L’indipendenza e la separazione.

Comunicazione familiare
Gli elementi fondamentali nella comunicazione familiare sono il dialogo,l'ascolto,l'attenzione necessari per la crescita,lo sviluppo e la maturità dei figli. Nella famiglia questi elementi sono essenziali perché rappresentano un mezzo per creare senso di fiducia.

È fondamentale che i membri della famiglia, soprattutto i genitori, prendano seriamente ciò che dice il bambino(successivamente l'adolescente) il quale ha bisogno di essere ascoltato attentamente e non superficialmente. L'essere interrotto o criticato non gli permette di acquisire sicurezza nei suoi pensieri e di sviluppare un buon livello di autostima. Ma dargli sempre ragione,lasciarlo parlare quando ha bisogno di essere contenuto,non gli permette di sviluppare un proprio senso critico e la capacità di interpretare in modo obiettivo ed equilibrato una situazione. Perciò sta ai genitori trovare un modo per equilibrare le due situazioni.
Un aspetto della comunicazione in famiglia è l'apertura al dialogo : se c'è molta confidenza con i genitori è possibile uno sviluppo più armonico e sereno e se si creano situazione in cui è possibile per ognuno raccontare le proprie esperienze così i ragazzi risultano emotivamente più equilibrati e socialmente maturi. Molte volte i ragazzi si rifugiano nel gruppo degli amici,non parlando dei loro problemi con la propria famiglia. Se un ragazzo è chiuso,timido ed introverso e non parla con i genitori deve esserci un motivo;in questo caso lo sbaglio è dei genitori che non hanno dato al figlio la sicurezza e l'affetto per potersi aprire con loro e fidarsi pienamente. Essendo gli adulti molto orgogliosi e non ammettendo i propri sbagli,danno la colpa di tutto ciò ai figli.
Una fase dello sviluppo che mette a dura prova la comunicazione fra genitori e figli è la fase adolescenziale. La conflittualità tra i bisogno di autonomia e di protezione si esprimono attraverso nuove e diverse forme di educazione sia verbale come i silenzi,aggressività verbale,aumento dei conflitti,provocazione,sia non verbali come modo di vestire e di atteggiarsi,rapporto con il cibo,modalità di gestire gli spazi personali. In questo caso la comunicazione fra genitori e figli può diventare difficile.
Riuscire ad avere una comunicazione coerente e onesta con i ragazzi è importante se si vuole avere con loro un dialogo che duri nel tempo. Banalizzare spesso ciò che dicono, fraintendere il senso delle parole per non dover rispondere, interromperli continuamente, parlare al loro posto, ridicolizzarli, fingere di non sentire, negare con gli atteggiamenti ciò che si dice a parole ecc. sono dei modi di comportarsi che non aiutano la comunicazione e non favoriscono un rapporto basato sulla fiducia;così non è neppure d’aiuto la strategia di usare i bambini come ambasciatori di messaggi trasversali degli adulti. D’altro canto i bambini, anche se non sanno smontare le costruzioni verbali degli adulti sentono quando la parola non è autentica. Un primo passo per non restare bloccati in forme di comunicazioni disfunzionali, consiste nel saperle riconoscere:

- comunicazione inibita: Si dice poco o nulla.
Ci sono lunghi periodi di silenzio,i problemi non vengono né discussi né risolti, i segreti abbondano:il che indica atteggiamenti difensivi e mancanza di fiducia reciproca. Molti argomenti sono tabù e i bambini imparano ben presto a evitarli.
- eccesso di comunicazione: C’è molto silenzio o molto rumore.
I membri della famiglia si interrompono di frequente l’un l’altro,non prestano ascolto oppure fanno lunghi discorsi di cui è ben difficile afferrare il significato e le intenzioni,c’è invadenza. Non si lascia spazio alla riflessione e si sposta troppo spesso il piano della comunicazione. Si parla per sviare o per nascondere la mancanza di una reale comunicazione.

