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Il Neoclassicismo

Negli ultimi secoli del ‘700 le scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei avevano suscitato l’ammirazione per le forme dell’arte classica. Infatti fu ritrovata un’intera città pietrificata e questo suscitò molto entusiasmo e al tempo stesso nostalgia per il periodo classico. Si iniziò a studiare l’arte classica. Anche nella letteratura neoclassica vennero riprese tematiche mitologiche, si prediligevano raffigurazioni nitide, ricercando un’ideale di bellezza assoluta (equilibrio, armonia, perfezione). Importante fu l’opera di Johann Joackim Winkelmann (1717-1768), che lavorò anche in Italia; egli sosteneva che l’arte greca avesse realizzato l’ideale del bello assoluto ed eterno e fosse l’unica immortale. Inoltre essa esprimeva la bellezza, che nasceva dal dominio delle passioni e dall’armonia interiore. Le statue greche infatti erano fatte di marmo, calcare, metallo, sostanze vitree per i particolari. Erano collocate soprattutto nei templi e raffiguravano dei, eroi, o comunque scene e azioni eroiche: la quotidianità non veniva presa in considerazione.
Queste idee vennero riprese nel Neoclassicismo e furono poste alla base di arte e letteratura: esse dovevano mirare al bello ideale, cioè raffigurare la realtà del momento (contingente) in forme perfette, senza nulla di eccessivo, scomposto, grezzo; le passioni e i sentimenti sono trasformate, trasfigurate nell’armonia di suoni, linee, forme. Da ogni persona venivano estrapolati i suoi particolari migliori per creare una figura perfetta, sulla base del canone di bellezza dell’epoca. Non è copiata la realtà e l’imperfezione, ma essa è stereotipata per raggiungere la bellezza ideale.
Nel classicismo passioni sentimenti ed emozioni sono dominate dai personaggi delle statue: solo controllandosi si può dare il meglio di sé.
A questo modo di guardare all’antico si aggiunse il classicismo rivoluzionario: i protagonisti della rivoluzione vedevano in Sparta, Atene, Roma un modello di vita repubblicana libera e di eroi ideali, che volevano far rivivere nel presente. L’eroe antico che lotta in difesa della libertà a costo della vita è preso come modello dai rivoluzionari. Si cerca infatti di copiare il classicismo nelle forme, rappresentando figure maestose e solenni, simili a statue. Con Napoleone il classicismo rivoluzionario si trasforma in scenografia per celebrare il generale, che si ripropone come un imperatore romano. (pittura, scultura, letteratura servono a celebrare i fasti del regime).

Neoclassicismo e...

Illuminismo: in entrambi i periodi si superano e si dominano le passioni attraverso la Ragione e la fiducia in sé. Nel Neoclassicismo, per rappresentare la bellezza assoluta viene analizzata razionalmente la realtà e da essa viene estrapolato ciò che c’è di perfetto; le passioni esistono, ma rimangono al di sotto, in superficie vi è solo l’armonia perfetta, in cui queste passioni si fondono, con la ragione.
Barocco: si rappresentano le passioni e la quotidianità, mentre con il Neoclassicismo le forme sono armoniche perfette e più rigide: si eliminano fronzoli e curve sinuose.

Johann Joachim Winkelmann

Nato in Prussia nel 1717; di umili origini, studiò filosofia e quindi arte classica e letteratura. Si recò a Roma nel 1755 per studiare direttamente i capolavori classici, che rappresentavo secondo lui l’ideale di bellezza eterna e assoluta, intesa come armonia di forme e compostezza che supera il fermento delle passioni. Tra 1757 e 1758 visitò Ercolano e Pompei, fino a Paestum e rimase sconvolto della loro bellezza. Nel 1763 pubblicò la "Storia dell’arte nell’antichità" e fu nominato sovrintendente alle antichità di Roma. Fu assassinato nel 1768 a Trista, in una locanda per oscuri motivi.

