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Don Bosco e l’educazione popolare

Nato nel 1815 da una povera famiglia di contadini ,Giovanni Bosco riceve l’ordinazione religiosa a ventisei anni,e viene avviato all’assistenza della gioventù indigente presso il convitto di San Francesco d’Assisi a Torino . L’incontro con la devianza ,l’emarginazione e il disagio giovanile nella realtà urbana della nascente industrializzazione gli fanno riconoscere la sua vocazione. Dopo aver fatto un po’ di esperienza ,egli comincerà a raccogliere nelle località di Valdocco il primo nucleo dell’ oratorio che funzionerà come una casa annessa ,simile ad un pensionato,che prenderà il nome di San Francesco di Sales,il “Santo Sorridente”della Savoia.Piano piano si espanderanno istituti salesiani in tutta Italia,ma anche all’estero,dedicandosi all’ attività missionaria ,che verrà soprattutto attraverso l’insegnamento in collegi.Don Bosco incoraggia e segue tutte queste iniziative ,sino a quando morirà nel 1888.Don Bosco nella sua educazione ha una prospettiva soprattutto caritativa e pastorale ,in una realtà sociale in cui la condizione dei poveri estremamente precaria sia dal punto di vista materiale sia da quello morale. Il suo interesse fondamentale è quello di un’educazione popolare giovanile ,indirizzata a soddisfare tutti i bisogni fondamentali di ogni singolo. Inoltre sostiene che il giovane debba essere “utile cittadino e buon cristiano”e che debbano imparare un mestiere per potersi inserire nella vita sociale .A questo proposito Don Bosco sostiene che ci debbano essere degli ambienti protetti per la gioventù,uno di questi ambienti è l’oratorio ,dove l’attività fondamentale è il gioco ,sotto l’assistenza degli educatori . Infatti Don Bosco individua nel gioco una delle possibilità per attrarre i bambini ,ed educarli in un ambiente a loro misura .In questo ambiente loro staranno sempre insieme all’educatore che diventerà una sorta di “genitore”,di amico,ma sarà anche capace di farlo riflettere .Più avanti Don Bosco organizzò una vera casa per giovani vagabondi ,dove la vita con gli educatori dilata sia le condizioni familiari che quelle pedagogiche.Andando avanti Don Bosco elaborò un metodo che si propone di porre le condizioni per cui le trasgressioni non possano verificarsi,si tratta del “sistema preventivo”,e ci deve essere anche la presenza di un’ educatore in grado di svolgere questa funzione di sorvegliare e ammonire chi non lo rispetta.Il sistema preventivo si articola nei tre momenti della ragione,della religione e dell’amorevolezza.Don Bosco sostiene che il ragazzo deve essere lasciato libero,e non deve essere obbligato in nulla ,ma essere messi in condizione di potervi accedere più facilmente . Anche quando è necessario somministrare un castigo,non deve mai assumere l’aspetto di una vendetta o di un’umiliazione .L’autorità dell’educatore deve presentarsi all’ allievo come incarnazione della ragione ma senza mai perdere l’amorevolezza che sola può permettere di aprire il cuore ai giovani .I sistemi usati dall’educatore sono sempre due :quello Preventivo e quello e quello Repressivo.quello Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi e farla rispettare ai trasgressori ,e dove è necessario agire con le punizioni.Il contrario invece è quello preventivo,che invece cerca di mettere gli allievi nell’ impossibilità di commettere mancanze appoggiandosi tutto sopra la ragione,la religione,e l’amorevolezza ,escludendo ogni castigo violento.

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