- comunicazione incongrua: Normalmente c’è congruenza tra la comunicazione verbale e quella non verbale,tra ciò che si dice o come lo si dice:ad esempio un’informazione triste viene accompagnate da inflessioni tristi della voce. Tuttavia, se un messaggio triste si accompagna a un sorriso e a un tono di voce indifferente il significato della comunicazione è confuso. Questo tipo di incongruenza può essere – a seconda della circostanza e del tema della conversazione – scherzoso, allusivo, intelligente, ma può anche nascere dalla volontà di negare i fatti comportandosi come se le cose stessero andando in tutt’altro modo. Se usata troppo di frequente con i bambini , la comunicazione incongrua provoca confusione, a volte demoralizzazione e altre volte nevrosi.
- comunicazione dislocata: Pensieri e sentimenti sono espressi attraverso sintomi comportamentali e fisici piuttosto che con parole. Un bambino che ha paura di andare a scuola anzi che parlare apertamente della sua paura,può avere dei mal di testa mattutini o attacchi di panico, anzi che parlare apertamente delle sue paure. Se non si fa attenzione si può rispondere al mal di testa psicopatico come se originasse da un disturbo fisico e non psicologico.
- comunicazione deviante: Questa e altre forme di comunicazione disfunzionali si basano sulla presenza di un centralinista attraverso cui vengono incanalate tutte le comunicazioni, una persona che volge da portavoce di famiglia, un lettore della mente che assume di sapere esattamente che cosa pensano gli altri e perciò parla al posto loro, completa ciò che dicono, ristruttura le loro frasi. Adulti interventisti si sovrappongono ai bambini parlando al posto loro ad ogni occasione e così facendo essi inviano ai figli un duplice messaggio implicito: io sono il tuo portavoce, tu non sai esprimerti in modo chiaro ed esauriente. Nel tempo, i bambini possono conformarsi a questi messaggi, convincersi di essere incapaci, delegare la parola ai genitori o più in generale ai grandi, il che non li aiuta a sviluppare l’autonomia e la fiducia in se stessi.

Relazione genitori-figli
Il problema dei giovani d'oggi è la difficoltà nel relazionarsi col mondo degli adulti. Di questo,i ragazzi danno la colpa ai genitori e viceversa. La colpa molto spesso è dei genitori che si interessano poco dei figli. Anche i genitori sono stati giovani,ma lo sono stati in tempi diversi. Quindi non riescono a mettersi nei panni del ragazzo e a comprenderlo perché sono rimasti con una mentalità un po' all'antica.
A volte il problema è un altro:l'indifferenza. Accade spesso che in famiglia non ci sia colloquio;vi è una totale indifferenza nei confronti di entrambi. Questo può avvenire perché vi è un rapporto teso che porta all'indifferenza dovuta dalla volontà del figlio di non aprirsi con il genitore o viceversa.
Una ricerca coordinata dal prof. Diego Sarracino dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con dipartimenti di Psicologia della “Sapienza” di Roma e dell’Università “Aldo Moro” di Bari, e pubblicata dalla prestigiosa rivista Journal of Adolescence,dimostra lo stretto legame tra devianza in età adolescenziale e cattivo rapporto con i genitori.

Lo studio, condotto su 169 studenti di scuola media ha preso in esame le associazioni tra il legame di attaccamento ai genitori, i valori di riferimento sociale e la tendenza a imbattersi in comportamenti a rischio,in una tappa dello sviluppo in cui tali aspetti possono cambiare ed influenzare le relazioni interpersonali dell’adolescente e il suo rapporto con la società.
Ai ragazzi sono stati proposti una serie di questionari, la cui elaborazione delle risposte ha rivelato che meno sicuro si presenta il legame con i genitori, più elevata è la possibilità che l’adolescente racconti di aver adottato comportamenti violenti e antisociali.
