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Educazione e Mondialità

Uno dei principali problemi della realtà storica attuale è quello della globalizzazione comunicativa, economica e politica, che mette in crisi le identità sociali, fondate sull'appartenenza a comunità locali ben definite. La "sfida", per l'educazione che ne deriva, consiste nell'affrontare questa situazione per contribuire alla creazione di una "comunità mondiale educante", che sia in grado di realizzare condizioni pacifiche ed eque di convivenza, di allargare a tutti il godimento dei diritti fondamentali, di evitare la spersonalizzazione della "civiltà di massa" e di garantire il mantenimento delle identità pur senza rinunciare all'apertura verso gli altri, alla solidarietà e alla cooperazione.
Un primo modo di affrontare la globalizzazione in campo educativo è quello di allargare il più possibile la conoscenza reciproca tra i diversi sistemi educativi: compito che viene assolto dall'educazione comparata, la quale studia i sistemi e i processi educativi dei Paesi stranieri con lo scopo di migliorare il sistema educativo del Paese di appartenenza.
Le ricerche di educazione comparata hanno favorito la realizzazione di programmi di educazione allo sviluppo, volta alla crescita economica, sociale e dei sistemi educativi dei Paesi in via di sviluppi. Su scala mondiale questa internazionalizzazione educativa implica potenzialmente il problema di una colonizzazione culturale da parte dei Paesi ricchi e tecnologicamente più evoluti nei confronti di quelli in via di sviluppo.
La pedagogia interculturale si propone di dare alle persone provenienti da culture minoritarie la possibilità di un'identità più ricca, contrassegnata dalla compresenza di due o più culture, e ai membri della cultura maggioritaria una maggiore consapevolezza de se attraverso il confronto con la "diversità". L'educazione interculturale ha così incoraggiato la presenza di se nei curricoli di attività mirate all'accoglienza (ossia all'introduzione dell'educando nel nuovo ambiente di formazione prestando attenzione al suo benessere psicologico, al suo orientamento e al suo adattamento positivo), alla facilitazione (che ha come scopo, più che la "direzione" dell'educando, il "sostegno" del suo personale e autonomo cammino di crescita, nell'ottica del superamento delle difficoltà di adattamento), all'apertura agli altri e all'assunzione di una cittadinanza interculturale. S i rende necessario a questo proposito che gli insegnanti sviluppino le competenze di mediatori interculturali, allo scopo di offrire occasioni pedagogiche capaci di andare oltre le reciproche differenze.

- Educazione alla pace
Scopo dell'educazione alla pace non è solo far desistere le persone dall'intenzione della guerra, ma anche lo sviluppo dei valori umani connessi a un atteggiamento non-violento, alla democratizzazione della scuola, a una mentalità aperta all'integrazione dei "diversi" e alla cooperazione. L'educazione alla pace viene dunque a configurarsi come una forma di educazione permanente.

- Educazione alla democrazia
L'educazione alla democrazia si propone di conciliare la libertà "naturale" dell'individuo con quella "sociale", cioè con il rispetto da parte di ogni cittadino della libertà altrui secondo un rapporto di uguaglianza. Essa si incentra quindi sulla pratica della democrazia a scuola come attuazione del principio di "formazione dell'uomo e del cittadino" con lo scopo di fare della democrazia il valore di riferimento delle persone che apprendono.

- Educazione comunitaria
Un obiettivo fondamentale per l'educazione sociale può essere la valorizzazione della forma comunitaria e la sua estensione, in modo da favorire, attraverso l'educazione comunitaria, la creazione di una "comunità mondiale" all'interno della quale le differenze vengano riconosciute e rispettate nell'ottica di una solidarietà universale. Ciò presuppone che la cooperazione educativa si fondi sulla convinzione che la comunità e il gruppo siano in grado di valorizzare l'espressione creativa della personalità del singolo all'interno di una solidaietà sociale.

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