Ugo Foscolo

Niccolò Foscolo nacque nel 1778 a Zante,che apparteneva alla Rep. Veneta. Il padre Andrea era medico, la madre Diamantina Spathis era greca: per tali origini Foscolo si sentiva profondamente legato alla civiltà classica. L’isola ionia dove era nato rimase per lui come ideale di bellezza, serenità,gioia,fecondità... Si trasferì in Dalmazia con la famiglia e studiò presso il seminario. Alla morte del padre (1788) conobbe difficoltà economiche; la madrte si trasferì a Venezia e Niccolò la raggiunse nel 1793. approfondì la cultura classica e contemporanea e si dedicò alla poesia. Nonostante la povertà, di cui andava fierissimo, acquistò fama. Egli appoggia gli ideali rivoluzionari e per questo si scontra con il governo della Rep di Venezia, oligarchico e conservatore. Lasciò la città per rifugiarsi sui colli Euganei.
Mentre le armate napoleoniche avanzavano verso il nord Italia, egli elogiò Napoleone come portatore di libertà. Formatosi a Venezia un governo democratico, vi fece ritorno, ma dopo che Venezia venne ceduta all’Austria, si rifugiò a Milano. Il tradimento di Napoleone segnò profondamente l’esperienza di Foscolo e le sue speranze politiche. A Milano Foscolo conobbe Parini e fondò il “Monitore italiano” con Melchiorre Gioia, per diffondere il suo ideale patriottico. Cercò una collocazione sociale per poter svolgere la sua attività di intellettuale (nel ’98 a Bologna fu aiutante cancelliere del Tribunale militare e si partecipò a varie spedizioni, tra cui nel 1804, a fianco di Napoleone, contro l’Inghilterra). Tornò a Venezia per rivedere la madre e incontrò I.Pidemonte che gli diede lo spunto per i sepolcri. Ottenne per breve tempo una cattedra nell’università di Pavia. La sua posizione contro Napoleone portò alla censura delle sue opere e alla privazione dei suoi incarichi soggiornò per due anni a Firenze, fino alla sconfitta di Napoleone a Lipsia. Tornò a Milano e si arruolò nell’esercito. Gli fu offerta la direzione della rivista culturale la “Biblioteca italiana”, con cui il nuovo regime cercava di conquistare il consenso degli intellettuali. Foscolo rifiutò per coerenza con il passato e i suoi ideali. Fuggì da Milano e andò in esilio in Svizzera e a Londra. Le gravi condizioni economiche, dovute alla vita dispendiosa, lo portarono a lavorare per riviste inglesi, esprimendo la sua opposizione per la nuova scuola romantica. Fu costretto a nascondersi dai creditori nei sobborghi di Londra. Morì nel 1827. Nel 1871 i suoi resti furono portati in Italia.
Foscolo è l’emblema dello scrittore preromantico. Egli è pessimista, tratta spesso il tema della morte, ma nonostante questo trasmette nei lettori l’amore per la vita e il suo valore. Egli non è religioso e nella sua concezione materialistica, non crede che esista una vita dopo la morte (a livello razionale). Tuttavia il suo animo non accetta che dopo la morte non vi sia più nulla e ha l’illusione (egli stesso è cosciente che è un’utopia )che dopo la morte non verrà dimenticato. Per questo esorta gli uomini a vivere bene in vita, affinché essi non vengano dimenticati dai suoi cari. Inoltre crede nel valore eterno della poesia, che sarà ricordata anche dopo la sua morte. Le illusioni costituiscono per Foscolo l’ancora di salvezza che lo fa continuare a vivere e teme profondamente la morte, per paura di essere dimenticato.
Il romanzo “La lettere di Jacopo Ortis”(1802) fu ripreso più volte e si conoscono tre redazioni. Si tratta di un romanzo epistolare, composto dalle lettere di Ortis all’amico Lorenzo e presenta anche alcune risposte di quest’ultimo.il modello a cui Foscolo si ispira è il Wether di Goethe(1774) e presenta delle somiglianze:
* nodo fondamentale dell’intreccio: un giovane che si innamora di una donna già destinata a un altro;
* nodo tematico: un giovane intellettuale in conflitto con una società in cui non può inserirsi.
Goethe aveva colto il contrasto tra intellettuale e società e lo aveva rappresentato attraverso una vicenda privata e psicologica, l’impossibilità del protagonista di avere una relazione con la donna amata e sposarla (il matrimonio nella cultura borghese era segno di maturazione e inserimento nella società). Foscolo riprende il tema sviluppandolo nel contesto italiano. Il conflitto socile del Wether viene trasfrerito anche su un piano politico. Il dramma di Ortis non è il non potersi identificare con la sua class e di provenienza, ma il senso angoscioso di una mancanza, l’assenza di una patria.Werther venne scitto nel contesto dell’assolutismo tedesco, dove la borghesia era pavida, mentre Le ultime lettere di J.Ortis venne scritto dopo la rivoluzione, in un’Italia napoleonica, in lotta con il nuovo tiranno: è presente la delusione rivoluzionaria (la rivoluzione che si era posta come difensore degli ideali di libertà,finisce per negarli) e il senso di tradimento patriottico e democratico. L’unica via d’uscita per Ortis è la morte, come nulla eterno,in termini materialistici (non pensa a una vita nell’aldilà).nonostante il tema ricorrente della morte in J.Ortis sono presenti le tematiche foscoliane della mfamiglia, affetti, cultura italiana, eredità classica, poesia... valori positivi.
U. Foscolo trasferisce il romanzo moderno, diffuso in Europa, nell’ambiente italiano, per cogliere i problemi delle generazioni post-rivoluzionarie. In Foscolo però, non prevale l’interesse narrativo (descrizioni,ambienti,personaggi...) bensì quello oratorio, saggistico: un lungo monologo con meditazioni filosofiche e politiche. Il romanzo è infatti in prosa raffinata, con ellissi, antitesi, simmetrie, sintassi complessa, citazioni...