Questi risultati,pongono in evidenza che una relazione sicura con i genitori promuove un atteggiamento più positivo verso gli altri. E può svolgere un effetto protettivo nei confronti della propensione ad assumere comportamenti aggressivi e a rischio.
Nella nostra società non c'è una visione ottimistica del futuro,i genitori quindi sono stati privati dell'autorità di indicare la strada e consigliare il giovane. Tra adolescenti e genitori si instaura allora un rapporto contrattualistico,per effetto del quale i genitori si sentono tenuti a giustificare le loro scelte ai giovani,si crea un rapporto egualitario. Ma la relazione tra genitori e adolescenti non è simmetrica.
All'interno della famiglia ,e più in generale nell'attuale contesto socioculturale,il nuovo padre interpreta un ruolo diverso da quello del genitore autoritario a cui la tradizione ci ha abituati.
I padri contemporanei con fatica conciliano l'affetto e l'autorevolezza. Infatti molti padri rimangono amici dei figli e rinunciano a presidiare le norme e le regole. Non vogliono apparire come padri cattivi,severi. Credono che concedendo tutto senza limiti saranno sempre amati. Questo comportamento è ciò che oggi spinge a parlare di una “società senza padri”considerata come causa dei problemi di crescita che affliggono gli adolescenti.
Ci sono poi situazioni in cui il padre non è presente;un caso noto è quello dell'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America,Obama. Obama infatti ha conosciuto il padre attraverso l’immagine della madre. Essendo il padre per lo più assente, rincontrato per la prima volta a dieci anni.
Il padre ha fin dall’inizio una grande importanza per il bambino. Tutti i bambini vivono con un padre, anche se questi è assente il bambino cresce con la madre e si fa un’idea immaginaria del padre, che non corrisponde alla realtà. Hanno una fantasia spiccata che si ripercuote nella concezione del padre. Si costruiscono di lui un’immagine in cui entrano sia esperienze concrete che desideri e paure, creando una miscela del tutto singolare,la madre comunica al figlio l’immagine che ne ha lei, immagine in cui entrano sia le esperienze con il proprio genitore, sia quelle vissute con i successivi partner. Trasmette questa immagine al bambino, che raccoglie le osservazioni sul padre, sui padri in generale, sugli uomini o sul maschile come categoria. Psicoanalisti dicono che il bambino conosca il padre tramite la madre, anche quando il padre è presente. Alla madre è legata l’idea di un’intimità simbiotica, di un accadimento completo e di una protezione sicura. Nel corso dello sviluppo il padre viene a essere visto di regola come il terzo che si aggiunge alla coppia madre-bambino. Il padre prende una distanza e da ciò nasce la triade, caratterizzate dal fatto di dare luogo a una disparità. La triade da un lato comporta un disagio, ma dall’altro stimola lo sviluppo. Il padre possedendo componenti femminili, può fare a turno con la madre nei compiti di cura e accadimento ed i genitori possono sostenere il bambino. Alla figura paterna sono legate restrizioni e l’apertura di possibilità nuove. Per questo processo però ci vuole un padre presente, un padre che comunichi al bambino il messaggio che le delusioni sono sopportabili e che una vita al di là dell’idealizzazione meriti sempre di essere vissuta. Deve aver accettato il tabù dell’incesto, e con esso la barriera fra le generazioni, ma anche il susseguirsi delle generazioni, ciò significa che i suoi figli sono destinati a superarlo. Se i padri dicono di non avere tempo e si sottraggono all’interazione con i figli, mancando di disponibilità interiore. Vivendo con il bambino può succedere che si riattivino alcune esperienze infantili, è un processo che può condurre a una percezione di sé più profonda. Comunicare una sicurezza stabilizzante è compito dei genitori, ma tendenzialmente i padri hanno uno stile relazionale diverso dalle madri. Spesso i padri preferiscono i giochi movimentati, eccitanti, nei quali aiutano il bambino a fare conto con l’aggressività. I figli maschi hanno bisogno dell’esperienza del lottare, competere e misurare le proprie forze. Se il padre non è accessibile, diventa complicato elaborare le idealizzazioni infantili. Ciò compromette lo sviluppo e la maturazione del bambino, dando luogo a una discrepanza tra grandezza di sé e scarsissima autostima, ma pur coltivando fantasie di onnipotenza, il bambino si sentirà piccolo, incapace di sopraffare i compiti reali. Un mancato rapporto di padre-figlio trova forme d'espressione diverse dai disturbi della relazione madre-figlio. Viene più che altro a mancare una relazione idealizzata, contrassegnata da aspettative elevate e dalla ricerca di un orientamento. La lacuna deve essere colmata: l’amore si trasforma in odio. Le delusioni generano nostalgia.
