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Minorazione visiva e sviluppo motorio

Il bambino cieco spesso, in famiglia, viene iperprotetto, cioè per eccesso di cure e di timori gli si impedisce di agire facendo per lui. Si preferisce che stia fermo, magari seduto, anziché vederlo in movimento e, quando proprio deve muoversi, viene accompagnato. Per paura che si faccia male si allontanano dalla sua sfera d’azione più oggetti che si possono allontanare per timore che vengano urtati e fatti cadere e molte volte viene tenuto lontano dagli altri bambini. Spesso gli vengono evitati anche i piccoli lavori domestici o l’impegno a osservare elementari regole disciplinari. Se la famiglia si comporta in questo modo il piccolo, all’età di andare a scuola, si trova in uno sviluppo fisico, mentale e sociale notevolmente carente e, se l’educazione pisco-motoria nel periodo pre - scolare è stata trascurata, deve necessariamente essere promossa nella scuola dell’obbligo in quanto l’evoluzione motoria del bambino, condiziona gli apprendimenti scolastici di base. I ciechi usciti dall’infanzia sono caratterizzati da una notevole insufficienza di schema corporeo e motorio dovuto all’antipatia per l’azione determinata a sua volta da una serie di condizionamenti negativi a cominciare dalla paura di affrontare situazione nuove, potenzialmente per loro pericolose o comunque rischiose. Qualora poi l’ambiente famigliare sia stato inadeguato e qualora il bambino non abbia frequentato la scuola dell’infanzia, spesso è un problema perfino insegnargli a salire o a scendere le scale. Non di rado, per paura del movimento, si arriva alla rigidezza ostinata e addirittura al blocco motorio. Sintomi di questa inadeguata strutturazione di schemi sono l’insicurezza nel camminare, caratterizzata dallo strisciare del piede in avanti, il dondolare su se stesso, il compiere movimenti automatici e scomposti (tic). Sappiamo che una delle condizioni per indurre il cieco a muoversi è intanto la familiarizzazione con l’ambiente in cui si trova: in aula, in cortile, in palestra, in modo da renderlo sicuro da ciò che lo circonda.

Prendiamo ad esempio la palestra. Al ragazzo cieco che per la prima volta vi mette piede, la parola e il luogo non dicono assolutamente nulla. E’ allora necessario fargliela intanto conoscere, fargli percorrere il perimetro delle pareti, fargliene apprezzare l’ampiezza facendogli constatare la dislocazione degli attrezzi e illustrandogliene la funzione. E’ particolarmente importante, come punto di riferimento, che si renda conto dove è il centro in cui l’insegnante deve di solito collocarsi. C’è poi da tener presente che esercizi che per gli altri sono addirittura banali, per il cieco diventano estremamente difficoltosi. Per esempio non possiamo dire facciamo un circolo, senza avergli spiegato che, in questa posizione, tutti i ragazzi hanno la fronte rivolta al centro.
Oppure se invitato a girarsi indietro, non dobbiamo stupirci se non lo sa fare: dipende dalla mancanza di un punto di riferimento visivo.
Alcuni esercizi per aiutare a strutturare lo schema corporeo e motorio a quest’età, oltre a quelli già indicati per la scuola dell’infanzia potrebbero essere i seguenti:
- Toccarsi il naso;
-toccarsi un piede;
- toccarsi il naso con la mano destra; poi con la sinistra;
- toccarsi il piede destro; poi il sinistro (senza specificare con quale mano);
- toccarsi il piede destro con la mano destra; il piede sinistro con la sinistra (fondamentale impegno della dominante); - - toccarsi con la mano destra il piede sinistro (in questo caso si unisce dominante e lateralizzazione);
- toccarsi con la mano destra il piede sinistro e con la mano sinistra la punta del naso e così via.
Le difficoltà potranno essere aumentate impegnando via via tutte le parti del corpo col progredire della conoscenza dello schema tenendo presente che vi sono attitudini motorie che o si imparano a questa età o non s’imparano più (o s’imparano con molta difficoltà e poco profitto). Per esempio: la coordinazione nel camminare e nel correre, i vari tipi di salto, il nuoto, i tuffi, il pattinaggio, l’andare in bicicletta, lo sci, ecc. Naturalmente le varie attività devono essere proposte sempre in un contesto di gioco e in ambito di gruppo. Il cerchio può diventare un volante, una cintura, una collana; un’andatura a quattro piedi può diventare l’agguato della tigre; la deambulazione sulla trave il passaggio su un ponte; la salita sulla spalliera l’arrampicarsi dei marinai sull’albero della nave; l’andatura a terra può essere lo strisciare del serpente e così via.
Si possono proporre anche attività di imitazione che sono molto adatte soprattutto per sviluppare schemi di movimento. Eccone alcune:
- il galoppo del cavallo (correre alzando molto le ginocchia);
- la lucertola (proni, palme delle mani appoggiate a terra sotto le spalle);
- il salto della rana (salto in lungo a piedi uniti);
- la passeggiata delle anatre (in piedi, si flette il busto in avanti e, con le ginocchia rigide, ci si afferrano le caviglie e si cammina);
- il gatto che si stira (si tendono il più possibile le gambe e le braccia e si inarca la schiena);
- il gatto che si gira sul dorso (supini, gambe e braccia flesse slancio alternato in alto di braccia e gambe; bicicletta con gli arti inferiori) e così via.
Per attività psicomotoria s’intendono tutte quelle attività che si prefiggono l’educazione psicomotoria, cioè la presa di coscienza del rapporto funzionale tra l’io e il proprio corpo.

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