Le Odi e i Sonetti

Foscolo scrisse in giovinezza odi e sonetti, che rivelano l’influsso delle tematiche del gusto del tempo, del neoclassicismo. Il poeta pubblicò nel 1803 “Le Poesie” (2 odi e 12 sonetti).
Le due odi “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” (ode alla bella donna) e “All’amica risanata” (omaggio alla bellezza ideale che placa rianimo inquieto degli uomini)sono di tendenza neoclassica. Esse ammirano la bellezza femminile, personificata nelle dee greche, riproducono l’armonia della scultura e pittura neoclassica, presentano rimandi mitologici, con un lessico raffinato.
I sonetti (composizioni poetiche) di Foscolo sono invece soggettivi, non sono scritti di getto, ma sono ragionati, rievocando scrittori come Dante e Petrarca e poeti latini. Tra i più importanti: “Alla sera”, “A Zacinto”, “In morte del fratello Giovanni”, in cui le sensazioni sono create attraverso l’evocazione di immagini, ritmo, melodia... e sono riprese tematiche come:
* Foscolo come eroe tormentato
* Il nulla eterno come unica alternativa al reo presente
* L’esilio politico ed esistenziale
* La mancanza di patria e di una famiglia dove rifugiarsi
* L’illusione della sepoltura
* Il rapporto con la terra materna e il mito antico
* Il valore eterno della poesia.