Quando la figura paterna è assente la figura della madre diventa una “modello” a cui fare riferimento ed apprendere per quanto riguarda aspetti come l'amore,la sessualità,il lavoro ,il comportamento nella società.
La figura materna per un figlio non sarà mai importante quanto lo è per una figlia. Il rapporto che si crea tra madre e figlia sarà centrale durante la vita ed andrà ad influenzare i futuri vissuti affettivi ed interpersonali.
A partire dalla nascita della bambina bisogna fare una distinzione tra le aspettative realistiche,cioè funzionali allo sviluppo di una sana relazione madre-figlia ; e le aspettative irreali e problematiche,quelle che concorrono a compensare le carenze affettive della madre. I rapporti conflittuali madre-figlia nascono quandola madre proietta sulla sulla figlia degli ideali irrealistici:in questi casi la figlia può sentirsi rifiutata nella sua unicità e accettata quando ripete il copione della madre. I conflitti si verificano di più nell'adolescenza,quando la ragazza si distingue dalla madre e inizia a diventare donna con distinta personalità. Se questo non viene accettato dalla madre ne conseguono problematiche psicologiche legate al cibo (bulimia-anoressia), al sesso (gravidanze premature), legate al mondo emotivo (ansia,depressione,perdita dell'autostima), a quello relazionale (dipendenza dal partner,incapacità di raggiungere autonomia e indipendenza).
Una variabile,connessa alla relazione genitori-figli,è lo stile educativo. Che determina ciò che in un futuro prossimo sarà il giovane ed è in questa “fase” che si vede se il genitore ha portato a buon fine il proprio progetto educativo. Possiamo distinguere sei stili educativi:

- Stile unitario: I genitori sono severi,autocrati,stabiliscono regole senza fornire spiegazioni e raramente tengono conto dell'opinione dei figli. I loro principali strumenti di controllo sono la coercizione e l'intimidazione. La disobbedienza è interpretata come una minaccia all'autorità,di fronte alla quale i genitori vanno facilmente in collera e rinforzano la distanza che già esiste tra loro e propri figli. I genitori si aspettano che i figli obbediscano senza fare domande o avanzare obiezioni,il che non favorisce il dialogo. Alcuni figli si adeguano alle aspettative e si schierano dalla parte dei genitori , giustificandoli anche quando questi usano metodi ricattatori.
Una variante di questo stile è costituita dalla separazione tra padre e madre.
- Stile tradizionale.:La figura autoritaria è generalmente il padre:il capofamiglia che punisce i figli. La madre ha con i figli atteggiamenti più permissivi,indulgenti,consolatori,fornisce affetto e calore umano. E con lei i figli stabiliscono un clima di confidenza e a volte di eccessive richieste. Con il padre c'è distacco,spesso incomprensione. La madre tradizionale che si “sacrifica” per i figli suscita un forte attaccamento,anche se la sua totale dedizione può trasformarsi in possessività.
- Stile permissivo: È l'opposto di quello autoritario e a volte sfocia nel disinteresse e nella trascuratezza: si cede alle richieste dei figli senza valutare pro e contro. Papà e mamma possono lasciare ricadere sui bambini scelte e decisioni che spettano a loro,non pongono limiti né fanno richieste. In altre parole,i genitori si aspettano che i figli si educhino da soli,nell'insieme si considerano come una risorsa che il bambino può utilizzare e non responsabili di trasmettere delle abilità e di correggere. Viene a mancare la guida e ognuno agisce sull'onda del momento,cosicché la litigiosità intergenerazionale può essere elevata.
In questo clima di imprevedibilità e incoerenza i figli si allontanano ricercando all'esterno quel senso di appartenenza che non riescono a vivere in famiglia.
- Stile respingente/trascurante: I genitori che adottano questo stile non sono né esigenti né recettivi;ma distaccati e non coinvolti,tanto da ignorare le necessità di base dei figli: li tengono a distanza mostrando uno scarso interesse per ciò che fanno,pensano o dicono. Se non danno loro fastidio,lasciano fare ai figli ciò che vogliono e non forniscono loro strumenti di comprensione del mondo,delle regole,del vivere sociale: possono vivere al margine della società.
Ci sono delle differenze tra genitori che sono infastiditi dalla presenza dei figli,allontanandoli da sé, maltrattandoli,spaventandoli e altri non mostrano un sufficiente coinvolgimento. Il rischio per i figli è di crescere immaturi e inesperti.
Lo stile respingente-trascurante è per sua natura demotivante,esiste però la possibilità di uno stile demotivante non trascurante o respingente dove c'è affetto e i genitori regole coerenti di comportamento,ascoltano i figli e li rendono partecipi delle decisioni famigliari.
- Stile iperprotettivo: I genitori iperprotettivi non sono incoerenti o affettivamente distaccati e neppure demotivanti,sono però ansiosi e non concedono l'autonomia necessaria per imparare ad orientarsi nel mondo,difendersi,organizzarsi e crescere fiduciosi. Questi genitori continuano a svolgere per i figli una serie di “servizi”,che essi potrebbero svolgere da soli. Nel tempo l'iperprotezione può trasformare i figli in dittatori domestici; abituati a essere seguiti in tutto e pretendono che mamma e papà soddisfino i loro capricci.
- Stile autorevole: È lo stile migliore. Il genitore autorevole richiede rispetto e stabilisce delle regole che sono rispettate perché si adattano all'età e alla caratteristica dei figli. A differenza di quello autoritario,riconosce i desideri e i bisogni dei bambini e dei ragazzi e sollecita la loro opinione. Non è invadente,non si sostituisce a loro e fornisce dei feedback coerenti. A differenza del permissivo,sa dire “no” quando lo ritiene necessario e in accordo con quei valori che cerca di trasmettere. Educa all'autonomia e a imparare dai propri errori.
I bambini di genitori autoritevoli risultano,in media,più fiduciosi e responsabili,contenti e cooperativi.

Indipendenza e separazione
L’atteggiamento verso l’indipendenza è importante. I bambini che hanno avuto esperienze di separazioni gradevoli e giocose accettano più facilmente la separazione dai genitori, dalla famiglia e dalla casa, rispetto a coloro che hanno sempre mostrato apprensione. È utilissimo che i bambini al di fuori della casa, soprattutto nel periodo elementari- medie, facciano esperienze, come trascorrere periodi di campeggio con i loro amici o con adulti che non sono i loro genitori. Se in queste occasioni si divertono e sviluppano nuovi interessi, incontreranno minori difficoltà ad allontanarsi da casa;tutto ciò serve a incoraggiare il bambino a intraprendere iniziative e fornirgli conoscenze e competenze. La separazione diventa conflittuale quando si arriva al divorzio. Il divorzio è l'ultimo atto di una lenta e drammatica rottura consumata tra le mura domestiche,spesso davanti ai bambini,che sono osservatori passivi di ciò che sta accadendo. Tali manifestazioni portano in loro un progressivo e doloroso senso d'impotenza:la separazione fisica dal padre o dalla madre rappresenta un'agonia del rapporto che può diventare una profonda ferita nell'equilibrio psicologico dei minori. Ciò che turba i figli,non è la separazione in se stessa,quanto il clima di tensione che la precede,il che può provocare momenti di paura rabbia o tristezza, e può indurre i bambini a comportamenti sintomatici,per segnalare il proprio disagio. Sarebbe opportuno che i genitori lasciassero fuori i bambini dai loro conflitti,anziché usarli come arma di ricatto fra adulti. È molto importante che i figli capiscano che,con la separazione dei genitori,non finirà l'amore nei loro confronti.