Alla Sera

Le rime e l’intera poesia sono ragionate; Foscolo vuole trasmetterci le sue sensazioni di fronte alla sera, che viene paragonata alla morte. Egli si interroga sul perché la sera gli dia una sensazione di calma: forse (+ sensazioni = lontananza dalla ragione pura) perché è simile alla quiete dopo la vita, rispetto alle passioni e alle sofferenze. Nella prima parte il ritmo è lento, è descrittiva e statica: viene descritto lo stato d’animo del poeta dinanzi alla sera (sia estiva che invernale). Nella seconda parte invece i ritmo accelera, è dinamica: sono presenti processi di trasformazione, si chiarisce il perché la morte sia cara al poeta come liberazione, annullamento totale di conflitti e sofferenze (Nulla Eterno). La dinamicità della struttura è data anche dalla dall’opposizione tra le parole: il primo termine (positivo) annulla il secondo (negativo); il “reo tempo” si vanifica di fronte al "nulla eterno" e “lo spirito guerrier” si placa davanti alla ”pace” della sera. Anche il gioco di rime è significativo e sottolinea la dinamicità della struttura.
Nella parte descrittiva inoltre il ritmo è lento e vi sono pause, periodi lunghi e complessi, mentre la seconda parte è più dinamica, il ritmo è serrato, i periodi brevi e nervosi.
La tematica centrale tipica del Foscolo è presente anche in questo sonetto: lo scontro dell’eroe generoso ed appassionato con una realtà storica negativa che genera sradicamento, infelicità, rivolta offre come unica soluzione la morte, intesa materialisticamente come annullamento totale.

In morte del fratello Giovanni

In questa poesia i temi principali sono l’esilio, la morte (suicidio), le passioni, la patria, il ricordo, la famiglia (in particolare la figura della madre, che Foscolo identifica nella patria, nella terra natia). Nonostante il sonetto sia dedicato al fratello, Foscolo parle della sua vita, i suoi pensieri, della sua situazione (esilio). Addirittura la madre di fronte alla tomba del fratello piange non per la perdita affettiva che ha subito, ma per la lontananza del figlio (Ugo). È una visione presuntuosa dello scrittore, che sottolinea la natura autobiografica delle sue composizioni. Inoltre grande importanza assume il pianto: esso è ritenuto come fonte di vita, le lacrime che bagnano la tomba le danno un po’ di vitalità.
Inoltre vi è l’opposizione esilio-tomba: questi due motivi sono entrambi fortemente presenti nel sonetto. L’esilio indica una situazione di sradicamento, precarietà, storica ed esistenziale insieme.
Foscolo si raffigura come un eroe che a causa della situazione non può inserirsi nella società, nella politica, non può avere una patria e una famiglia. Il suo esilio è causato dai nemici che lo perseguitano, contro cui è vano lottare e l’eroe è sconfitto.
In opposizione a questa situazione vi è la tomba, che richiama la famiglia e la madre (come unica certezza confortante nella condizione dell’esule): sulla tomba il poeta spera di poter ricongiungere il legame col fratello.
Grazie alla struttura delle strofe, il motivo dell’esilio racchiude, al suo interno, quello del ricongiungimento con la madre e la patria. Di fronte alla situazione disperata dell’esule, l’unica soluzione risulta la morte (conclusione simile a “Alla sera”), ma essa, in questo caso non è “nulla eterno”, bensì consente un legame con la vita e la famiglia, attraverso il pianto . Il ritorno, impossibile in realtà, si attua con la morte: vi è l’illusione di una sopravvivenza nella morte, attraverso il ricongiungimento con la famiglia.

A Zacinto

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Questi viaggi senza meta provocano sensazioni di smarrimento, incertezza, estraneità con la società e i suoi valori, condizione propria dell’intellettuale dell’epoca che nel passaggio alla società borghese dell’800 (complicata, nel caso di Foscolo, per la situazione politica italiana). L’eroe romantico è un esule isolato dagli altri uomini, condannato a una perenne vagabondare, alla sconfitta alla solitudine, all’infelicità.
Queste sensazioni lo portano a ricercare delle certezze nella madre patria: l’isola natia. Vi una correlazione tra Zacinto e Venere: la prima evoca l’immagine di maternità, la seconda di fecondità; le due immagini si fondono in quella della Grande Madre (terra, patria, madre). Il ritorno in patria nella sepoltura sarebbe un ritorno quindi alla madre, oltre che al mito e alla grandezza classica (essendo la patria terra greca, di cui Foscolo era molto orgoglioso). Inoltre vi è l’immagine dell’acqua come fonte di vita, come madre (sia l’isola che la dea nascono dall’acqua): l’assenza totale di acqua è privazione della vita, la morte lontano dalla terra materna.

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