La morte di un genitore in alcuni casi serve per responsabilizzare il bambino in altri può avere effetti devastanti.
Oltre alla figura dei genitori ci sono due figure importanti nella vita del bambino, quella del fratello e quella del nonno.

Vita con i fratelli
Frequentando la scuola,giocando in gruppo,confrontandosi con fratelli e sorelle,i fanciulli imparano a collocarsi all'interno di ruoli diversi(sorella,compagno di banco,scolare ecc.). Dall'impatto tra le caratteristiche individuali,le esperienze,le risposte e gli stimoli dell'ambiente si struttura l'Io,la personalità dell'individuo,il suo modo di porsi nel mondo. Anche i fratelli hanno un ruolo nel creare un “clima”,una rete di relazioni,promuove rapporti e consapevolezze diverse. Una variabile rilevante,nell'infanzia,è la posizione all'interno della fratria.
Il primogenito tende ad essere coscienzioso,a ricercare maggiormente l'approvazione degli adulti;ma può anche soffrire di gelosia nei confronti degli altri fratelli,soprattutto del secondogenito,colpevole di aver messo fine al suo rapporto esclusivo con i genitori. La gelosia può esprimersi in atteggiamenti aggressivi o in atteggiamenti di disinteresse,di superiorità;in molte occasioni,però,proteggere i fratelli minori,più vulnerabili,prende il sopravvento.
Se il passaggio dalla posizione di figlio unico a quella di primogenito comporta qualche delusione e richiede un raggiustamento della relazione con i genitori,la nuova posizione non è priva di vantaggi. Essere primogenito significa anche essere più grandi,più forti e più competenti:una sensazione che può mantenersi inalterata negli anni.
Il secondogenito arriva in una casa in cui c'è già un bambino. I sentimenti del secondo nei confronti del primo son ambivalenti:in certi casi ammira il fratello e vorrebbe essere come lui,in altri tenta di ribaltare le posizioni.
Prima di rassegnarsi alla posizione di “minore” il secondogenito può scegliere tra due alternative: tentare di eguagliarlo oppure affermare la propria individualità sviluppando interessi differenti e cimentandosi in settori diversi da quelli in cui si muove il maggiore.
Particolarmente interessante è il secondo di tre,che ha sensazione di godere di minori vantaggi:meno capace del primo-a cui i genitori chiedono di essere “giudizioso”,di proteggere i fratelli,di comportarsi da “grande”-e trattato con meno indulgenza del terzo “il piccolino”. Per questo il figlio di mezzo a volte è più ribelle degli altri.
L'ultimogenito che non ha fratelli dopo di se resta confinato nella posizione di “ piccolino”:una posizione che lo esenta da alcune responsabilità e lo autorizza ad essere protetto. I genitori,consapevoli di queste differenze,possono provare a correggerli.
Sebbene i fratelli possano essere molto cooperativi e aiutarsi ogni qualvolta uno di loro si trovi in difficoltà,un certo grado di rivalità è comune e fisiologico. Le lotte all'interno della fratria possono assumere forme diverse,nella maggior parte dei casi hanno aspetti polivalenti che entrano a far parte di un continuo e costruttivo processo di crescita:le lotte “per finta” fanno parte di una dialettica che ha l'effetto di rinforzare la relazione. Diverso è invece quando le ostilità sono croniche e i sentimenti negativi soverchiano di gran lunga quelli positivi.
Le lotte tra i bambini non si significano soltanto scontro ma anche contatto fisico, vicinanza, comunicazione:esse fanno parte del comportamento spontaneo di molti bambini e hanno carattere di gioco. Lotte e litigi vengono considerati un laboratorio sociale attraverso cui si impara a gestire e a risolvere i conflitti. L'atteggiamento dei genitori,la loro capacità o incapacità di fronteggiare i conflitti dei figli,le loro preferenze per l'uno o per l'altro,i paragoni favorevoli o sfavorevoli che possono fare o non fare,sono condizioni che influiscono sul rapporto fraterno mitigandone o esasperandone alcuni aspetti.

Essere nonni, oggi
I rapporti tra nonni e nipoti sono molto cambiati. L’allungarsi della vita media rispetto al passato, ha fatto sì che aumentasse sia la percentuale di persone anziane , sia il numero complessivo dei nonni.
Quando si parla di “terza età” bisogna considerare due situazioni nettamente definite, si può parlare di: “vecchiaia grigia” o “verde vecchiaia”.
Nel primo caso, la vita dell’anziano è caratterizzata da una graduale perdita di interessi, da una crescente solitudine. Nel secondo caso l'individuo si mantiene curioso e attivo, coltiva gli interessi di sempre e ne aggiunge di nuovi. Iniziare a svolgere la funzione di nonno può costituire un importante condizione per una vecchiaia “verde”,rappresenta una specie di “nuova nascita”,una grande fortuna.
La fortuna non è solo per il nonno;ma si ha un “triangolo della fortuna” nel quale ai vertici si trovano i genitori,i nonni e il bambino.
È una fortuna per i genitori del bambino poter contare su dei nonni disponibili ad aiutare, aiuto che si può manifestare in vari modi:ospitando il bambino quando entrambi i genitori hanno qualche impegno,accompagnandolo a scuola ma può anche consistere in un sostegno finanziario o in beni materiali.
È una fortuna per il bambino avere dei nonni perché la gamma di esperienze,che può compiere e che possono favorire la sua crescita,diviene ampia e varia.
Ad un nonno l'arrivo di un nipotino da la speranza che la famiglia non cesserà di esistere con la morte dei propri figli e l'idea che le cose che ha trasmesso ai figli non andranno perse. Per un nonno interagire con un nipotino che sta crescendo e che si affaccia con curiosità al mondo e prova interessi tipici delle varie età rappresenta un occasione per rivivere per la seconda volta la propria infanzia e sentire questa esperienza come riattivazione di momenti della propria vita che sembravano lontani e perduti.
Parlare o giocare con il nipotino significa sapersi porre ad un livello superiore al suo così da non perdere il contatto con lui ma agendo nello stesso anche come stimolo per la crescita.
Svolgere la funzione di nonno non è infatti qualcosa di ovvio. È un mestiere al quale ci si deve preparare e che si deve svolgere con accortezza e sapienza.
Ci si deve preparare approfondendo le proprie conoscenze relative alle fasi dello sviluppo psicologico nelle varie età. Con il nipote il nonno deve saper svolgere con accortezza e prudenza la sua funzione,restando attento ai sentimenti degli altri. Può accadere che in uno dei genitori del bambino si manifesti un sentimento di gelosia nei confronti dei nonni,il timore che trascorrendo molto tempo con essi il bambino si affezioni ai nonni dedicandoli una parte cospicua di quel affetto a cui i genitori aspirano. Può accadere che nei genitori sia presente il timore che restando molto tempo con i nonno il bambino assuma abitudini che sono discordanti rispetto a quelli che dovevano trasmettergli.
Un nonno deve essere sensibile a questi timori e quindi si stabilisce che fin dall'inizio le decisioni per la vita del bambino spettano ai genitori.

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